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sabato, 24 Settembre 2022

ABS di Cargnacco, inaugurata una nuova linea di produzione green

20.09.2022 – 11.40 – È stata inaugurata all’ABS (Acciaierie Bertoli Safau) di Cargnacco una nuova linea produttiva di sfere in acciaio, che riuscirà ad essere competitiva sia da un punto di vista energetico, sia economico. Il sito produttivo, oltre ad essere accanto all’impianto di vergelle inaugurato lo scorso anno, insieme a quello di Sisak in Croazia costituisce la divisione Steelmaking (produzione acciaio) del Gruppo Danieli. L’avvio del cantiere, superata la fase di sperimentazione per aumentare la resistenza e la durata del prodotto, dovrebbe avvenire nel gennaio 2023, mentre la prima colata è prevista per la primavera del 2024, salvo intoppi negli iter autorizzativi. Da un punto di vista tecnologico è un impianto innovativo e a livello mondiale unico nel suo genere. Il prodotto è realizzato quasi esclusivamente da materiale da riciclo e la materia prima viene forgiata nello stesso stabilimento dal quale esce il prodotto finito.
L’investimento per l’apertura di questo nuovo sito produttivo, progettato e realizzato in due anni, che potrebbe essere considerato come la prima acciaieria green d’Europa a emissioni zero, è stato di 25 milioni di euro ed è rientrato all’interno di un Piano di investimenti quadriennale di 650 milioni di euro. Dei 300 posti di lavoro complessivi, 50 saranno destinati a Cargnacco. Come evidenziato dal presidente delle Regione Massimiliano Fedriga, intervenuto durante l’inaugurazione, “questo ampliamento di produzione, avrà il pregio di creare nuovi posti di lavoro sul territorio (la produzione avverrà quasi esclusivamente in regione) e nuove opportunità per i giovani con i percorsi formativi avviati da ABS con le scuole.”

A pieno regime, la produzione di sfere di acciaio sarà pari o superiore a 150mila tonnellate all’anno su di una produzione mondiale di 4 milioni di tonnellate. La scelta di ABS di differenziare i prodotti è un vantaggio non solo per entrare in nuove fette di mercato come quelle del Sudamerica, del Sudafrica e dell’Est Europa dove sono presenti i mulini di macinazione dei minerali – Paesi con i quali sono già state avviate le contrattazioni – ma altresì per aumentarne la resilienza.
La maggiore competitività collegata alla diminuzione dei costi è determinata essenzialmente da due fattori: da un lato il sito produttivo è stato edificato a fianco del laminatoio, che produce lunghe barre semilavorate di acciaio, affinché si possa avere il controllo del ciclo completo: dall’altro per scaldare le vergelle si utilizzano forni completamente elettrici a induzione e non più a metano. Questo permette di poter competere in quei mercati esteri dove sono rilevanti le differenze di costo energetico come, ad esempio, all’interno della stessa Unione Europea.

La speranza in ABS, ora, è quella che gli interventi normativi possano contribuire a normalizzare i costi dell’energia particolarmente incisivi nelle industrie energivore, alcune delle quali costrette in questo momento a fermare le produzioni a momenti alterni. Una speranza che, tuttavia, non dipende solo dalle decisioni del futuro Governo italiano, ma soprattutto dai provvedimenti europei. E’ bene ricordare, come accennato da Giampietro Benedetti, presidente del Gruppo Danieli, in un’intervista a Nord Est Economia che le speculazioni finanziarie sui costi dell’energia, sono iniziate molto prima della guerra in Ucraina, ovvero quando in Europa è stato deciso di “legare i prezzi del gas al TTF (Title Transfer Facility) di Amsterdam, la borsa virtuale con sede nei Paesi Bassi dove vengono contrattate le forniture energetiche”, e che nel tempo è diventato il punto di riferimento in Europa  per monitorare e comprendere il mercato del gas. La Borsa di Amsterdam, che nel 2023 compirà vent’anni, venne scelta in alternativa al National Balancing Point, il mercato del gas con sede nel Regno Unito. Una decisione che ha permesso alle compagnie energetiche di aumentare enormemente le speculazioni finanziarie grazie ai cosiddetti contratti futures, individuando la stessa come indice di riferimento per la determinazione del prezzo del gas a livello continentale. Ciò è emerso da un rapporto non ufficiale stilato dai funzionari dalla Commissione europea, i cosiddetti “non paper”. La Commissione stessa adesso sta cercando di rimediare alle conseguenze delle proprie scelte, individuando provvedimenti per porre rimedio all’impennata del prezzo del gas che sta mettendo in ginocchio l’intera Europa. In Italia tra i distributori e operatori dell’industria del settore vi sono: Eni, Enel, Edison, Hera, Sorgenia, Repower, Estra, Dolomiti Energia e piccoli trader.

[l.f]

 

 

 

 

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