14.03.2025 – 11.30 – Sabato 22 e domenica 23 marzo, tornano le Giornate FAI di Primavera, il più grande evento dedicato alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico italiano, giunto alla sua 33ª edizione. Questa manifestazione, promossa dal Fondo per l’Ambiente Italiano, coinvolge ogni anno centinaia di città, offrendo la possibilità di visitare luoghi spesso inaccessibili grazie all’impegno di migliaia di volontari.
Quest’anno, l’appuntamento assume un significato particolare poiché il FAI celebra il suo cinquantesimo anniversario. Fondato nel 1975 da Giulia Maria Crespi, Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli, l’ente ha lavorato per decenni alla tutela e alla riscoperta di beni storici, artistici e naturali, sensibilizzando i cittadini sull’importanza della conservazione del patrimonio. Le Giornate di Primavera si inseriscono in questo percorso, favorendo la conoscenza e la partecipazione attiva alla tutela dei luoghi simbolo dell’identità culturale italiana.
Anche in Friuli Venezia Giulia, l’iniziativa sarà protagonista con l’apertura straordinaria di venti siti in dodici Comuni della regione. Molti di questi luoghi, spesso poco conosciuti o normalmente chiusi al pubblico, potranno essere visitati grazie alla rete delle Delegazioni e dei Gruppi FAI locali, con il supporto di duecento volontari e oltre quattrocento Apprendisti Ciceroni. Saranno presenti anche proprietari e cittadini coinvolti nel progetto, contribuendo a rendere l’esperienza ancora più autentica e partecipata.
Ecco le aperture a Udine, in Carnia, a Palmanova e Cividale del Friuli
I volontari della Delegazione FAI di Udine propongono quattro visite nel capoluogo friulano e tre in Carnia.
A Udine si inizia con il CISM – Centro Internazionale di Scienze Meccaniche, la più importante istituzione scientifica non universitaria del Friuli, che ha sede nel prestigioso Palazzo Antonini Mangilli del Torso (Piazza Garibaldi). Attivo oggi in ambito sia internazionale sia locale, fu fondato nel 1968 per volontà di Luigi Sobrero, professore di Meccanica Razionale a Trieste che ebbe l’idea di costituire a Udine un centro internazionale di studi avanzati dedicato alle Scienze Meccaniche e alle discipline a esse collegate. Si partirà dall’androne per entrare nell’edificio con una prima tappa nel cortile; poi si continuerà all’interno attraverso l’importante scalone in pietra impreziosito da statue, procedendo attraverso le diverse sale quasi interamente affrescate. Di particolare rilevanza il corridoio di collegamento tra le due ali dell’edificio, interamente decorato a parete e soffitto nel 1786 con affreschi attribuiti ad Andrea Urbani, a Francesco Chiarottini e a Giuseppe Morelli. Spettacolare è la sala dei divani, ex sala da ballo nella quale nel 1935 si svolse l’ultimo grande avvenimento mondano: il ballo organizzato dal conte Enrico del Torso in onore del Principe di Piemonte in visita alla città.
Dettagli:
Orari di visita: sabato 22 e domenica 23 marzo dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 17.30 (ultimo ingresso alle 16.30). Gruppi di massimo 15 persone, con partenze ogni 20 minuti. Visite a cura degli Apprendisti Ciceroni® del Liceo Scientifico Statale “Niccolò Copernico” e dell’Educandato Statale “Collegio Uccellis”. Contributo minimo suggerito a partire da 3€.
Ingresso solo per Iscritti FAI a Palazzo della Porta (
Via Treppo, 7-9), sede della Curia Arcivescovile di Udine, è un tipico esempio di architettura civile tardo seicentesca in Friuli, uno degli edifici più prestigiosi della città. Il palazzo udinese dei Conti della Porta descrive le forme della tipica casa nobiliare udinese del tempo, costituita da tre piani sormontati da una mansarda a timpano. La struttura è caratterizzata da una certa linearità soprattutto nella parte centrale; i prospetti del fabbricato principale terminano con l’alto cornicione dentellato del tetto. Sulla sinistra del prospetto un alto portone conduce al cortile. Internamente sono presenti tele del pittore carnico Antonio Faci e affreschi di Giulio Quaglio. Si potranno scoprire forme robuste e magniloquenti, figure gigantesche fortemente chiaroscurate, nonché l’importante opera del Quaglio che impreziosisce in particolare la loggetta, pregevolmente affrescata nel 1692 e che oggi costituisce la parte più interessante dell’edificio.
Dettagli:
Orari di visita: sabato 22 e domenica 23 marzo dalle 14 alle 17.30 (ultimo ingresso alle 17). Gruppi di massimo 15 persone, con partenze ogni 20 minuti. Visite a cura degli Apprendisti Ciceroni® del Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”.Contributo minimo suggerito a partire da 3€.
La Stamperia d’arte Albicocco (via Ermes di Colloredo) raccoglie storia, arte e cultura in uno dei più improbabili luoghi udinesi. Situata al piano terra dell’edificio che accoglie l’ex Cinema Capitol, passa inosservata alla frenesia della vita cittadina. L’attività nasce nel 1974 a Udine ad opera di Corrado Albicocco e Federico Santini ed è specializzata nella stampa d’arte calcografica, lavorando per numerosi artisti di fama internazionale, tra i quali Giuseppe Zigaina, Giuseppe Santomaso, Emilio Vedova, Jiri Kolar e Piero Dorazio. Nel 1994 Corrado Albicocco lascia la stamperia per aprire quella che diventa la Stamperia d’arte Albicocco, e nasce il suo sodalizio con numerosi artisti di una nuova generazione che apporteranno al mondo della grafica nuova linfa e vitalità. Si affacciano nella stamperia udinese autori delle officine milanesi e romane e molti altri artisti di fama internazionale.
Dettagli:
Orari di visita: sabato 22 e domenica 23 marzo dalle 10 alle 12.30 e dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.30). Gruppi di massimo 20 persone, con partenze ogni 30 minuti. Visite a cura di Corrado e Gianluca Albicocco e degli Apprendisti Ciceroni® del Liceo Artistico “Sello”. Contributo minimo a partire da 5€.
Il tour si chiude nel cuore della città dove si erge il Palazzo del Monte di Pietà, uno degli edifici più imponenti e maestosi della città. Al piano terra, al di sotto del porticato, incorniciata da un portale scultore, è incastonata la Cappella di Santa Maria del Monte di Pietà, prezioso scrigno custode degli affreschi di uno dei pittori più importanti di Udine: Giulio Quaglio, oriundo da Como. L’artista nel 1694 affrescò le pareti con episodi della Passione di Cristo e la volta con episodi della vita della Madonna. I visitatori potranno ammirare i suoi affreschi che decorano interamente le pareti e la volta della chiesetta di Santa Maria del Monte, un piccolo scrigno seicentesco.
Dettagli:
Orari di visita: sabato 22 e domenica 23 marzo dalle 10.30 alle 17.30 (ultimo ingresso alle 17). Gruppi di massimo 12 persone, con partenze ogni 20 minuti. Visite a cura di Corrado e Gianluca Albicocco e degli Apprendisti Ciceroni® dell’Istituto Tecnico Commerciale “Antonio Zanon” e dei Licei “Bertoni”. Contributo minimo suggerito a partire da 3€.
A Socchieve, nome che deriva dal latino “sub clivo” per diventare “sot la cleva” per indicare la posizione sotto il colle, si trova la Chiesa di San Martino: monumento nazionale che presenta nel presbiterio un importante ciclo di affreschi di Gianfrancesco da Tolmezzo, il maggior pittore carnico del Rinascimento. I recenti lavori di restauro hanno messo in luce tracce di precedenti costruzioni; il primo impianto potrebbe risalire al VII secolo, nel basamento dell’abside e nella sacrestia sono stati rinvenuti resti di affreschi romanici che raffigurano un Cristo in mandorla con simboli degli Evangelisti e lacerti di immagini di Apostoli e santi. La chiesa è stata consacrata nel 1490 e dall’interno si gode una visuale privilegiata sulla valle del Tagliamento e sul nucleo abitato di Socchieve. La chiesa è inserita nel censimento nazionale “I Luoghi del Cuore”.
Dettagli:
Orari di visita: sabato 22 e domenica 23 marzo dalle 9.30 alle 17 (ultimo ingresso alle 16.30). Gruppi di massimo 20 persone, con partenze ogni 20 minuti. Contributo minimo suggerito a partire da 3€.
Nella frazione Mediis si trova la piccola ed elegante Chiesa di San Biagio. L’edificio risale all’ inizio del XVI secolo ed è preceduto da un portico con copertura a tre spioventi poggiante su pilastri in conglomerato carnico. Presenta un’aula a pianta rettangolare, un’abside a pianta quadrata con soffitto a crociera e il campanile a vela con la bifora in stile barocco ad ornare la facciata. La chiesa conserva all’ interno un ciclo di affreschi di periodo proto rinascimentale, attribuiti alla celebre Scuola Tolmezzina e realizzati presumibilmente tra gli ultimi anni del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Il 26 luglio 1515 Daniele De Rubeis, vescovo di Caorle e incaricato del patriarca, consacrò la chiesa, come risulta dalla relativa bolla. Il disastroso terremoto del 1976 ferì anche questa chiesa, che fu oggetto di diversi interventi di restauro e consolidamento, fino a che l’11 agosto del 1989, quando il vescovo ausiliario Pietro Brollo riconsacrò la chiesa consegnandola al culto. Grazie al Comitato Gianfrancesco da Tolmezzo sarà possibile ammirare la chiesa e, nello specifico, gli affreschi e l’imponente flugelaltar, altare ligneo a sportelli tipico dell’area nordica, opera dell’altoatesino Michael Parth da Brunico (1488-1560).
Dettagli:
Orari di visita: sabato 22 e domenica 23 marzo dalle 9.30 alle 17 (ultimo ingresso alle 16.30). Visite a cura del Comitato Gianfrancesco da Tolmezzo. Contributo minimo suggerito a partire da 3€.
In zona Nonta si trova l’Atelier dell’artista Barbara Picotti, che nel 1998, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, è ritornata in Carnia e ha deciso di ristrutturare la casa di famiglia del 1600 per farne il proprio laboratorio/stamperia d’arte. Si tratta di un’abitazione dalla caratteristica forma a ferro di cavallo che si compone di varie sezioni: la casa padronale, sede dell’attuale osteria con cucina, le stalle, il fienile, il forno, la macelleria e la liscivaia. La bisnonna Regina racconta che è stata anche ricovero per i cavalli dei cosacchi nel 1944/45. Barbara Picotti ha lavorato per il pubblico e il privato, ha esposto in Italia e all’estero, ricevendo premi e riconoscimenti; è anche un’illustratrice che ha lavorato marchi commerciali (Bonomelli, Cannamela, Polenta Valsugana, Auricchio) e in campo editoriale (Electa Mondadori e Panda Edizioni).
Dettagli:
Orari di visita: sabato 22 e domenica 23 marzo dalle 9.30 alle 17 (ultimo ingresso alle 16). Gruppi di massimo 10 persone, con partenze ogni 60 minuti. Visite a cura di Barbara Picotti. Contributo libero a partire da 5€.
Il Gruppo FAI di Palmanova propone due aperture.
A Palmanova sarà possibile visitare le “mine” veneziane e francesi, che rappresentano un interessante esempio di sistema fortificato integrato e possono essere inserite in una più ampia passeggiata alla scoperta dell’intero sistema difensivo. Si tratta di una rete di gallerie costruita con l’intento di permettere ai difensori della fortezza di Palmanova di raggiungere qualsiasi punto della struttura senza essere visti o rischiare di venire colpiti. L’idea fu del provveditore di Palma, Girolamo Corner, e furono realizzate nel 1674/75. Durante il periodo di dominazione napoleonica furono poi ampliate, con la costruzione di postazioni coperte in asse con i baluardi e costituivano il terzo giro del sistema fortificato. Le mine hanno la forma di un tridente in cui il ramo centrale prende l’avvio dal muro di controscarpa, il parapetto che protegge il lato esterno del fossato e che corre lungo la strada coperta e giunge fino al vertice del rivellino. Interessano tutti i nove rivellini della seconda cinta veneziana, costituita da terrapieni di forma triangolare posti di fronte alle cortine allo scopo di occultare le porte cittadine e tenere sotto controllo lo spazio del fossato. Le lunette napoleoniche, postazioni coperte in asse con i baluardi, consistono in terrapieni di forma pentagonale che presentano un sistema di casematte. Ogni casamatta centrale delle nove lunette, detta “caponiera”, presenta tre livelli ed è collegata tramite una galleria sotterranea alla strada coperta del fossato.
Dettagli:
Orari di visita: dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.30). Turni di visita ogni 30 minuti. Gruppi di massimo 20 persone. Visite a cura degli Apprendisti Ciceroni® dell’Istituto Tecnico “Mattei” di Palmanova. Contributo minimo suggerito a partire da 3€.
A San Vito al Torre (frazione di Nogaredo al Torre) si potrà visitare Villa Gorgo, costruita nel Settecento, quando la famiglia dei Conti Gorgo, già al servizio della Serenissima fin dal 1468, ricevette l’incarico di fortificare il basso corso del Torre e dell’Isonzo. I conti rimasero i custodi della posta, del cambio dei cavalli del guado e, soprattutto, del guado: luogo strategico perché rappresentava il punto obbligato per passare dai territori della Serenissima Repubblica di Venezia a quelli imperiali, oltre che il punto di accessibilità più facile e vulnerabile verso i Balcani e i territori austriaci. Il borgo è ancora uguale: il campanile della chiesa di Sant’Andrea con il suo campiello, la strada che si allarga per la sosta delle carrozze e il cambio dei cavalli, con sullo sfondo la monumentale facciata della Grande Scuderia. Proseguendo sulla strada verso l’Albergo si costeggia il secondo borgo della villa che risvolta lungo l’argine. Un lungo campo alberato circondato dalla corte d’onore di Villa Gorgo e dai suoi borghi antichi in sasso e mattoni. La facciata della villa, chiusa tra due barchesse, celebrava e contemporaneamente nascondeva, la dimora estiva del conte imperiale. La vera quinta finale di questa composta e armoniosa scenografia settecentesca è la facciata affrescata della Grande Scuderia.
Dettagli:
Orari di visita: dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.30). Turni di visita ogni 30 minuti. Gruppi di massimo 20 persone. Visite a cura degli Apprendisti Ciceroni® del Liceo Scientifico “A. Einstein” di Cervignano del Friuli. La Villa è facilmente raggiungibile sia in auto che in bicicletta. Contributo minimo suggerito a partire da 3€.
Il Gruppo FAI di Cividale del Friuli porta alla scoperta di due luoghi speciali.
Tra il comune di Remanzacco e quello di Faedis si potrà visitare Casaforte di Bergum, raggiungibile sia da Ziracco di Remanzacco sia da Campeglio di Faedis. Oggi della famiglia Serafini, rappresenta un rarissimo esempio di borgo medievale fortificato del Friuli Venezia Giulia che comprende la casa padronale (Domus), una torre e varie costruzioni rustiche. Contiene sorprendenti reperti, come il fregio dell’affresco del Leone di San Marco che richiama la Serenissima oppure “lo zoccoletto”, dichiarata la calzatura più antica di tutta la nostra regione. La splendida cucina rimasta come un tempo permetterà di fare un viaggio nell’enogastronomia medievale e scoprire il ricettario di Martino da Como, il cuoco più importante della zona nel 1409, i tacuina sanitatis e le miniature degli stessi grazie a Studio Vellum della vicina Cividale. Oltre alla scoperta della zona padronale e delle dipendenze in un percorso storico, si avrà accesso a una singolare mostra di ceramiche medioevali e all’approfondimento botanico del giardino, dove sono presenti piante secolari inserite nel catalogo regionale degli Alberi Monumentali. Infine, sotto l’antico gelso del grande cortile, gli Scampinotadòrs di Vuelis, di Rualis e del Goriziano grazie a un castello di campane faranno ascoltare e provare l’antica maestria dei Campanari, la cui arte musicale è da poco inserita dall’UNESCO nell’elenco dei Beni Immateriali dell’Umanità. E per concludere nel cortile antistante la torre sarà presente una “taverna” curata dall’Associazione Volontaria tra Viticoltori di Refosco di Faedis e dalla Pro Loco di Valle di Soffumbergo.
Dettagli:
Orari di visita: sabato 22 e domenica 23 marzo dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.30). Durata delle visite: 40 minuti circa. Gruppi di 25 persone. Partenze ogni 30 minuti. Tour naturalistico/botanico: partenza ogni ora. Contributo minimo suggerito a partire da 5€.
In zona Collevillano di Faedis, poco distante, si trova il Vigneto Storico di Faedis (Strada Casali Bertossi): un vero museo a cielo aperto della coltivazione della vite che da sempre contraddistingue questo lembo delle colline del Friuli. Si tratta di un vigneto messo a dimora nel 1896 dalla Famiglia Zani, a tutt’oggi proprietaria della tenuta. Coltivato e curato secondo le antiche tecniche vitivinicole, raccoglie ben 30 diverse varietà di vitigni, alcuni molto rari e rappresenta una banca genetica davvero prestigiosa. Il titolo dato al percorso di visita è Immagini E Tradizioni: insieme al proprietario, ad alcuni soci dell’Associazione Volontaria tra Viticoltori di Refosco di Faedis e agli Apprendisti Ciceroni porterà a scoprire anche un’esposizione di fotografie storiche e attrezzi agricoli. Qui la vite non è solo coltura, ma anche cultura: in questo piccolo angolo del Friuli ogni ceppo contorto è una scultura vivente modellata non solo dal tempo atmosferico e cronologico, ma anche dalla mano rispettosa e cosciente dell’uomo.
Dettagli:
Orari di visita: sabato 22 e domenica 23 marzo dalle 10 alle 13; domenica 24 dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.30. Visite a cura del proprietario, dell’Associazione Volontaria tra Viticoltori di Refosco di Faedis e degli Apprendisti Ciceroni dell’ISIS “Paolino d’Aquileia” di Cividale del Friuli. Contributo libero a partire da 3€.
Evento speciale:
Sabato 22 marzo alle 18.45 presso la Domus della Casaforte di Bergum si svolgerà l’evento Maestro Martino e il Refosco di Faedis: gusti nei secoli in “Nome della Rosa” dedicato alla scoperta dell’arte culinaria antica attraverso opere letterarie di grande pregio: il “De Arte Coquinaria” e “Libro de Cosina” del 1400 di Martino de’ Rossi (primo grande cuoco redattore di un ricettario moderno) e il “De honesta voluptate e valetudine” del 1480 dell’umanista Bartolomeo Sacchi detto Platina che riprende, riscrive e commenta le ricette di Maestro Martino. Nel corso della serata storie, aneddoti e letture da carte e libri antichi, che rimandano alla memoria il celebre romanzo “Il nome della Rosa” di Umberto Eco. Interventi di Elisa Morandini, direttrice del Museo Cristiano di Cividale del Friuli, e di Stefano Cosma, direttore della rivista mensile Fuocolento, alla presenza delle preziose copie anastatiche del manoscritto di Maestro Martino e del libro del Platina (primo libro stampato a Cividale del Friuli nel 1480 da Gerardo di Fiandra e di cui una copia è conservata nel Museo Archeologico della città). Al termine degustazione di Refosco di Faedis, simbolo della zona guidata dall’”Associazione Volontaria tra Viticoltori di Refosco di Faedis” e da Wayne Young. A seguire l’assaggio di tre pietanze tratte dall’antico ricettario di Maestro Martino e preparate dal Cuoco chef Daniele Cinel, in collaborazione con la Cooperativa sociale Arte e Libro che si occupa di inclusione lavorativa per persone con disabilità o svantaggiate.
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