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martedì, 29 Novembre 2022

Migranti, in VI commissione illustrata pdln con criteri più stringenti su ricongiungimenti

06.10.2022 – 19.00 – Modificare le norme nazionali sull’immigrazione introducendo regole più stringenti sui ricongiungimenti familiari. Che diventerebbero possibili solo in presenza di un reddito più alto di quello previsto oggi (8.700 euro lordi all’anno per portare in Italia una persona, 11.900 per due persone), di un contratto di due anni per i lavoratori dipendenti, di una permanenza minima di 48 mesi sul territorio nazionale, dell’obbligo di registrazione del matrimonio contratto in patria e di un certificato di idoneità dell’alloggio in cui si va ad abitare.

È questo il contenuto della proposta di legge nazionale (pdln) illustrata oggi dal primo firmatario Antonio Calligaris (Lega) ai consiglieri della VI Commissione, radunati in aula dal presidente Giuseppe Sibau (Progetto Fvg/Ar). Una seduta che si è conclusa con il parere contrario a maggioranza (Centrodestra per il no, tutte le Opposizioni invece a favore) a un’altra pdln sul tema dell’immigrazione, proposta da Furio Honsell (Open Sinistra Fvg) e diretta a includere la denuncia di nascita e l’emanazione del relativo certificato tra gli atti consentiti dalla legge anche in assenza di permesso di soggiorno dei genitori.

Calligaris ha motivato la sua proposta con la necessità “di aderire nella sostanza alla direttiva europea 2.386, la quale prevede che gli Stati possano chiedere al soggiornante se è in grado di mantenere se stesso e i suoi familiari senza ricorrere al sistema di assistenza sociale del Paese ospitante. Le cifre oggi richieste per i ricongiungimenti sono così basse che inevitabilmente i familiari, una volta in Italia, devono rivolgersi ai servizi comunali”. “Si tratta – ha detto ancora il consigliere leghista, facendo riferimento nello specifico alla situazione di Monfalcone, dove la percentuale di stranieri è di circa il 30 per cento – di una bomba sociale che ci siamo costruiti da soli, e che dobbiamo disinnescare al più presto”.

Analoghi concetti sono stati espressi, durante lo spazio delle audizioni, dal sindaco di Monfalcone, Anna Maria Cisint. “Il welfare del mio Comune – ha detto, collegata in videoconferenza – è destinato in modo quasi totale a supportare servizi per persone extracomunitarie: il 77,7 per cento dei contributi scolastici nel 2021, il 100 per cento nel 2019 e nel 2020, il 55 per cento del budget per gli alloggi nel 2019, il 49 per cento nel 2020 e il 41 per cento nel 2021. Oggi in città ci sono circa 9mila stranieri, in grande prevalenza provenienti dal Bangladesh, e abbiamo verificato che ciascun lavoratore porta in Italia mediamente 5-6 persone. È impossibile – ha aggiunto Cisint – assicurare una vita dignitosa a tante persone con meno di 1.000 euro lordi al mese. Tanto è vero ci sono alloggi occupati anche da 15 persone, l’abbiamo scoperto grazie a un’analisi dettagliata delle situazioni di sovraffollamento”.

Decisamente contrario alla proposta di legge invece Gianfranco Schiavone, del Consorzio italiano di solidarietà-Ufficio rifugiati onlus. “Il diritto al ricongiungimento verrebbe stravolto dalle modifiche che sono state proposte. E la direttiva europea prevede che gli Stati debbano tenere conto delle loro soglie minime per retribuzioni e pensioni: il reddito annuo pari all’assegno sociale è un parametro ufficiale, e non si può decidere che è troppo basso in questa situazione e in altre no, in quanto si creerebbero disparità di trattamento. Stesso discorso per la richiesta di contratti lunghi e stabili: il contratto a tempo determinato in base alle nostre norme non è un rapporto di lavoro precario”. In sostanza, Schiavone ritiene che si tratti di una pdln “palesemente illegittima”.

Dorino Favot, presidente dell’Anci, considera invece “apprezzabile lo sforzo di allineamento della norma ai princìpi europei”. E auspica che questo “consenta di agevolare il grande lavoro degli uffici comunali che si occupano di queste materie”. Per l’Anusca (Associazione nazionale ufficiali di stato civile e anagrafe, rappresentata da Davide Civic) è importante che la nuova norma “porti chiarezza, in modo da sapere con esattezza a che condizioni il soggiorno è regolare”.

Anche se eravamo solo in sede di illustrazione e non ancora di esame della proposta di legge, diversi consiglieri hanno chiesto chiarimenti, arricchendo il dibattito con nuovi argomenti. Andrea Ussai (M5S) ha ipotizzato di adottare, come altri Stati, il requisito della conoscenza minima della lingua per gli immigrati che arrivano in Italia (proposta apprezzata da Calligaris), ma ha anche messo in guardia dal pericolo di “violare la direttiva europea”, chiedendo di tener conto delle sentenze della Corte europea di giustizia.

Il collega di gruppo Mauro Capozzella ha invece chiesto al sindaco di Monfalcone “quale sia il Pil attribuibile agli immigrati” che vivono e lavorano nella città dei cantieri. “La città ha i redditi più bassi di tutta la regione”, gli ha risposto Cisint, “e per ogni lavoratore ci sono altre 5-6 persone senza reddito in casa. Senza contare che ci ritroviamo a scuola classi di 23-24 bambini non italofoni, e rischiamo di creare dei ghetti”. “Ne concludo che lei considera i 9mila stranieri che vivono a Monfalcone totalmente parassitari”, ha controreplicato il pentastellato Capozzella.

“La realtà di Monfalcone è particolare – ha osservato Chiara Da Giau del Pd – ma non possiamo proporre una pdln nazionale solo per questa ragione. Forse è possibile individuare correttivi efficaci a livello regionale e locale”. “Questa proposta di legge – le ha fatto eco Honsell – non sembra appropriata a risolvere il problema, perché varrebbe per situazioni future e non per quelle di oggi”.

L’assessore Pierpaolo Roberti – titolare della delega all’Immigrazione – ha motivato il sì della Giunta alla pdln preannunciando alcuni emendamenti: “Ritengo giusto – ha premesso – garantire il ricongiungimento, perché se uno straniero lavora qui da noi vuol dire che si sta integrando, e il fatto di poter portare in Italia i familiari agevola quel processo. Ma ci si integra davvero solo se si è capaci di mantenere la famiglia, e con le cifre previste oggi dalla legge  questo non è possibil. L’Istat – ha riferito ancora Roberti – ha stabilito che una famiglia di due persone vive sotto la soglia di povertà se ha un reddito annuo netto di 13.200 euro, ed è dunque paradossale che un immigrato possa ricongiungere una persona guadagnandone 8.mila lordi all’anno”. “Stiamo dunque solo cercando di correggere quel che non funziona, cercando di ragionare su fatti concreti e non in termini ideologici”, ha concluso l’esponente dell’Esecutivo.

Una frase che gli è stata poi rinfacciata da Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per l’Autonomia, dopo che Calligaris aveva anticipato il voto contrario della Lega alla già citata pdln di Honsell, “per noi sbagliata a livello concettuale: i migranti privi di permesso di soggiorno non devono stare in Italia se non ne hanno diritto”. “È come dire che le colpe dei padri devono ricadere sui figli – ha protestato Moretuzzo – perché così si nega a un bambino il diritto di registrare la nascita. Meno male che l’assessore aveva invitato a uscire dai ragionamenti ideologici…”.

“Profonda delusione” ha espresso invece Honsell per il voto contrario alla sua proposta, che autorizza denuncia di nascita e certificato anche ai figli di chi non ha il permesso di soggiorno, una modifica alla norma considerata “un atto di civiltà nel rispetto dei diritti dei bambini”. Il consigliere di Open ha annunciato di voler comunque portare in Aula la sua pdln.

A margine della seduta, sono diversi i consiglieri che si sono espressi sull’argomento. Il leghista Calligaris ha spiegato che la pdln serve a “rendere la disciplina dei ricongiungimenti familiari più in linea con le norme europee e con le disposizione di altri Stati membri dell’Unione” e che al momento la normativa italiana non è efficace nel garantire che il richiedente ‘disponga di risorse stabili e regolari sufficienti per mantenere sé stesso e i suoi familiari senza ricorrere al sistema di assistenza sociale dello Stato membro interessato”. Con questa norma, spiega Calligaris, “si favorirà un modello di immigrazione realmente basato sull’integrazione e contestualmente si supereranno diverse incongruenze che l’attuale normativa presenta”.

“Di fronte a problemi che tutti noi riconosciamo come reali e che dovrebbero essere affrontati in modo aperto, le soluzioni paiono essere sempre quelle di porre maggiori ostacoli” è invece il commento della dem Da Giau, che sottolinea come la pdln illustrata in commissione “delinea come sola soluzione del problema la contrazione del diritto al ricongiungimento. Riteniamo più opportuno ed efficace pensare invece a iniziative volte all’emancipazione di mogli e madri e al loro inserimento nel mondo del lavoro e all’integrazione dei figli nei percorsi scolastici”.

“Purtroppo, ancora una volta la Maggioranza di questo Consiglio non ha votato a favore di una norma di civiltà.” è stato il duro commento di Honsell sulla bocciatura della sua pdln. “Ha preferito bocciare questa Pdln per cavalcare l’ideologia xenofoba, senza capire che si tratta di una norma che non riguarda il fenomeno dell’immigrazione, ma solamente la dignità di un bambino innocente che quindi dovrà rimanere nascosto”. Sulla pdln illustrata dal collega leghista, invece, Honsell ha detto che “si tratta di una norma scritta senza conoscere le altre norme vigenti e in aperta violazione della Carta europea dei diritti dell’uomo. Esprimo sconcerto – chiosa Honsell – che a fronte della complessità delle problematiche legate ai lavoratori immigrati, la maggioranza di Centrodestra sappia solo proporre misure che umiliano e discriminano i lavoratori stranieri che lavorano nelle aziende che contribuiscono al Pil regionale, come Fincantieri.”. “La Maggioranza – è invece il commento dell’autonomista Morettuzzo – a partire proprio dalla Lega, è prigioniera dei suoi slogan elettorali”.
[c.s.]

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