15.07.26 – 12.00 – Si inaugura domani, al Castello di Udine, la mostra «Terremoti e Trasformazioni. Fotografia e scienza sul crinale del 1976 in Friuli», nell’ambito degli appuntamenti culturali dedicati al cinquantenario del terremoto che colpì il Friuli nel 1976. L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 17 luglio al 18 ottobre 2026 e si snoderà tra il Salone del Parlamento e la Galleria d’Arte Antica.
Il percorso non si limita alla ricostruzione della storia del sisma, ma propone una lettura del territorio e delle trasformazioni avvenute negli ultimi cinquant’anni. Il terremoto viene così osservato attraverso la memoria storica, la fotografia contemporanea e l’evoluzione della ricerca scientifica.
La mostra è promossa dal Comune di Udine e dai Civici Musei, in collaborazione con il CRAF, Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia, e il CRS-OGS, Centro di Ricerche Sismologiche dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale.
Una parte del percorso raccoglie immagini e documenti provenienti dai fondi del CRAF e della Biblioteca Civica Joppi. Le fotografie raccontano i soccorsi, la vita nelle tendopoli e la ricostruzione, ma anche le tecniche utilizzate per recuperare edifici e monumenti danneggiati dal sisma. Tra queste, l’anastilosi, cioè la ricomposizione degli elementi originari di un edificio crollato, applicata anche in alcuni dei principali interventi di recupero del patrimonio storico friulano.
Accanto alla memoria d’archivio, la mostra propone gli sguardi di quattro fotografi chiamati a osservare il Friuli contemporaneo e le trasformazioni del paesaggio, delle comunità e delle identità. Olivo Barbieri, Marina Caneve, Davide Degano e Giulia Iacolutti hanno sviluppato ricerche diverse sul rapporto tra territorio, ambiente, rischio, memoria e società.
Il terzo asse dell’esposizione è dedicato alla ricerca sismologica. I materiali curati dal CRS-OGS illustrano i cambiamenti avvenuti dopo il terremoto del 1976 nel campo del monitoraggio, della conoscenza del rischio sismico e della prevenzione. Il sisma friulano contribuì infatti a modificare l’approccio alla protezione civile e alla ricerca geofisica, con lo sviluppo di nuove reti di osservazione e di strumenti per la valutazione del rischio.
La mostra propone quindi una riflessione sui cambiamenti avvenuti in Friuli a partire da quei 59 secondi del 6 maggio 1976. Un evento che ha modificato il territorio e le comunità e che, negli anni successivi, ha contribuito allo sviluppo di nuovi modelli di ricostruzione, ricerca e prevenzione.
La mostra sarà visitabile al Castello di Udine dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18, fino al 18 ottobre 2026. Sono previste anche visite guidate con approfondimenti dedicati sia alla storia del terremoto sia agli aspetti scientifici, con il coinvolgimento di ricercatori dell’OGS.