10.10.25 – 12.00 – La Guardia di Finanza di Udine, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica, ha eseguito un sequestro preventivo di crediti d’imposta per un valore superiore al milione di euro. Il provvedimento è stato disposto nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza i reati di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, truffa aggravata ai danni dello Stato ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, hanno riguardato una società edile con sede a Udine che avrebbe ottenuto crediti legati al Superbonus 110% attraverso false asseverazioni tecniche e comunicazioni telematiche trasmesse all’Agenzia delle Entrate. I lavori di ristrutturazione, formalmente certificati, sarebbero stati inesistenti o solo parzialmente realizzati.
L’operazione, denominata “Ghost works”, ha evidenziato come la società, con la complicità di un commercialista e di un ingegnere, avesse stipulato contratti con oltre 550 privati cittadini, incassando caparre per circa 5 milioni di euro e cedendo successivamente a terzi parte dei crediti inesistenti. Già lo scorso anno erano stati sequestrati oltre 570 mila euro sui conti correnti della società e di tre indagati, oltre a quote di crediti fiscali per un ulteriore milione.
In questa nuova fase dell’indagine, le Fiamme Gialle hanno bloccato altri 450 mila euro di crediti ancora presenti nel cassetto fiscale della società e circa 570 mila euro già ceduti a soggetti ritenuti in buona fede. Complessivamente sono quattro le persone segnalate all’Autorità Giudiziaria per truffa aggravata, falsità ideologica ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Il Tribunale di Udine, recependo gli elementi raccolti, ha disposto l’apertura della liquidazione giudiziale della società, denunciando i due amministratori anche per bancarotta fraudolenta patrimoniale, bancarotta semplice e ricorso abusivo al credito. Secondo gli inquirenti, avrebbero distratto parte del patrimonio societario trasferendo all’estero 190 mila euro, aggravato il dissesto per oltre 5 milioni e ottenuto indebitamente un prestito bancario da 200 mila euro nonostante lo stato di insolvenza fosse già evidente.
L’inchiesta prosegue per delineare con precisione le responsabilità e l’entità del danno arrecato allo Stato e ai cittadini coinvolti.


