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lunedì, 6 Luglio 2026

Nel carcere una nuova sala polifunzionale, spazio condiviso tra persone detenute e città

23.07.25 – 11.00 – Entro la fine dell’anno, all’interno della casa circondariale di via Spalato a Udine, sarà attiva una nuova sala polifunzionale pensata per ospitare attività educative, culturali e teatrali, con accesso anche per la cittadinanza. Il progetto, frutto di un’ampia collaborazione tra istituzioni, terzo settore, università e mondo cooperativo, si inserisce in un più ampio percorso di trasformazione del carcere, volto a renderlo un luogo di relazione, inclusione e partecipazione.

Finanziato in parte dalla cooperativa sociale Dinsi Une Man, che ha destinato 20 mila euro all’allestimento della sala e della biblioteca, il progetto è promosso da LegacoopSociali Fvg e coordinato dall’Ufficio del Garante per i diritti delle persone private della libertà personale. Il prossimo 31 luglio è prevista l’inaugurazione ufficiale della biblioteca e dell’area formativa e lavorativa all’interno dell’ex sezione femminile dell’istituto, ormai inutilizzata da decenni.

“Il carcere è parte della nostra comunità – spiega Bruna Gover, coordinatrice di LegacoopSociali Fvg –. Non c’è vera inclusione se non si costruiscono ponti anche verso i luoghi più marginali. Questo progetto dimostra che le cooperative possono contribuire a un cambiamento che è prima di tutto etico”.

L’edificio, risalente al 1925, è al centro di un percorso di recupero strutturale e funzionale avviato nel 2020 dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Negli ultimi anni sono già stati realizzati un nuovo reparto per i semiliberi e spazi dedicati alla formazione e al lavoro. In questa cornice si inserisce anche l’intervento sull’ex sezione femminile, destinata a diventare un polo educativo e culturale, accessibile anche dall’esterno.

A supportare la visione di un carcere più aperto e integrato nel tessuto urbano è anche l’Università di Udine, che nel 2023 ha condotto un workshop dedicato alla riprogettazione complessiva dell’istituto penitenziario. L’analisi ha evidenziato la presenza di oltre 8.000 metri quadri inutilizzati, aprendo la strada a un ripensamento progressivo dell’intera struttura. L’idea è quella di un carcere “palinsesto”, dove gli spazi collettivi e l’interazione con la città superano il concetto tradizionale di detenzione.

La sala polifunzionale sarà dotata di un teatro-auditorium di circa 200 metri quadri con 98 posti a sedere, due aule studio e una hall con vetrate che metteranno in dialogo visivo interno ed esterno. La struttura sarà modulare, pensata per essere trasformabile e accessibile, con ingressi separati per i detenuti e per i visitatori esterni.

Il progetto è stato affidato allo studio di architettura Barreca & La Varra di Milano, già attivo nel campo dell’edilizia penitenziaria. “Abbiamo immaginato uno spazio che generi relazioni – sottolinea l’architetto Giovanni La Varra –. Un luogo in cui il carcere diventa presidio civile e motore di scambio tra persone, saperi e diritti”.

Secondo l’ex garante dei detenuti di Udine Franco Corleone, l’intervento rappresenta “una scommessa”: quella di trasformare la rigenerazione fisica in un’opportunità per rivedere anche le relazioni interne e il ruolo del carcere rispetto alla città. “Quando scoprii che l’ex sezione femminile era chiusa da vent’anni – racconta – mi parve uno spreco. Abbiamo lavorato perché potesse tornare ad essere uno spazio vivo, utile alla comunità dentro e fuori le mura”.

Nonostante le trasformazioni in corso, l’istituto di via Spalato continua a fare i conti con numeri critici: 183 persone detenute per una capienza regolamentare di 95 posti. Il sovraffollamento resta una delle emergenze strutturali del sistema penitenziario italiano, ma il progetto “Oltre i muri” prova a proporre un’alternativa che passa attraverso la cultura, l’educazione e la responsabilità condivisa.

“Crediamo che il carcere non debba essere un mondo separato – afferma Davide Sartori, presidente di Dinsi Une Man – ma parte della comunità. La responsabilità sociale di un’impresa si misura anche nella capacità di prendersi cura dei luoghi più fragili”.

L’iniziativa si avvale anche della collaborazione dell’associazione La Società della Ragione, attiva sul fronte dei diritti e della giustizia. “In un Paese che spesso risponde alle criticità penitenziarie costruendo nuove carceri – osserva Massimo Brianese – questo progetto dimostra che un altro modello è possibile. Mettere al centro la persona è un gesto di civiltà”.

Secondo il garante comunale Andrea Sandra, la nuova sala rappresenta anche un’opportunità concreta per ripensare i confini tra carcere e città: “È uno spazio in cui la società e l’istituzione penitenziaria possono riconoscersi e dialogare. È il segno che, anche nei contesti più difficili, è possibile costruire alleanze e attivare percorsi condivisi”.

Il progetto “Oltre i muri” non chiude il cerchio, ma apre nuovi scenari. Un esempio di come anche i luoghi più marginali possano diventare centri di relazione e di rigenerazione, se messi al centro di un’azione collettiva.

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttp://www.centoparole.it
Giornalista pubblicista. Direttore responsabile Trieste All News.

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