07.01.26 – 10.00 – Non porta buoni auspici l’edizione 2026 del Pignarûl Grant di Tarcento, il più grande falò propiziatorio del Friuli, acceso la sera del 6 gennaio sul colle di Coia. Secondo la lettura tradizionale dei segni del fuoco, l’anno appena iniziato si annuncia complesso, segnato da difficoltà economiche e tensioni geopolitiche, ma non privo della possibilità di una risposta collettiva.
A pronunciare il vaticinio è stato il “Vecchio Venerando”, Andrea Maroè, figura simbolica di nonno e narratore, custode della memoria delle antiche Epifanie friulane. Osservando la colonna di fumo e le faville sprigionate dal grande falò, Maroè ha spiegato che il segnale non è incoraggiante: il fumo, dopo essersi alzato diritto, ha piegato verso nord, direzione che nella tradizione popolare è associata a prove e difficoltà da affrontare.
“L’auspicio per tutti non è buonissimo – ha detto –. Ma non dobbiamo cercare soluzioni altrove, nei mercati o per il mondo. Dobbiamo impegnarci qui, nelle nostre comunità. Sarà un anno difficile dal punto di vista geopolitico ed economico, ma se i giovani mettono insieme il loro contributo possiamo trasformare una possibile situazione drammatica in un’opportunità per tutti”.
Il Pignarûl Grant rappresenta il momento culminante delle celebrazioni epifaniche di Tarcento e, secondo la tradizione, dal suo fuoco prendono avvio anche i pignarûi delle frazioni e dei paesi vicini. Un rito dalle origini antiche, legato a culti precristiani della luce e della purificazione, che in Friuli mantiene un forte valore simbolico: le ceneri vengono sparse nei campi come augurio di fertilità e buoni raccolti, mentre la direzione del fumo viene interpretata come presagio per l’anno nuovo.
Alla cerimonia era presente anche l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, che ha richiamato il significato comunitario del rito, sottolineando come “nel gesto ancestrale della lettura del fumo e del fuoco ritroviamo i buoni auspici per il nuovo anno e un messaggio forte di comunità, coesione e partecipazione”. Nel riprendere le parole del Vecchio Venerando, Zilli ha evidenziato che “l’impegno nelle nostre comunità locali rappresenti l’essenza dei valori che ci contraddistinguono e che vanno oggi rinsaldati”.
L’assessore ha inoltre ricordato che il 2026 coincide con il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli, richiamando lo spirito di solidarietà e responsabilità che allora permise la rinascita dei territori. Un riferimento che rafforza il messaggio emerso dal fuoco epifanico: un anno difficile può essere affrontato solo facendo leva sulla coesione e sull’impegno condiviso.
Il grande falò, alto circa 15 metri, è stato realizzato grazie al lavoro dei volontari, con il coinvolgimento degli Alpini di Coia, della Pro Loco, dell’amministrazione comunale e delle forze dell’ordine. L’accensione rappresenta il momento più atteso dei tre giorni di festa per l’Epifania, una tradizione che a Tarcento si rinnova dal 1928 e che continua a richiamare migliaia di persone, confermandosi come uno dei riti identitari più sentiti del Friuli Venezia Giulia.


