10.11.25 – 17.00 – Clima teso a Udine dopo le ripetute minacce di morte rivolte a membri della giunta comunale, tra cui il vicesindaco Alessandro Venanzi e l’assessore Ivano Marchiol. Anche l’assessora Chiara Dazzan, in passato, era stata destinataria di messaggi minatori. Negli ultimi sei mesi Venanzi è stato destinatario, in tre episodi distinti, di lettere anonime, messaggi sui social e aggressioni verbali, una delle quali avvenuta alla presenza della figlia di cinque anni. Due dei presunti autori sono già stati individuati e denunciati dalle forze dell’ordine, mentre restano in corso le indagini della Digos della Questura di Udine.
L’episodio più recente riguarda una lettera anonima recapitata al protocollo comunale in cui si intimava di dimettersi entro fine novembre “o di usare un giubbotto antiproiettile”. Di fronte a questa escalation di intimidazioni, il sindaco Alberto Felice De Toni e la giunta hanno espresso piena fiducia nelle forze dell’ordine e rinnovato l’appello a mantenere un clima di confronto civile. «Udine deve restare una città aperta al dialogo» ha ribadito Venanzi in una conferenza stampa svoltasi oggi, respingendo ogni tentativo di intimidazione.
Solidarietà trasversale
Le minacce hanno suscitato una reazione corale del mondo politico, economico e istituzionale. Il presidente della Camera di commercio Pordenone-Udine e di Confcommercio provinciale Giovanni Da Pozzo ha parlato di «comportamenti indegni e vili, che offendono la comunità e vanno respinti con fermezza». Ha invitato tutte le forze sociali e politiche a reagire «unitariamente e con la massima forza contro l’imbarbarimento del confronto pubblico».
Solidarietà è arrivata anche dalla consigliera regionale Serena Pellegrino (Alleanza Verdi e Sinistra), che ha definito le minacce «episodi intollerabili da perseguire nelle sedi opportune». Per Pellegrino «la violenza, in qualunque forma, non può mai essere accettata né giustificata» e occorre «isolare chi alimenta odio e tensione».
Sulla stessa linea la deputata Debora Serracchiani (Partito Democratico), che ha parlato di «fatti inquietanti che alzano l’asticella dell’aggressività nella vita pubblica», invitando a «vigilare perché il linguaggio ostile non travolga il confronto politico e umano».
La segretaria regionale del Pd, Caterina Conti, ha definito gli episodi «un colpo morale inferto a persone e famiglie» e chiesto una condanna unanime. Dai vertici locali del partito sono arrivati messaggi di sostegno a Venanzi e Marchiol, con l’invito a riportare il dibattito politico a un livello di rispetto e responsabilità.
Reazioni dal centrodestra e dal Movimento 5 Stelle
Parole di solidarietà anche dal fronte opposto. Il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, Luca Onorio Vidoni, ha definito «intollerabili» gli atti di intimidazione, ricordando che «chi minaccia gli amministratori colpisce le istituzioni». Ha tuttavia invitato tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione, «ad abbassare i toni, anche sui social, e a dare il buon esempio».
Il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Walter Rizzetto, ha ribadito che «la democrazia si difende con il coraggio delle idee, non con la violenza delle minacce», esprimendo vicinanza a tutta la giunta udinese.
Dal Movimento 5 Stelle la consigliera regionale Rosaria Capozzi ha parlato di «atti gravissimi che nulla hanno a che vedere con il confronto politico e democratico». Ha ricordato che «le istituzioni e chi le rappresenta devono poter svolgere il proprio ruolo nella massima libertà» e che «coinvolgere le famiglie o i bambini aumenta lo sdegno morale e politico».
Anche il consigliere regionale Furio Honsell (Open Sinistra FVG) ha espresso solidarietà ai membri della giunta, sottolineando che «la critica politica non può mai trasformarsi in un attacco personale».
“Serve responsabilità da parte di tutti”
Il clima, riconoscono da più parti, si è fatto sempre più teso e polarizzato. Tutti gli interventi convergono sull’urgenza di riportare il confronto pubblico entro i confini del rispetto reciproco.
«Chi attacca con la violenza verbale o l’intimidazione mina il senso stesso delle istituzioni», ha ricordato Da Pozzo.
Un messaggio condiviso da esponenti di ogni schieramento: la politica deve tornare a essere spazio di responsabilità e non terreno di scontro personale.


