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giovedì, 18 Giugno 2026

Dalla ritirata dell’esercito russo emergono gli orrori dei crimini di guerra

04.04.2022 – 07:10 – La progressiva ritirata delle truppe russe dalle zone occupate ha alzato un velo sugli orrori di guerra perpetrati ai danni di civili e soldati. Da Bucha, città nell’oblast’ di Kyiv a nord-ovest della capitale, arrivano immagini feroci. Omicidi su civili inermi con le mani legate dietro alla schiena, cadaveri abbandonati per strada, corpi ridotti a brandelli dalle ferite. Testimonianze riferiscono di abusi su civili e di bambini usati come scudi umani per proteggere gli spostamenti dei soldati russi. Nexta riporta la voce del sindaco di Irpin, Oleksandr Markushin, secondo cui l’esercito occupante, dopo aver sparato a donne e bambini, li ha caricati con i tank. A Irpin, dicono, è l’Apocalisse. Tutto è stato distrutto e i sopravvissuti rimasti sono una frazione minuscola della popolazione. L’Unione europea promette nuove sanzioni e annuncia che toccherà al tribunale dell’Aja giudicare i crimini di guerra emersi. Secondo il procuratore generale dell’Ucraina, almeno 412 bambini sono stati feriti o uccisi dall’inizio dell’invasione a febbraio.

Anche il Ministro degli Affari Esteri italiano Luigi Di Maio si aggiunge al coro delle accuse. Su twitter scrive: “Da Bucha immagini agghiaccianti. Corpi di civili ucraini a terra, uccisi, con le mani legate. Crudeltà, morte, orrore. Accertare il prima possibile l’esistenza di crimini di guerra. Queste atrocità non possono restare impunite. Con il popolo ucraino, la guerra russa va fermata”.

A Odessa, nuovamente sotto attacco da parte dell’esercito russo, suonano le sirene di allarme. I missili hanno colpito una raffineria e depositi di carburante. Tra le prime reazioni, c’è quella del presidente britannico Boris Johnson che si è detto pronto ad inviare missili antinave in supporto alla resistenza ucraina nel Mar Nero. Sulla stessa linea di condotta la Polonia, pronta a ospitare armi nucleari americane nel caso fosse necessario. Resta da capire la ragione strategica per cui i governi occidentali annuncino pubblicamente l’invio di munizioni all’Ucraina, anziché mantenere il riserbo su azioni che, se nascoste agli avversari, sarebbero probabilmente più efficaci. In fondo anche la guerra mediatica è diventata parte integrante e per certi versi fondamentale del conflitto, che in Europa e Stati Uniti si combatte anche a colpi di diplomazia e di nudging sull’opinione pubblica.

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