05.06.26 – 10.00 – A poco più di due anni dalla tragedia del Natisone, il procedimento penale per la morte di Patrizia Cormos, Bianca Doros e Cristian Casian Molnar è entrato ieri nella fase dell’istruttoria dibattimentale presso il Tribunale di Udine.
I tre giovani persero la vita il 31 maggio 2024, travolti dalla piena improvvisa del fiume mentre si trovavano sul greto. Al centro del processo vi è la ricostruzione della catena dei soccorsi e la verifica delle responsabilità contestate dalla Procura.
Gli imputati sono quattro: tre operatori dei Vigili del Fuoco della sala operativa di Udine e un operatore della Sores Fvg. Per tutti l’accusa è di omicidio colposo plurimo. Secondo l’impostazione accusatoria, i tempi di attivazione dei soccorsi avrebbero inciso sull’esito della vicenda.
Il Tribunale ha riunito in un unico procedimento i due filoni processuali inizialmente avviati separatamente. Dopo una prima udienza tecnica nel novembre 2025 e un successivo rinvio nel marzo scorso, il 4 giugno il dibattimento è entrato nel vivo con l’audizione dei primi testimoni.
Il giudice Daniele Faleschini Barnaba ha definito le modalità di assunzione delle prove, fissando un numero complessivo di testimoni per Procura e parti civili e prevedendo ulteriori deposizioni richieste dalle difese.
Nel corso delle udienze sono stati acquisiti numerosi elementi investigativi. La Procura ha depositato gli audio delle telefonate effettuate da Patrizia Cormos ai soccorritori, fotografie scattate dalla giovane mentre il livello dell’acqua aumentava e filmati realizzati da persone presenti nei pressi del ponte Romano. Tra i documenti acquisiti, anche i video della polizia, che saranno proiettati nel corso del processo.
Dalla ricostruzione degli eventi emerge una sequenza temporale che copre circa 41 minuti, dall’allarme lanciato alle 13.29 fino al decesso dei tre ragazzi, indicato dagli atti alle 14.10. L’attenzione dell’accusa si concentra in particolare sui tempi di attivazione dell’elisoccorso.
Durante le udienze sono stati ascoltati anche i familiari delle vittime. La madre di Patrizia, Mihaela Tritean, ha ribadito la richiesta di accertare eventuali responsabilità e di fare piena luce su quanto accaduto. I genitori della giovane hanno assistito all’udienza indossando una maglietta con la scritta “Giustizia per Patrizia”.
Nel procedimento si sono costituite parti civili anche il Ministero dell’Interno e Arcs, l’Azienda regionale di coordinamento per la salute del Friuli Venezia Giulia. Le famiglie delle vittime hanno avanzato richieste risarcitorie nei confronti del Ministero.
La difesa degli imputati ha sottolineato l’importanza del confronto processuale davanti al giudice, evidenziando come il dibattimento rappresenti la sede deputata all’accertamento dei fatti.
Le prossime udienze saranno dedicate all’esame dei testimoni e all’analisi della documentazione raccolta dagli investigatori. Non è ancora stata fissata una data per la conclusione del dibattimento e per l’avvio della fase delle conclusioni.


