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giovedì, 18 Giugno 2026

Assunzioni in calo in regione. Da Pozzo: momento complesso per il settore industriale

11.11.2024 – 12.18 – A novembre, le imprese del Friuli Venezia Giulia prevedono circa 8.070 assunzioni. Rispetto allo stesso mese del 2023, si osserva in regione – come d’altra parte anche nel resto d’Italia – un lieve calo, con 310 assunzioni in meno rispetto all’anno precedente. Complessivamente, nel trimestre novembre-gennaio, in Friuli Venezia Giulia sono attese 23.920 assunzioni, con una diminuzione di 1.230 unità rispetto al medesimo trimestre dello scorso anno. È soprattutto il settore industriale a segnare il calo, come rileva il rapporto Excelsior-Unioncamere, elaborato per la regione dal Centro Studi della Camera di Commercio di Pordenone-Udine e recentemente presentato. A soffrirne sono in particolare le province di Udine e Pordenone

“Anche il dato dell’occupazione – commenta Giovanni Da Pozzo, presidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine – ci conferma un momento di complessità generale per l’industria, che risente maggiormente della situazione geopolitica e delle difficoltà su mercati chiave, uno su tutti la Germania.” Nonostante queste difficoltà nel settore industriale, Da Pozzo sottolinea che “resta invece un segno positivo nel comparto dei servizi, che numericamente rappresentano la maggior parte delle nuove assunzioni”.

In effetti, dei 8.070 nuovi contratti previsti in novembre, 5.430 saranno nel settore dei servizi, che segna un piccolo incremento di 70 posizioni rispetto a novembre 2023, mentre l’industria ne registra 380 in meno.

Per quanto riguarda le assunzioni programmate in Friuli Venezia Giulia, si prevede che il 67% si concentrerà nel settore dei servizi e il 56% sarà nelle aziende con meno di 50 dipendenti. Tuttavia, emerge una difficoltà crescente nel reperire le figure professionali richieste: secondo i dati, ben il 56% delle imprese regionali segnala problemi di reclutamento, soprattutto per ruoli tecnici. In particolare, vi sono gravi difficoltà nel trovare tecnici ingegneristici, tecnici della salute, specialisti in scienze della vita e progettisti di applicazioni, con percentuali di difficoltà che superano il 75%, arrivando addirittura al 97% per alcuni profili specialistici.

Da Pozzo evidenzia infine come questa situazione sia un riflesso della complessità economica attuale, in cui “le operatrici e gli operatori si trovano ad affrontare difficoltà sempre maggiori per rispondere a esigenze di professionalità specifica in una fase in cui anche il contesto geopolitico ha un forte impatto sulla domanda di lavoro, specie nell’industria”.

 

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