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giovedì, 18 Giugno 2026

Omicidio a Gemona del Friuli: in attesa dei nuovi sviluppi investigativi, il caso scuote l’opinione pubblica

04.08.25 – 11.00 – L’efferato omicidio di Alessandro Venier, 35 anni, avvenuto a Gemona del Friuli lo scorso 25 luglio e reso noto nei giorni successivi continua a destare un forte scalpore non solo in regione ma anche a livello nazionale. Gli articoli sul delitto risultano al momento tra i più letti dei quotidiani online.

Questo non sorprende: i casi “di nera” sono sempre seguitissimi, confermando la curiosità ancestrale dei lettori verso ciò che è oscuro e fuori dalla norma. Leggere di fatti perturbanti permette di “scrutare l’abisso” dell’iniquità umana senza esserne coinvolti. Allo stesso tempo, seguire le indagini e i pareri degli esperti offre un senso di sicurezza rispetto all’enormità di quanto messo in opera.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il delitto è stato commesso con modalità raccapriccianti: l’uomo sarebbe stato narcotizzato, strangolato e fatto a pezzi. Il corpo è stato ritrovato in un bidone ricoperto di calce viva, dettaglio che fa ipotizzare una pianificazione attenta per occultare le tracce. Le due donne accusate hanno confessato l’omicidio ma negano la premeditazione, sostenendo di aver agito per difendersi dai comportamenti violenti dell’uomo.

Gli investigatori stanno esaminando il contesto familiare caratterizzato da tensioni crescenti e una convivenza difficile con la vittima. L’uomo aveva manifestato comportamenti violenti anche sul lavoro, rimanendo disoccupato, e secondo le testimonianze non contribuiva alla gestione domestica, generando frequenti litigi.

Particolarmente dubbio risulterebbe il legame tra la madre e la compagna della vittima. La criminologa Roberta Bruzzone – interpellata dalla RAI – lo ha definito un caso raro di “coalizione suocera-nuora contro il maschio di famiglia”, dinamica poco comune oggetto di approfondimento specialistico. Pierpaolo Martucci, docente di criminologia all’Università di Trieste, ha parlato di un delitto che sarebbe il risultato di frustrazioni profonde accumulate nel tempo.

Le indagini hanno rilevato elementi che suggeriscono un certo livello di premeditazione: l’acquisto anticipato di calce viva, la disponibilità di farmaci sedativi e insulina per indebolire la vittima. Nonostante la scena del crimine appaia circoscritta all’abitazione, gli inquirenti hanno trovato pochissime tracce ematiche, rafforzando l’ipotesi di un’azione pianificata.

Sul piano psicologico è emerso che Mailyn avrebbe sofferto di grave depressione post partum, elemento che potrebbe aver inciso sulla sua fragilità. La presenza della figlia neonata di sei mesi durante il delitto contribuisce a definire una cornice particolarmente complessa. La bambina è stata affidata ai servizi sociali.

Un punto cruciale riguarda il comportamento delle due donne dopo l’omicidio: hanno atteso cinque giorni prima di rivolgersi alle autorità, aspetto ancora oggetto di accertamenti insieme alla distinzione dei ruoli tra madre e compagna.

La complessità ha portato esperti a definire il caso “atipico” per la particolare struttura relazionale, il livello di premeditazione e l’apparente assenza di segni di conflitto immediato.

Si attendono gli esiti dell’autopsia e di ulteriori elementi del contesto, nonché di altri interrogatori, per chiarire la sequenza dei fatti e le responsabilità individuali in una vicenda che ha scosso non solo Gemona ed il Friuli ma anche la comunità nazionale.

 

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