19.05.26 – 10.00 – La ristorazione come comparto economico, luogo di socialità e fattore di attrattività turistica. Su questi temi si è svolta la convention organizzata da Confcommercio Udine e FIPE al Castello di Susans, appuntamento che ha riunito imprenditori, rappresentanti istituzionali e operatori del settore per fare il punto sulle prospettive dei pubblici esercizi in Friuli Venezia Giulia.
Ospite speciale della convention è stato il ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. La giornata si è conclusa con una cena di gala, a coronamento di un momento di confronto dedicato ai cambiamenti che interessano il mondo della ristorazione e dell’accoglienza.
A sostenere l’iniziativa, promossa con il patrocinio della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, sono stati diversi partner. Tra i main sponsor ci sono: Bluenergy, Fidimpresa Friulveneto, CiviBank Gruppo Sparkasse, Eat Friuli e MD Systems. Hanno partecipato inoltre le cantine Guerra Albano, Pitars e Myò Zorzettig.
I numeri confermano il peso del settore in provincia di Udine. Secondo i dati Movimprese-InfoCamere aggiornati al 31 marzo 2026, le attività dei servizi di ristorazione sono 3.083. Sul fronte occupazionale, i dati Inps indicano invece 15.455 dipendenti. Un quadro che evidenzia l’importanza dei pubblici esercizi non solo per l’economia, ma anche per la vita quotidiana delle comunità e per il richiamo turistico del territorio.
Ad aprire i lavori è stato il vicepresidente nazionale di FIPE e presidente di Confcommercio Udine, Giovanni Da Pozzo. Da Pozzo ha sottolineato come il Friuli possa proporsi come esempio di ospitalità moderna, grazie a imprenditori preparati, prodotti identitari, turismo in crescita e una consolidata cultura dell’accoglienza. Secondo il presidente, appuntamenti come questo favoriscono la nascita di nuove relazioni e una maggiore consapevolezza attorno a un comparto di primo piano per l’economia provinciale.
Nel suo intervento, il ministro Ciriani ha ricordato il riconoscimento ottenuto dalla cucina italiana, inserita il 10 dicembre 2025 nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO. Un risultato che, secondo il ministro, rappresenta un’opportunità da valorizzare anche in Friuli Venezia Giulia, dove la tradizione gastronomica regionale, dal mare alla montagna, può rafforzare ulteriormente il mercato turistico e produttivo.
Ampio spazio è stato dedicato al cambiamento della figura del ristoratore. Il capogruppo provinciale di Confcommercio FIPE, Antonio Dalla Mora, ha evidenziato come la sfida dei prossimi anni consista nel passaggio dal semplice ruolo operativo a quello di imprenditore capace di gestire in modo completo l’attività. Formazione, consulenza e aggiornamento, ha spiegato, restano strumenti indispensabili per affrontare un mercato in rapida evoluzione.
Sulla stessa linea il presidente nazionale di FIPE, Lino Enrico Stoppani, che ha richiamato l’istituzione della Giornata della Ristorazione come legge dello Stato. Stoppani ha ricordato che il settore rappresenta identità, cultura, memoria e stile di vita, e che i pubblici esercizi incarnano uno dei volti più riconoscibili del cosiddetto “Sense of Italy”, contribuendo ogni giorno a promuovere il brand Italia nel mondo.
Tra i relatori anche Federico Lorefice, direttore della rivista Grande Cucina, con una riflessione sull’evoluzione del mercato e sulle nuove forme dell’ospitalità. Lorefice ha osservato che non stanno cambiando soltanto i consumi, ma anche il rapporto tra attività commerciali, città e flussi turistici. Sempre più spesso, infatti, la ristorazione si intreccia con hotellerie, design, retail, formazione e nuove esperienze legate all’ospitalità.
A chiudere gli interventi è stato l’assessore regionale alle Attività produttive e turismo Sergio Emidio Bini, che ha ribadito il sostegno della Regione al piccolo commercio e ai pubblici esercizi. Bini ha ricordato che, secondo un recente studio di Nomisma, la ristorazione in Friuli Venezia Giulia ha registrato negli ultimi dieci anni una crescita del 9%, accompagnata da un aumento del 62% degli occupati, confermandosi tra i settori del terziario con il maggiore contributo all’incremento complessivo dell’occupazione.


