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giovedì, 18 Giugno 2026

I segreti della mappa stellare di Rupinpiccolo, Paolo Molaro indaga ‘il primo astronomo’

di Zeno Saracino – 08.08.2024 – 11.00 – Un’antica mappa stellare nascosta tra le rovine del castelliere di Rupinpiccolo, nel cuore del Carso. Aveva avuto fama internazionale l’annuncio di un ritrovamento, a fine 2023, di un grande disco di pietra protostorico le cui 29 incisioni ricostruivano le costellazioni odierne: dall’ammasso delle Pleiadi, alle stelle della cintura Betelgeuse e Rigel, a Cassiopea. La scoperta era avvenuta grazie all’archeologo dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e dell’ICTP Federico Bernardini e l’astronomo dell’INAF di Trieste Paolo Molaro.
Sarà proprio quest’ultimo a raccontare quale storia ‘astronomica’ racconta la pietra di Rupinpiccolo all’evento previsto il prossimo 10 agosto, ore 21, presso la Polse di Côugnes di Zuglio. La conferenza divulgativa si terrà infatti non a caso durante la notte di San Lorenzo e appare intitolata ‘Mappe stellari scolpite su una pietra protostorica: il primo astronomo?’. Seguirà dalla teoria alla pratica l’osservazione astronomica del cielo coadiuvati dai volontari della Fondazione la Polse di Côugnes.

Prof. Molaro, quale utilità poteva avere una mappa stellare in età protostorica?

Gli antichi si sono accorti che il cielo cambiava durante diversi periodi dell’anno; c’erano cicli che corrispondevano a costellazioni che ritornavano ogni tot tempo. E ciò ha permesso di definire un calendario, una prima determinazione del tempo, poi trasformatasi in quanto oggigiorno definiamo ‘stagioni’. Si tratta di un concetto molto utile, specie in agricoltura. Esiodo, nell’antica Grecia, durante il VII secolo a. C. menziona l’apparire nel cielo di determinate stelle quale segnale dell’inizio della semina o del raccolto. Ed è lecito ipotizzare che tale pratica fosse già in uso alcuni secoli prima.

Quale posizione poteva avere una simile mappa nel castelliere?

Il castelliere di Rupinpiccolo è stato tra i primi ad essere studiato scientificamente, dagli anni Settanta in poi; solo però di recente io e il collega Bernardini abbiamo risollevato l’argomento delle pietre in questione. Sono dischi di pietra di notevole grandezza; mezzo metro di diametro e 30 centimetri di spessore. Erano collocati presso la porta meridionale del castelliere; Rupinpiccolo è infatti tra i pochi ad avere due porte, la seconda delle quali collocata a sud est. Sono pietre piuttosto pesanti; pertanto è probabile fossero collocati vicino all’ingresso. Certo i castellieri sono stati oggetti di tante modifiche e depredazioni…
Le pietre sono due; la prima presenta i 29 segni corrispondenti alle costellazioni; la seconda invece è completamente liscia. L’ipotesi prevalente, prima della scoperta astronomica, era che fossero rappresentazioni del giorno e della notte.

In quale modo la mappa poteva essere usata per misurare il tempo?

Le due costellazioni scolpite, Orione e Scorpione, sono separate da due mesi; pertanto quando la prima è presente siamo in un preciso momento dell’anno, quando compare invece l’altra siamo sei mesi dopo. Sono costellazioni che appaiono quando si è presenti presso l’ingresso meridionale del castelliere.

I 28 asterismi ricostruiscono con esattezza le costellazioni odierne. Però c’è un 29esimo segno che non corrisponde…

Il 29esimo segno non corrisponde a nessun elemento oggi presente nel cielo. Però avendo corrispondenza esatta per gli altri segni, abbiamo ipotizzato che indicasse una stella oggigiorno scomparsa. C’è infatti la costellazione di Orione dalla quale potrebbe provenire questa supernova oggigiorno non più visibile. Dopotutto essendo in età protostorica non vi è modo di avere altre civiltà che confermino la sua presenza; nonostante assiri e hittiti avessero sviluppato ottime conoscenze in astronomia una comparazione storica è molto difficile.

Prima del ritrovamento a Rupinpiccolo qual era la più antica mappa stellare?

C’è il disco di Nebra del 1600 a. C. – trenta centimetri di metallo e rame, con alcune raffigurazioni – interpretato secondo alcuni archeologi come una mappa stellare. Tuttavia le Pleiadi sono qui raffigurate con una tecnica molto rudimentale, senza avere una collocazione precisa come nel caso del castelliere. E vi sono le pitture rupestri, ancora precedenti: tuttavia in questi casi la rappresentazione è sempre simbolica, mai scientifica. Il disco di pietra di Rupinpiccolo invece può tutt’oggi essere utilizzato come una mappa stellare, è molto preciso.

È possibile che simili dischi fossero presenti anche in altri castellieri?

Erano stati ritrovati dischi simili in un castelliere a Brioni. In quel caso tuttavia il disco coi segni appare illeggibile, gli asterismi non corrispondono; sono infatti il frutto di danni causati nel tempo. Il simbolismo dei dischi raffiguranti il giorno e la notte però rimane anche in quel caso valido, collocato non a caso all’ingresso della cinta muraria. Nel caso di Brioni, essendo stato ritrovato vicino a una tomba, è stato datato al 1600 a. C. mentre nel caso triestino si è scelto di usare la datazione dell’intero castelliere ovvero di quando era abitabile, dal 1800 a. C. al 400 a. C.

L’appuntamento fa parte del ‘Viaggio astronomico in Carnia‘, iniziato a giugno e che continuerà fino al 19 ottobre 2024. Questa serie di esperienze multidisciplinari, tutte legate al tema dell’astronomia, comprende visite a siti storici e naturalistici, orienteering con le stelle, installazioni artistiche e performance site-specific. Il progetto Luci Celesti Radici Terrestri è guidato dal Comune di Arta Terme, mentre il progetto Stelutis Alpinis è gestito dal Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Trieste. Gli eventi scientifici sono curati dall’Università degli Studi di Trieste e dall’INAF. Le performance teatrali e musicali sono realizzate dal Collettivo l’Amalgama, mentre le visite guidate e le attività esperienziali sono organizzate dalle associazioni locali, tra cui La Fondazione Polse di Cougnes di Zuglio, e dal Comune di Arta Terme.

[z.s.]

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