12.03.26 – 10.00 – Negli ultimi tredici anni il centro storico di Udine ha perso quasi un terzo dei negozi al dettaglio. I dati arrivano dall’Osservatorio “Città e demografia d’impresa”, elaborato dall’Ufficio studi Confcommercio su informazioni del Centro studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne. La fotografia, aggiornata a giugno 2025, evidenzia una riduzione significativa delle attività commerciali nel cuore della città.
Nel 2012 in centro operavano 564 imprese del commercio al dettaglio. Nel 2025 il numero è sceso a 401, con una perdita di 163 esercizi pari al 29%. Anche nelle aree fuori dal centro il trend è negativo, seppure meno marcato: le imprese sono passate da 403 a 323, con 80 attività in meno e una diminuzione del 20%.
Diversa la situazione per alberghi, bar e ristoranti. Nel centro storico si passa da 358 imprese nel 2012 a 353 nel 2025, un dato quasi stabile. Nelle zone non centrali, invece, le attività sono aumentate leggermente, da 235 a 238.
Il confronto con il periodo precedente alla pandemia conferma la tendenza alla riduzione delle attività commerciali. Tra il 2019 e il 2025 i negozi al dettaglio in centro storico sono passati da 497 a 401, con 96 esercizi in meno. Fuori dal centro si registra un calo da 356 a 323 imprese. Nello stesso periodo il comparto di alberghi, bar e ristoranti perde 20 insegne sia in centro sia nelle altre zone della città.
Secondo il vicepresidente nazionale di Confcommercio e presidente provinciale di Udine, Giovanni Da Pozzo, la diminuzione dei negozi non produce solo effetti economici. «La chiusura dei piccoli esercizi comporta anche un impoverimento della vita dei centri storici. Più serrande abbassate significano meno presenza nelle strade e una minore percezione di sicurezza, fenomeno evidente soprattutto nelle città più grandi». Alla riduzione delle attività si associa anche il calo del valore degli immobili nelle aree più colpite.
Le difficoltà del terziario arrivano in un contesto che cambia rapidamente. A Udine commercio e ospitalità occupano oltre 11.500 lavoratori, ma il settore affronta nuove abitudini di consumo, con una diffusione sempre più ampia dell’e-commerce, e costi gestionali elevati. «A queste dinamiche si aggiungono il peso della burocrazia e della fiscalità», osserva Da Pozzo.
Tra le iniziative avviate dalle istituzioni ci sono i Distretti del commercio promossi dalla Regione e il bando del Comune di Udine da un milione e mezzo di euro per contrastare la desertificazione commerciale. Confcommercio ricorda anche il progetto nazionale “Cities”, che propone interventi per migliorare la qualità dei centri urbani e rafforzare le economie di prossimità. Tra le proposte figurano il riconoscimento dei negozi come parte del governo urbano, una maggiore integrazione tra politiche economiche e urbanistiche e una gestione attiva dei locali sfitti.
Il presidente del mandamento di Confcommercio Udine, Rodolfo Totolo, sottolinea che la situazione resta difficile anche per la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e per le nuove dinamiche di spesa. «La nostra associazione continua il confronto con le istituzioni per creare condizioni migliori per fare impresa. L’auspicio è che l’amministrazione comunale accompagni con decisione le aziende che continuano a operare in centro e nelle periferie».


