13 C
Udine
martedì, 27 Settembre 2022

Il tempo in cui il Friuli Venezia Giulia sognò il nucleare

03.01.2022 – 07.50 – La crisi energetica che vive l’occidente, in special modo l’Europa con, in Italia, un più 50 per cento di costi per le famiglie che scatta proprio da oggi, ha riacceso il dibattito sul nucleare: tra il rialzo del prezzo delle materie prime e la dipendenza dal gas russo e dalle terre rare cinesi, l’energia nucleare appare come un’alternativa convincente. Il dibattito, sviluppatosi nelle modalità proprie dell’era di Internet, ovvero tra integralismi digitali e schieramenti rigidissimamente contrapposti (gli evangelisti dell’atomo, i profeti della sventura di Greenpeace, eccetera), trova una prosecuzione anche a livello locale. Con l’eccezione dell’Austria, i paesi del centro ed est Europa già nel 2010 erano interessati all’energia nucleare; un’apertura coerente con il proprio ruolo di cerniera geopolitica tra la Russia e l’Europa occidentale. La Russia rimane infatti tra le principali fornitrici di tecnologia nucleare; e accanto ad essa vi sono gli Stati Uniti, altrettanto interessati a fornire di tecnologia “made in USA” i paesi dell’Europa orientale più filoamericani. Nel caso triestino lo sguardo si allunga inevitabilmente verso la centrale nucleare di Krško: una costruzione del periodo jugoslavo, al confine tra la Slovenia e la Croazia, risalente al 1981. La centrale fornisce il 25 per cento dell’intero fabbisogno energetico sloveno e il 20 per cento di quello croato. Ad ogni minima scossa di terremoto in Slovenia, la politica del Friuli Venezia Giulia protesta vivamente e chiede quando la centrale verrà chiusa: tuttavia è evidente che un impianto responsabile della fornitura di oltre un quarto dell’energia di un intero paese non può certo essere dismesso, specie considerando l’assenza di reali alternative. In realtà la centrale verrà ampliata; e il raddoppio del reattore era da tempo al centro degli interessi americani, specie all’epoca della Presidenza Trump.
Tuttavia c’era un periodo in cui anche il Friuli Venezia Giulia desiderava, a propria volta, non una ma addirittura due centrali nucleari: e non si giunse molto lontani dal costruirle, complice un clima politico favorevole e le fosche previsioni sulla futura crisi energetica, non così dissimili da quelle odierne. Uno spaccato del tempo viene offerto dalla rivista “La Bora” che pubblicò nel 1979 un reportage intitolato “Convivere con l’atomo” dove il nucleare viene presentato come il futuro del FVG.

Il piano energetico nazionale, approvato da tutti i partiti con l’eccezione di radicali e demoproletari, prevedeva nel 1979 la costruzione di 12 centrali atomiche da 1000 megawatt ciascuna per un gran totale di 15 miliardi di lire complessivo d’investimento. Una decisione che era stata assunta di concerto con l’Enel che aveva formulato un “piano di sviluppo nucleare” che avrebbe teoricamente garantito il fabbisogno energetico della popolazione per trent’anni. Il reportage della Bora si sforzava di presentare entrambi i lati della medaglia, seppure riflettendo inevitabilmente il clima pre incidente di Chernobyl, quando il nucleare era considerato un’inevitabile necessità a fronte delle continue crisi energetiche degli anni Settanta. Si riportava allora l’opinione generalista dei gruppi ambientalisti, ma si lasciava largo spazio all’allora vicedirettore del centro di Fisica di Miramare Paolo Budini, secondo cui “Nei prossimi anni l’Italia avrà bisogno di aumentare notevolmente le sue risorse energetiche e ad una richiesta del genere si può far fronte sia con un miglior impiego dell’energia disponibile, sia con una ricerca delle cosiddette fonti alternative”.
Tuttavia “Né il risparmio d’energia, né l’uso dell’energia solare e geotermica saranno sufficienti a colmare il deficit attuale: allora si dovrà ricorrere alle centrali di tipo tradizionale, o a combustibile fossile o a combustibile nucleare. Ecco perché, almeno per una decina di anni, dovremo abituarci a convivere con le centrali nucleari. Solo in tempi più lontani, il problema energetico potrà essere risolto attraverso lo sfruttamento di impianti a fusione termonucleare controllare. Centrali ‘pulite’, il cui combustibile, il deuterio, dovrebbe essere tratto dal mare”.

E sulla stessa onda (radio?) si poneva anche il fisico Luciano Fonda, all’epoca professore dell’Università degli studi di Trieste: “Quello delle centrali nucleari è un discorso globale, che affonda le sue radici nella crisi energetica e che incombe su tutta la civiltà occidentale. Anche per il nostro paese si tratta di una scelta obbligata: le centrali rappresentano la soluzione più logica per superare un’impasse che alla lunga potrebbe paralizzare la produttività dell’industria italiana. Bisogna quindi guardare al futuro con realismo, senza farsi condizionare da paure ingiustificate”.
Fonda ammette che “l’energia, nucleare e non, è sempre pericolosa: ma i dispositivi di sicurezza, se applicati cum grano salis, offrono garanzie sufficienti per far sì che la partita nucleare non diventi un gioco d’azzardo. Tanto più”, chiosava Fonda, “che l’inquinamento prodotto da un reattore non è più grande di quello derivante da una centrale convenzionale. L’allarme lanciato attorno ai pericoli dell’energia atomica avrà un effetto: che le centrali nucleari produrranno meno danni ecologici di quelle convenzionali. Del cui inquinamento, fra l’altro, nessuno si è mai occupato”.

Ma quali centrali erano previste nel Friuli Venezia Giulia? E dove? Erano ufficialmente previste due centrali nucleari, sebbene la regione non si fosse mai pronunciata con certezza sulla locazione. Sembra fosse ormai assodato che una sarebbe stata costruita sicuramente a Fossalon, mentre durante una seduta del consiglio provinciale di Pordenone era stato rivelato che si voleva dislocare la seconda a Maniago.
Nel caso di Fossalon i piani prevedevano la costruzione di una centrale nucleare sul modello ad acqua bollente” (BWR – Boiling Water Rector) dotato di un commutatore di calore dove l’acqua di raffreddamento cede il proprio calore al circuito responsabile della produzione del vapore il quale a propria volta alimenta le turbine. La linea anti-nucleare all’epoca era capitanata dal Partito Radicale di Marco Pannella e dal WWF i quali avevano già mobilitato i primi comitati e le prime raccolte firme contro il progetto.
“La Bora” lasciò ampio spazio a Walter Pansini, le cui obiezioni sono involontariamente interessanti, perché rivelano le preoccupazioni geopolitiche della Guerra Fredda e della peculiare condizione di una Trieste che aveva appena eletto sindaco Manlio Cecovini con la lista civica del “Melone”, la Lista per Trieste, laboratorio politico dell’epoca. “Questi impianti” accusa Pansini “servono in realtà ad altri scopi: alla zona franca prevista dal trattato italo-jugoslavo, o addirittura all’Austria o alla Slovenia”. Le critiche si concentravano all’epoca sul pericolo di un inquinamento duraturo delle acque nell’unico caso certo, quello di Fossalon: “Un reattore nucleare ha bisogno di 50 tonnellate di acqua al secondo, buona parte cioè di quella offerta dall’Isonzo. E l’acqua, una volta utilizzata, non è più quella di prima: torna al fiume surriscaldata (dieci gradi più del normale) e ricca di germi patogeni…”
In realtà occorre rilevare che i regolamenti termici generalmente vietano che l’acqua possa essere re-immessa con una temperatura superiore ai 10 gradi della fonte originaria; e la stessa denominazione di “germi patogeni” non ha senso, perché l’acqua prelevata e in seguito restituita non è certo quella radioattiva che rimane nei circuiti chiusi e pertanto viene raramente sostituita o consumata. L’immagine di una centrale nucleare “idrovora” che consuma tutta l’acqua del Friuli Venezia Giulia, restituendola quale verde liquame radioattivo è di facile effetto, ma nemmeno all’epoca corrispondeva alla realtà.
Tuttavia la confusione regnava sovrana; basti considerare come, discutendo delle conseguenze di un incidente grave, ci si preoccupasse del turismo: “Senza contare che Grado, Lignano, Sistiana e Marina Julia pagherebbero le conseguenze più gravi: il danno turistico sarà colossale. Chi farà il bagno in acqua sicuramente inquinate?”

[z.s.]

spot_img
Avatar
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

Ultime notizie

Dello stesso autore