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lunedì, 5 Dicembre 2022

Dopo il Covid-19, Heineken va oltre la birra. Tagliando 8000 posti di lavoro

11.02.2021 – 10.05 – Hai mal di testa? Potresti avere il Covid. Ti manca l’appetito? Può essere il Covid. Un po’ di debolezza? Chissà che non sia il Covid, in particolare se sei adolescente (mentre gli adulti, invece, tendono a mangiare di meno). Così, perlomeno, secondo uno studio che l’Imperial College di Londra sta portando avanti con l’obiettivo di capire se estendere i test fatti con il tampone a chi presenta questi sintomi possa aiutare ad aumentare il livello di prevenzione della malattia; o piuttosto, come sembra realisticamente più probabile guardando da fuori e considerata la necessità di una estensione dei test praticamente a chiunque non si senta bene, non finisca per alimentare (oltre agli ormai incomprensibili algoritmi che colorano le Regioni) una confusione ancora maggiore in quella che sembra ormai una corsa della scienza alla ricerca di un bersaglio di qualsiasi tipo per uscire da una spirale che pare auto-alimentarsi e non aver fine.

Nel frattempo (e questa notizia, oltre a essere concreta, delle modalità di reazione alla pandemia è una conseguenza invece diretta), Heineken (che produce anche Moretti e altre) “va oltre la birra”; per farlo, però, come riporta Cnn, la ‘bionda’ Heineken ‘perde per strada’ 8mila dipendenti, con licenziamenti distribuiti in tutta Europa, comprese le sedi estere; è circa il 10 per cento della sua forza lavoro mondiale senza calcolare l’indotto. Il motivo, la decisione di Heineken di puntare al risparmio di due miliardi di euro su due anni ottenuti attraverso un miglioramento dell’efficienza, unito però al taglio di posizioni lavorative. “Aspiriamo a raggiungere una crescita maggiore e più redditizia in un mondo che cambia velocemente”, ha dichiarato Heineken attraverso il suo amministratore delegato, l’olandese Dolf van den Brink, alla guida dell’azienda dal giugno scorso; più di questo, però, il motore che porta ai licenziamenti in un mercato (soprattutto quello delle birre speciali) che negli ultimi anni stava tirando fortissimo, è una perdita netta, nel 2020, di più di 200 milioni di euro. Potrebbe sembrare poco, per un colosso delle dimensioni di Heineken: per comprendere cosa il Covid-19 abbia significato per la sua filiera però bisogna ricordare la chiusura del bilancio dell’anno precedente, il 2019, che aveva segnato un profitto di 2,2 miliardi di euro. Tutto svanito fra chiusure di bar e ristoranti in periodi e posizioni geografiche chiave del mercato, le più importanti delle quali in Europa, aggravate dai ripetuti e imprevedibili lockdown comportanti restrizioni alla vita sociale e al movimento, dei quali non si vede ancora la fine.

Heineken, come altri colossi, ha visto una crescita delle vendite a casa con consegna a domicilio; questo però vuol dire altri tipi di prodotto, non più fusti e spine di birra di buona qualità come al pub, ma birra di qualità più bassa e lattine appunto non solo di birra, ma di altre bevande, che per l’azienda hanno un margine di guadagno più elevato viste le modalità di preparazione ma soprattutto di distribuzione (il rider in bicicletta ognitempo, pronto a sfidare vento e pioggia pedalando a 7 euro l’ora: circa la metà di una retribuzione mensile media italiana e spesso senza assicurazione). Non è colpa di Heineken, naturalmente: l’imprenditore deve fare l’imprenditore e “business is business”. E che il mercato globale non si regoli da solo l’abbiamo scoperto già più di qualche anno fa. Qualche politico è stato invece disattento, soprattutto nel dire che ‘tanto andare al bar non è così importante’.

[r.s.]

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Roberto Srelz
Roberto Srelzhttp://www.centoparole.it
Giornalista pubblicista. Direttore responsabile Trieste All News.

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