17.06.26 – 14.00 – Si è spento oggi a Bologna, all’età di 87 anni, Carlo Ginzburg, tra i più importanti storici italiani del secondo Novecento. Il suo nome è legato in modo particolare al Friuli e a Udine, dove negli anni Sessanta condusse ricerche che avrebbero segnato profondamente gli studi storici sulla cultura popolare.
Gran parte del suo lavoro nacque infatti dalla consultazione dei documenti conservati nell’Archivio Arcivescovile di Udine e negli archivi dell’Inquisizione. Attraverso l’analisi di processi e testimonianze risalenti al Cinquecento e al Seicento, Ginzburg riuscì a riportare alla luce aspetti poco conosciuti della vita, delle credenze e della religiosità delle comunità rurali friulane.
La scoperta dei Benandanti
Il risultato più noto di quelle ricerche fu il volume I benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento, pubblicato nel 1966.
Lo studio ricostruiva le vicende dei Benandanti, uomini e donne delle campagne friulane che sostenevano di combattere in spirito contro streghe e stregoni per proteggere i raccolti e garantire la fertilità della terra.
Attraverso i verbali degli inquisitori, Ginzburg mostrò come queste credenze popolari fossero molto più articolate di quanto si ritenesse fino ad allora e come, nel corso del tempo, fossero state progressivamente assimilate dall’autorità religiosa al fenomeno della stregoneria.
Il libro attirò l’attenzione della comunità scientifica internazionale e contribuì a fare del Friuli uno dei luoghi più studiati nell’ambito della storia della religiosità popolare europea.
Menocchio e la microstoria
Dieci anni più tardi Ginzburg pubblicò un’altra delle sue opere più conosciute, Il formaggio e i vermi, dedicata a Domenico Scandella, detto Menocchio, mugnaio di Montereale Valcellina processato dall’Inquisizione alla fine del Cinquecento.
Partendo da una vicenda locale, lo storico ricostruì il sistema di idee elaborato da un uomo comune, dimostrando come anche le classi popolari fossero portatrici di una propria visione del mondo e non semplicemente destinatarie passive della cultura ufficiale.
L’opera è considerata uno dei testi simbolo della microstoria, l’approccio storiografico che ha caratterizzato gran parte della produzione scientifica di Ginzburg.
Il cordoglio del Comune di Udine
Alla notizia della scomparsa dello storico è intervenuto l’assessore alla Cultura del Comune di Udine, Federico Pirone.
«Con profonda commozione apprendiamo della scomparsa di Carlo Ginzburg, figura che ha rivoluzionato la ricerca storica attraverso l’attenzione alla storia popolare, alle classi subalterne e alle vicende delle persone comuni», ha dichiarato Pirone.
L’assessore ha ricordato in particolare il forte legame tra lo studioso e il Friuli, sottolineando come proprio dalle ricerche svolte negli archivi dell’Arcivescovado di Udine siano nati lavori fondamentali come quelli dedicati ai Benandanti. «Con “Il formaggio e i vermi” ci ha consegnato un’opera destinata a lasciare un segno nella storiografia, rendendo universale una storia profondamente radicata nelle nostre terre», ha aggiunto.
A nome dell’amministrazione comunale, Pirone ha quindi espresso cordoglio per la scomparsa dello storico, ricordandone il contributo alla conoscenza della storia friulana e il ruolo svolto nel portare all’attenzione internazionale vicende e personaggi emersi dagli archivi del territorio.
Un legame duraturo con il Friuli
Pur avendo insegnato in alcune delle più prestigiose università italiane e statunitensi, Carlo Ginzburg ha mantenuto per tutta la sua attività scientifica un rapporto speciale con il Friuli, che rappresentò il punto di partenza di alcune delle sue ricerche più note.
Grazie ai suoi studi, figure come i Benandanti e Menocchio sono entrate stabilmente nella storiografia contemporanea, contribuendo a valorizzare un patrimonio documentario conservato negli archivi friulani e a far conoscere ben oltre i confini regionali una parte importante della storia del territorio.


