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sabato, 13 Agosto 2022

La leggenda nera del Medioevo: l’intervista a Fabio Scoccimarro

15.03.2021 – 12.22 – La conoscenza è un dono condiviso: ogni singolo individuo è munito di un bagaglio che può essere gnoseologicamente approfondito in tutte le sue sfaccettature. Il sapere, fortunatamente, non è omologato e omogeneo, ma varia a seconda degli studi, degli interessi e del lavoro prescelto dal singolo.
Non stupisce infatti che l’intervista a Fabio Scoccimarro, noto politico del Friuli Venezia Giulia, sia stata molto differente rispetto alle dichiarazioni ottenute da Fabio CavalliFranco Cardini o Angelo Floramo, noti esperti medievisti: già in un primo momento, comparando le interviste di questi ultimi, emergono molte divergenze, dettate dalla tipologia di studi, dagli interessi personali e dai diversi approfondimenti fatti da ogni singolo studioso.

Un ventaglio ampio e con conclusioni molto diversificate che rappresenta il vero e proprio obiettivo di questa Tesi dedicata alla percezione del Medioevo: comprendere quanto un periodo storico possa essere interpretato in modi diversi e come, per varie cause, questa possibilità possa divenire una vera e propria arma a doppio taglio.Fabio Scoccimarro fornisce quindi una lente focale differente, distante dalla visione di un medievista di professione, ma al contempo ben incorniciata da una prospettiva consapevole della storia.
Oltre ad essere un politico dalla grande carriera, l’esponente della Giunta regionale è
anche uno storico: l’Assessore infatti è laureato presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trieste.
La vita lavorativa di Fabio Scoccimarro prende le mosse dal 1979 in veste di Imprenditore, abbracciando in seguito la politica come Assessore della Provincia di Trieste dal 1997 al 2001, ascendendo poi a Presidente della Provincia di Trieste dal 2001 al 2006.

Scoccimarro è in seguito diventato parte sia della “Conferenza Unificata” (Stato, regioni, province, comuni) presso il Consiglio dei ministri, sia Presidente della commissione “Fondo Trieste” presso la Prefettura di Trieste, nonché Presidente dell’UPI del Friuli-Venezia Giulia (Associazione delle province regionali) e Presidente nazionale del Consiglio direttivo dell’UPI (Unione delle province italiane). Nel 2008 investe la carica di Consigliere d’amministrazione di Trieste Expò, divenendo poi membro del cda del Consorzio Transpadana per l’alta velocità.
Fabio Scoccimarro è stato inoltre Vicepresidente dell’aeroporto di Trieste S.p.A. e Consigliere del Comitato portuale di Trieste. Nel 2005 viene nominato Commendatore dal Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi, mentre, dal 2008 al
2013, ricopre la carica di presidente della Esatto S.p.A. Infine, dal 2016 al 2018 è
vicepresidente della Trieste Trasporti S.p.A, approdando poi alla sua attuale carica di
Assessore della Regione Friuli Venezia Giulia alla difesa dell’ambiente, all’energia e sviluppo sostenibile

Quali pensa siano le pecche dell’istruzione contemporanea sulla spiegazione
del Medioevo, e di altri concetti spesso travisati, in classe?

Non siamo ancora arrivati ad avere una visione a 360 gradi dell’insegnamento della storia, sia all’università sia, e soprattutto, nelle scuole medie e superiori, dove molti professori sono ancora vittime della dittatura del pensiero unico: quindi ci si ritrova ad avere una visione univoca della storia e spesso si omettono, o si minimizzano, fatti importanti.
Una questione che tende ad infittirsi e complicarsi nella trattazione dei periodi più lontani nel tempo, come appunto il Medioevo: perchè se del Novecento ho la possibilità di avere dei testimoni viventi o, comunque, maggiori fonti, in un periodo lontano come può essere l’Età di Mezzo lo spettro della deformazione storica, o comunque della riduzione di alcune vicende, tende ad incrementare.

Ovviamente, anche nel caso di fonti dirette, ci si presenta davanti un adattamento della storia, che porta comunque a una alterazione di essa: nella migliore delle ipotesi troviamo una visione strabica, quindi di parte, nella peggiore si parla di vero e proprio falsificazionismo.
Quindi se si tratta di tempi più lontani, il rischio è proprio di incappare facilmente in falsi miti e mistificazioni.

Secondo Lei, perché il Medioevo viene collegato ad un periodo buio?

Prima di tutto perché purtroppo spesso e volentieri viene insegnato così a scuola: quindi fin da bambino ti viene impresso nella mente che il Medioevo è un periodo oscuro, terribile e violento, la filmografia poi ha fatto il resto, come il capolavoro di Umberto Eco “ nel nome della Rosa” per il quale il periodo, in Europa, era tutto oscurantismo ed inquisizione: quando in realtà, approfondendo meglio l’epoca, si scopre, che le allora Repubbliche marinare furono per davvero, nel loro insieme, una superpotenza italica a livello mondiale, un’egemonia non solo marittima ma pure finanziaria con i ricchi banchieri italici, argomento interessante e complesso, degno di un’altra tesi. Fra le criticità rispetto al Medioevo antico particolare rilevanza ebbero i trasporti terrestri, che si sono però protratte anche nel corso dei secoli successivi fino al Settecento. In periodo romano era stata creata una rete stradale davvero ammirevole che viene poi a perdersi nel corso dell’Età di Mezzo.

Si può dire quindi che il passaggio dall’opulenza dell’Impero, così come ci viene presentato, al Medioevo, appare come un fenomeno di grande arretramento. Ma la realtà dei fatti è ben diversa: questo, se possiamo dire, ‘basso tenore di vita’ riferita al periodo può essere rilevata in realtà in ogni epoca storica; basti pensare alle grandi città ottocentesche. Inoltre, se si parla di Medioevo, siamo sempre stati traviati dal concetto, erroneo, che l’Occidente ‘sta meglio’ dell’Oriente: quando sappiamo in realtà il forte fermento culturale che contraddistingue l’Età di Mezzo al di fuori dell’eurocentrismo a cui siamo abituati.
Quindi tutte queste immagini deformate del periodo sono frutto, purtroppo, dello studio semplicistico della storia. Molte falsificazioni, ai nostri giorni, derivano anche dalla filmografia e dagli adattamenti che vengono fatti delle diverse epoche: senza una buona base storica si rischia di recepire come vere alcune informazioni talvolta totalmente erronee.

Come vede il rapporto tra falsa informazione e rete?

Vengono spesso diffuse molte notizie veicolate: quindi quando si legge una nuova
informazione non si sa mai se essa sia vera oppure no. Questo è un problema molto
importante: perché in passato le bufale certamente esistevano, ma erano molto più
controllabili, mentre in rete vale tutto al contrario di tutto.
Un altro grandissimo problema è la spersonalizzazione dell’individuo: quando la gente
accede alla rete pensa, purtroppo, di poter immedesimarsi in un avatar ‘uscente da sé’,
quando in realtà internet è un microfono sul mondo, quindi se commetti degli errori
sarai tu stesso a pagarli, non la figura onirica che pensi di aver creato.

Qual è l’importanza del conoscere la storia oggi?

La storia è davvero una disciplina indispensabile: nella comprensione del passato ci si
rende conto di quanto avvenimenti apparentemente distanti dalla nostra realtà
contemporanea possano comodamente godere di un’attualità disarmante.
Quindi una buona conoscenza storica ti permette non solo di essere maggiormente qualificato ma anche di avere una grande consapevolezza dei nostri giorni grazie ad uno sguardo edotto ai secoli addietro, per citare Domenico Rossetti (protagonista della mia tesi di laurea) esso auspicava “che lo studio della storia patria possa diventare un passaggio
obbligato, anche morale ed etico, per chiunque voglia amministrare la propria città”.
Uno dei falsi pregiudizi attribuiti al movimento politico di cui faccio parte è il guardare
troppo spesso al passato, nulla di più sbagliato: personalmente sono convinto che
conoscere le nostre origini sia indispensabile, al contrario la Comunità Europea non ha
inserito nei principi fondanti le radici greco-romane e la religione giudaico-cristiana.
Bisogna sempre sapere da dove si viene e dove si vuole arrivare, in modo da perseguire
con coerenza i propri obiettivi e sviluppare politiche ambiziose a lungo termine, non ci
può essere futuro se si tagliano le radici con il passato, al contrario ‘Le radici profonde
non gelano”.

[La rubrica “La leggenda nera del Medioevo” è frutto dell’adattamento della tesi di laurea “La leggenda nera del Medioevo. Un viaggio tra retrograde falsificazioni e verità sorprendenti” di Chiara D’Incà e, in veste di relatore, la prof. Miriam Davide, nell’ambito del corso triennale in ‘Discipline Storiche e Filosofiche’ dell’Università degli Studi di Trieste]

 

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