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giovedì, 18 Giugno 2026

Udine scommette sulla depavimentazione per una città più vivibile e resiliente ai cambiamenti climatici

15.07.25 – 14.00 – In molte città europee, ormai da qualche anno, si guarda con sempre maggiore interesse a un principio semplice quanto rivoluzionario: per rendere le aree urbane più vivibili, sostenibili e resistenti ai cambiamenti climatici non è sempre necessario costruire, anzi. Spesso, è utile togliere. Il cemento, l’asfalto, le pavimentazioni impermeabili che per decenni hanno occupato ogni spazio libero delle nostre città vengono oggi ripensati in un’ottica nuova. La depavimentazione è proprio questo: restituire porzioni di suolo alla sua funzione naturale, permettendo all’acqua piovana di infiltrarsi, alle piante di crescere, alla temperatura urbana di abbassarsi.

Anche Udine ha deciso di imboccare questa strada, inserendosi in una tendenza ormai globale che unisce città come Milano, Barcellona, Portland o Seoul, impegnate nella costruzione di quello che gli urbanisti chiamano “città spugna”: organismi urbani in grado di assorbire l’acqua, ridurre il calore e rispondere in modo più equilibrato agli eventi climatici estremi. Nella città friulana i primi interventi sono partiti nella zona nord, in via Ampezzo, per poi estendersi alla prima periferia sud, lungo via Patriarca Dionisio Dolfin. In entrambi i casi, l’obiettivo è duplice: migliorare l’accessibilità e la qualità dei percorsi pedonali, eliminando barriere architettoniche e superfici sconnesse, e al contempo trasformare i marciapiedi in superfici drenanti, in grado cioè di assorbire l’acqua piovana anziché respingerla verso le fognature.

Il principio alla base è quello della permeabilità. A differenza dell’asfalto o del porfido tradizionale, i materiali drenanti lasciano che l’acqua scorra verso il sottosuolo, ricaricando le falde e limitando il deflusso superficiale. Questo meccanismo naturale è fondamentale per prevenire gli allagamenti, sempre più frequenti in occasione di temporali intensi e improvvisi, e per evitare il sovraccarico dei sistemi fognari. Un suolo drenante, in pratica, trattiene e filtra l’acqua, comportandosi come una spugna e restituendo al ciclo idrologico urbano un equilibrio oggi spesso compromesso.

Un altro beneficio tangibile riguarda la temperatura. Le superfici asfaltate, specialmente nei mesi estivi, possono raggiungere picchi di calore impressionanti, fino a 60-70 gradi. Il fenomeno dell’isola di calore, ben documentato dagli studi climatici, è uno degli effetti collaterali più evidenti della cementificazione urbana: il suolo scuro assorbe e trattiene il calore durante il giorno e lo rilascia lentamente di notte, impedendo il raffrescamento naturale delle città. Laddove si rimuove il manto impermeabile e si sostituisce con materiali più chiari, erbosi o vegetali, la temperatura percepita può diminuire anche di 2-8 gradi. Le piante, attraverso l’evapotraspirazione, rilasciano inoltre umidità nell’aria, contribuendo in modo efficace a un microclima più gradevole.

Nell’intervento di via Ampezzo, i marciapiedi in porfido presenti sul lato sinistro della strada sono stati rimossi e sostituiti con nuovi percorsi pedonali in materiale naturale e drenante. Particolare attenzione è stata riservata alla conservazione degli alberi esistenti e, dove possibile, alla piantumazione di nuove essenze. L’obiettivo non è solo funzionale, ma anche estetico e ambientale: aumentare le superfici verdi e favorire la biodiversità urbana, creando corridoi ecologici anche in contesti residenziali.

Un progetto analogo è partito anche in via Patriarca Dionisio Dolfin. In questo caso si interverrà su entrambi i lati della carreggiata, ampliando i marciapiedi e rendendoli più fruibili per tutti, in particolare per chi ha difficoltà motorie. Oltre ai percorsi drenanti, saranno realizzati attraversamenti pedonali rialzati e sicuri, mentre le aiuole saranno allargate per garantire la corretta crescita degli alberi già presenti. Si prevede inoltre l’installazione di segnaletica dedicata alle persone ipovedenti, in un’ottica di piena accessibilità e inclusività dello spazio pubblico.

Il principio della depavimentazione, del resto, non è solo tecnico. Rappresenta un cambiamento culturale: smettere di pensare allo spazio urbano come a qualcosa da occupare e coprire, e iniziare a progettarlo come sistema dinamico, capace di assorbire, adattarsi e migliorare la vita delle persone. A Udine, come in molte città europee, questa visione si traduce in politiche concrete, in grado di restituire ai cittadini non solo spazi più belli e sicuri, ma anche strumenti efficaci per rispondere ai cambiamenti del clima.

 

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