12.02.26 – 11.00 – Cinquant’anni dopo il terremoto del 1976, il Friuli torna a riflettere su una ferita che ha segnato profondamente il territorio ma che ha anche generato un modello di ricostruzione e di crescita riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Memoria, prevenzione, ricerca scientifica e trasmissione dei valori alle nuove generazioni sono stati i temi al centro di due appuntamenti svoltisi a Udine, inseriti nel programma delle iniziative per l’anniversario del sisma.
Il primo momento di confronto si è tenuto all’Università di Udine, nell’ambito del 44° convegno del Gruppo nazionale di geofisica della Terra solida (Gngts), ospitato dall’OgS. Qui è stato ribadito come l’esperienza del 1976 continui a orientare le scelte di oggi in materia di protezione civile e gestione delle emergenze. «Non possiamo disperdere le lezioni più importanti e le migliori pratiche che quella tragedia ci ha consegnato», è stato ricordato, sottolineando come il sisma abbia rappresentato al tempo stesso una prova durissima e un punto di svolta per il Friuli Venezia Giulia.
È emerso con forza il valore della comunità tecnico-scientifica impegnata nella prevenzione e nello studio dei fenomeni sismici, considerata un patrimonio costruito nel tempo con competenze e responsabilità. Dal terremoto del Friuli sono derivate ricadute decisive: dal rafforzamento del ruolo della stazione sismologica di Trieste allo sviluppo di un approccio scientifico moderno ai sismi, fino alla nascita dell’Università di Udine e al consolidamento dell’Ogs come riferimento nazionale. In questo contesto sono stati richiamati strumenti fondamentali come il catalogo dei terremoti italiani e le carte della pericolosità e del rischio sismico.
È stato inoltre ricordato come da quella esperienza sia nato un modello organizzativo basato sulla sussidiarietà, con una catena di comando fondata sulla fiducia tra Stato, Regione e Comuni, e come la solidarietà ricevuta e il ruolo di Giuseppe Zamberletti abbiano contribuito alla costruzione della moderna Protezione civile. Dal 1994, in Friuli Venezia Giulia sono state gestite nove emergenze di rilievo nazionale, con investimenti complessivi superiori al miliardo di euro, a conferma di un sistema che continua a evolversi anche grazie al legame tra scienza, ricerca e istituzioni.
Accanto alla riflessione scientifica e istituzionale, il cinquantesimo anniversario guarda anche ai più giovani. Sempre a Udine è stato presentato il concorso per le scuole “50 anni dopo: la forza della memoria per (ri)costruire il futuro”, promosso da PrimaCassa con il sostegno della Regione. L’iniziativa punta a trasformare la commemorazione in un’occasione formativa, capace di coinvolgere studenti e docenti in un percorso di conoscenza e consapevolezza. «Conoscere ciò che è stato significa essere pronti ad affrontare le sfide future», è stato sottolineato, richiamando il valore della memoria come strumento per trasmettere il principio di solidarietà che ha caratterizzato la ricostruzione.
Il concorso prevede un’ampia libertà espressiva, dagli elaborati scritti a quelli artistici, multimediali e digitali, per favorire creatività e partecipazione attiva. I lavori dovranno essere consegnati entro il 30 aprile 2026 e saranno valutati da una commissione composta da rappresentanti del mondo cooperativo, della scuola e dell’informazione. Sono previsti nove premi, sotto forma di buoni per materiale didattico, destinati alle scuole del primo e secondo ciclo dei 32 Comuni della provincia di Udine classificati come “disastrati” dopo il sisma. La cerimonia di premiazione si terrà a Gemona del Friuli il 4 giugno 2026.


