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giovedì, 18 Giugno 2026

Segnali di ripresa per l’industria manifatturiera della provincia di Udine. Traina l’export

27.02.26 – 10.00 – Segnali di ripresa per l’industria manifatturiera della provincia di Udine nell’ultima parte del 2025. Secondo l’indagine congiunturale di Confindustria Udine, il quarto trimestre ha registrato un rafforzamento dell’attività produttiva, con una crescita dell’1,5% rispetto al trimestre precedente e dello stesso valore su base annua.

A sostenere il recupero è stato in particolare il contributo dell’export, che ha compensato la debolezza del mercato interno. Le vendite complessive restano infatti in lieve calo (-0,9% su base tendenziale), evidenziando un disallineamento tra produzione e domanda, legato a un clima economico ancora incerto.

Il risultato dell’ultimo trimestre ha comunque permesso al comparto di chiudere il 2025 con un segno positivo (+0,2% medio annuo), interrompendo una fase di contrazione durata tre anni. Un dato in controtendenza rispetto al quadro nazionale, che nello stesso periodo registra una flessione.

“L’evoluzione positiva ci consente di guardare con fiducia ai prossimi mesi”, osserva il presidente Luigino Pozzo, sottolineando come la parola chiave per il futuro resti l’innovazione, attraverso investimenti in tecnologia e formazione.

Sul fronte delle aspettative, cresce il clima di fiducia tra le imprese: il 20% prevede un aumento della produzione nei prossimi mesi, più del doppio rispetto alla precedente rilevazione. Anche gli ordinativi risultano in aumento (+3,7% congiunturale e +2,7% tendenziale), mentre l’occupazione resta complessivamente stabile, con una lieve flessione nel quarto trimestre (-0,3%).

Gli investimenti programmati si concentrano soprattutto su digitalizzazione, sostenibilità ambientale ed efficientamento energetico, considerati fattori strategici per rafforzare la competitività nel medio periodo.

A livello settoriale, i dati mostrano dinamiche differenziate. Crescono in particolare il legno-arredo (+4,5% congiunturale), i materiali da costruzione (+3,6%) e la meccanica (+1,3%), mentre resta in difficoltà la chimica, in calo sia sul piano congiunturale che tendenziale. Segnali contrastanti anche per l’alimentare, in lieve aumento nel trimestre ma in flessione su base annua.

Il contesto macroeconomico rimane complesso, tra rincaro delle materie prime energetiche e incertezze sui mercati internazionali. Il prezzo del gas si è stabilizzato attorno ai 31 euro/MWh, mentre il petrolio è tornato a salire fino a 71 dollari al barile. Nell’Eurozona l’inflazione è scesa all’1,7%, ma la Banca Centrale Europea ha mantenuto invariati i tassi di interesse.

Per il 2026 le prospettive sono orientate a una crescita moderata. La ripresa dell’economia tedesca, principale partner commerciale, e la capacità delle imprese locali di diversificare i mercati potrebbero favorire un consolidamento del ciclo positivo. Restano tuttavia decisive le politiche industriali, in particolare sul fronte del costo dell’energia e degli incentivi agli investimenti.

Tra le misure attese, le imprese guardano con attenzione al decreto attuativo sull’iperammortamento, ritenuto fondamentale per sbloccare nuovi investimenti e sostenere innovazione, produttività e occupazione.

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