20.05.26 – 09.00 – Un’indagine della Guardia di Finanza di Treviso ha portato al sequestro di beni per circa 4,7 milioni di euro nell’ambito di un’inchiesta su un’associazione a delinquere accusata di bancarotta fraudolenta, reati tributari e autoriciclaggio. Tra i territori interessati c’è anche la provincia di Udine, dove alcune delle oltre trenta aziende coinvolte nel meccanismo di frode avrebbero avuto sede operativa.
L’operazione è stata eseguita dai militari del Comando provinciale di Treviso, su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Treviso, al termine di accertamenti coordinati dalla Procura della Repubblica di Treviso. Dodici persone risultano indagate a vario titolo, insieme a una società chiamata a rispondere anche sotto il profilo della responsabilità amministrativa degli enti.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe agito attraverso una rete di società distribuite in diverse province del Nord Italia, tra cui Treviso, Venezia, Padova, Udine, Milano e Lucca. Al centro dell’indagine, un imprenditore padovano che si presentava come “business angel” per aziende in crisi e che era già stato raggiunto da arresti domiciliari nel luglio 2025 in un altro filone investigativo.
L’inchiesta si è sviluppata a partire dal fallimento di due società di capitali e ha permesso di individuare un’organizzazione composta da quattro persone ritenute il vertice di un sistema che acquisiva imprese in difficoltà economica per svuotarle progressivamente di risorse e beni. Le aziende, formalmente amministrate da prestanome, sarebbero state utilizzate per movimentare fondi, trasferire asset e sottrarre patrimoni al fisco.
Tra gli episodi contestati, la Guardia di finanza segnala il caso di una società per azioni da cui sarebbero stati distratti circa 817 mila euro tramite bonifici verso altre imprese dello stesso gruppo, giustificati da contratti di finanziamento ritenuti fittizi. Parte di queste somme, secondo gli investigatori, sarebbe poi stata reinvestita per acquisire nuove partecipazioni societarie.
Un secondo filone riguarda invece il trasferimento di un ramo d’azienda dal valore di circa 2,8 milioni di euro da una società fortemente indebitata con l’Erario a una nuova società, mediante compensazioni ritenute simulate di crediti fiscali e commerciali. L’operazione avrebbe consentito, secondo l’accusa, di evitare il pagamento di imposte per circa 757 mila euro e di generare un ulteriore profitto illecito quantificato in 592 mila euro.
Nel corso dell’esecuzione del provvedimento sono stati sequestrati 551 mila euro depositati su conti correnti, un ramo d’azienda composto in gran parte da macchinari industriali ad alta tecnologia per la produzione di cisterne e stampi metallici e due immobili riconducibili alla nuova società, per un valore complessivo di circa 1,3 milioni di euro.
L’attività investigativa è stata condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Treviso attraverso controlli bancari, analisi di segnalazioni di operazioni sospette, perquisizioni informatiche e acquisizione di documentazione.
Per quanto riguarda la provincia di Udine, è stato accertato che una parte del sistema societario fraudolento avrebbe operato anche sul territorio locale, pur senza che al momento siano stati resi noti i nomi delle imprese coinvolte.


