lunedì, 29 Novembre 2021
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 Fotografia Zeropixel 2021: un lungo viaggio verso la Carnia

02.11.2021 – 13.13 – Saranno 99 i fotografi coinvolti e oltre 250 le immagini che verranno presentate per l’ottava edizione di Fotografia Zeropixel, il festival della fotografia senza il digitale in programma dal 5 novembre all’8 dicembre 2021. Dedicato quest’anno al tema “Body/Corpo”, il festival esplorerà questo termine dall’etimologia estremamente varia, presentando una panoramica d’immagini e interpretazioni che andranno oltre la fisicità umana e racconteranno tanti modi diversi di concepirlo, in un viaggio tra Italia, Slovenia, Croazia, Germania, Messico, Giappone e Stati Uniti.
Fotografia Zeropixel quest’anno proporrà 23 eventi dedicati alla ricerca in fotografia e alle sue contaminazioni creative con letteratura, filosofia, antropologia, matematica e fisica. Pensato per tutti coloro che desiderano esplorare il mondo ai sali d’argento, offrirà 13 mostre internazionali, tra collettive e personali, 6 laboratori e 7 conferenze e incontri con gli autori. Il festival, che si avvale di collaborazioni internazionali, si svilupperà su più sedi tra Trieste, Ronchi dei Legionari, Gorizia e Tolmezzo. A ospitare gran parte delle iniziative, tra cui ben nove esposizioni su circa 1500 metri quadrati, sarà il Magazzino 26 sito in Porto Vecchio, a Trieste. Tra i numerosi ospiti e fotografi che parteciperanno con i loro scatti Letizia Battaglia, Francesco Cito, Borut Peterlin, Roberto Kusterle, Sergio Scabar, Ellen Goodman, Gigliola Di Piazza, Jan Schlegel.
Tutti gli eventi di Fotografia Zeropixel sono gratuiti. Per i laboratori è obbligatoria la prenotazione alla mail [email protected] (indicando nome, cognome, attività che si vuole seguire e data). Il calendario è disponibile sul sito www.fotografiazeropixel.it. L’accesso agli spazi è consentito, come da normativa vigente, previa presentazione del Green pass.

Organizzato da Associazione Acquamarina, Fotografia Zeropixel quest’anno ha ampliato ancora le sue collaborazioni internazionali, con nuove partnership prestigiose al di qua e al di là degli oceani – con l’associazione Gabinete fotográfico di Puebla (Messico), l’associazione 120Love di Tokyo (Giappone), la Galerija Fotografija di Lubiana (Slovenia) – che si aggiungono a quelle consolidate con la Biblioteca Statale “Stelio Crise” di Trieste, la Grin Gallery di Umago (Croazia), e, in Italia, con il Circolo Culturale Fotografico Carnico, l’Associazione Fotonomia di Firenze che organizza anch’essa un festival fotografico analogico, l’Associazione Silver Age, l’Associazione Prologo, l’Associazione Leali delle Notizie, lo Spazio d’arte trart, l’Associazione TriesteAltruista e RDT Radio Station di Trieste.

LE MOSTRE

Ad aprire il festival sarà venerdì 5 novembre alle 18, al Magazzino 26il vernissage di sei esposizioni internazionali, a partire dalla collettiva tematica “Body/Corpo”, curata da Fabio Rinaldi e Giacomo Frullani, che offrirà le visioni personali e inedite di 65 fotografi di diverse nazionalità, tra cui spiccano i nomi di Letizia Battaglia, Francesco Cito, Shobha, Roberto Kusterle e Sergio Scabar, realizzate con le tecniche più svariate della fotografia chimica e istantanea. Non soltanto rispetto alla scorsa edizione è raddoppiato il numero dei fotografi che si potranno apprezzare, ma grazie al tema, che si presta alle più varie interpretazioni, e alla sempre presente soggettività del fotografo, è sorprendente la diversità degli scatti che si potranno visionare.

Nello stesso giorno e orario sarà inaugurata la collettiva di autori messicani “Descifrar los lenguajes del cuerpo” (Decifrare i linguaggi del corpo), a cura di Angela Arzignaga Gonzáles. La mostra raccoglie gli scatti di dieci fotografi parte del gruppo “Plateros 1839”. Con più di un decennio di studio e pratica delle tecniche fotografiche storiche del XIX secolo, il gruppo invita a un viaggio tra varie interpretazioni del corpo e della sua rappresentazione nell’arte, attraverso alcune delle tecniche utilizzate dai fotografi del XIX secolo. Ogni autore ci regala uno sguardo diverso e particolare sul corpo e un modo di interpretare le caratteristiche di ogni tecnica.

Vengono dal Giappone invece i cinque fotografi riuniti nella collettiva dal titolo “Ishi no ue nimo san nen” (Seduto su una roccia per tre anni), a cura di Paul del Rosario. Il titolo della mostra è quello di un celebre proverbio giapponese, (石の上にも三年), che si traduce letteralmente in “sedersi su una roccia per tre anni”. A dicembre saranno passati infatti tre anni da quando il Sars-COV-2 è stato identificato per la prima volta e non siamo ancora tornati alla normalità. Ma se ci sedessimo su una fredda roccia per tre anni alla fine questa diventerebbe calda e forse un po’ più sopportabile: è un inno alla resilienza, allo sforzo paziente che può trasformarsi in qualcosa di positivo.

Un’altra collettiva dedicata al tema, “The body as a point of view” (Il corpo come punto di vista), proviene dalla Slovenia è curata da Barbara e Hana Čeferin e presenta gli scatti di sei fotografi. “Quando esaminiamo la selezione degli artisti sloveni che oggi si occupano del corpo sembra che non si occupino più dei suoi significati – sostiene Hana Čeferin -. Il corpo maschile e femminile sono agenti di forma piuttosto che di significato, porte d’ingresso nell’esplorazione del mezzo stesso”. L’esposizione slovena mira a mostrare i molteplici modi di avvicinarsi al corpo umano, attraverso una selezione di fotografie differenti per periodo di produzione, background, età, genere e interessi: il denominatore comune è la passione per la fotografia analogica e il mezzo come forma d’arte.

Quattro sono invece i fotografi della collettiva croata “Le Muse”, curata da Robert Sironi e dedicata alla bellezza del corpo femminile. Fin dalla antica Venere di Willendorf, le donne e il corpo femminile sono stati il motivo nelle belle arti. Il dipinto che in molti considerano il più famoso e bello al mondo è un ritratto di una donna – la Gioconda, di Leonardo da Vinci. Poi la “Ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer, la “Ballerina” di Degas, la Marilyn Monroe dalle immagini di Andy Warhol.

Al Magazzino 26 infine si potrà visionare la mostra “Corpo in fotografia”, a cura di Dino Zanier. A esporre sono Ivano Quintavalle, Riccardo Toffoletti, Igor Francesco Tullio, Daniele Sandri, Dino Zanier. “La fotografia – scrive Zanier – a buon diritto può essere considerata la carta d’identità della cultura dell’epoca e il corpo la rappresentazione più completa”. Riccardo Toffoletti elabora il suo personale, poetico linguaggio sul corpo, mentre Ivano Quintavalle, con Il corpo in scena proietta la sua indagine sulla “doppia finzione: della messa in posa e della messa in scena” del corpo che si trasforma nel teatro. Tullio Igor Francesco ci riporta invece alla materialità del fisico con i suoi negativi-calco della pelle.
Domenica 14 novembre alle 18, sempre al Magazzino 26, verranno inaugurate altre tre esposizioni, stavolta personali: “The Middle Ground Between Light and Shadow“, di Ellen Goodman, “Casino… è” di Gigliola Di Piazza e “I Vattienti di Nocera Terinese”, di Daniele Papa.

Curata da Giacomo Frullani e Annamaria Castellan, “The Middle Ground Between Light and Shadow” (La terra di mezzo tra luce e ombra), è la personale della fotografa statunitense Ellen Goodman, vincitrice del premio Scabar 2020. Il riconoscimento, alla sua seconda edizione, viene attribuito dalla giuria (composta da Angela Madesani, Lucia Comuzzi Scabar e Michele Smargiassi) a un autore che abbia saputo incarnare lo spirito del grande artista isontino, tra i principali interpreti della fotografia italiana contemporanea. “The Middle Ground Between Light and Shadow”, un riferimento alla serie antologica di Rod Serling “The Twilight Zone”, esplora una serie di idee “fantascientifiche”. La mostra invita lo spettatore a considerare curiosità e possibilità dell’immaginazione, finzioni che un giorno potrebbero diventare realtà. La serie di fotografie presentata è stata creata sperimentando con l’acqua, la nebbia e la luce e ha cercato di catturare uno scorcio della magia che sta accadendo intorno a noi, ma che spesso non si vede.

Casino… è”, personale curata da Dino Zanier e Vincenzo Marzocchini della reporter friulana Gigliola Di Piazza, recentemente scomparsa, è una riflessione sul fenomeno sociale delle famigerate case chiuse. Un’opera fotografica articolata in sequenze, con un linguaggio tendente a fondere il documento, l’indagine e la sperimentazione artistica. Di Piazza “analizza attraverso l’obiettivo gli ambienti, gli oggetti d’arredo e quelli inerenti al mestiere più antico del mondo, fotografa i cataloghi, le immagini promozionali della merce umana da proporre ai clienti”, scrive il critico Vicenzo Marzocchini. Con l’aiuto di una modella ricostruisce alcuni cliché tipici della donna di mestiere, ma anche momenti di intimità personale e di dialogo confidenziale tra le ospitanti. La sua è una ricostruzione minuziosa, ma anche fantasiosa ed elegantemente erotica, di un ambiente e un atteggiamento sempre esistito, che si è consolidato fino al parossismo durante il fascismo.

Curata da Dino Zanier e Vincenzo Marzocchini, l’esposizione di Daniele Papa “I Vattienti di Nocera Terinese” è un reportage del 1982 che racconta per immagini la storia di una tradizione ancora molto viva in Calabria, i riti di autoflagellazione a sangue. Questa pratica penitenziale fu osteggiata, con mezzi anche violenti, da alcuni vescovi modernisti negli anni Settanta: oggi perciò “i penitenti hanno aggiunto alla devozione l’orgoglio di difendere la dignità di un rito atavico e un ancestrale senso religioso a tutto tondo che il settorialismo moderno ha reso conturbante allo sguardo dell’uomo contemporaneo”, scrive dell’esposizione Franco Ferlaino (Cultura Antropologica UNICAL).

Queste nove mostre saranno visitabili fino all’8 dicembre il venerdì, il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. La personale di Ellen Goodman sarà riproposta anche alla Galleria Prologo di Gorizia, dal 7 al 21 gennaio 2022 (da lunedì a venerdì 16-19). La mostra collettiva “Corpo in fotografia” e le personali “Casino… è” di Gigliola Di Piazza e “I Vattienti di Nocera Terinese”, di Daniele Papa, verranno riproposte anche nella sala Cussigh di Palazzo Frisacco di Tolmezzo, dall’11 dicembre all’11 gennaio (da lunedì a sabato 10.30-12.30 e 15-17.30, domenica 14-18, chiuso il martedì).

La Mediateca La Cappella Underground (via Roma 19) ospiterà invece la personale di Daniele Sandri, street photographer milanese che autocostruisce le proprie fotocamere e gira l’Italia alla ricerca di scatti preziosi con il suo camper con camera oscura incorporata, il Piciuliti. Ne “I volti della scatola magica”, che sarà inaugurata giovedì 18 novembre alle 18 ed è curata da Annamaria Castellan, il fotografo presenta alcuni ritratti realizzati con le sue fotocamere, ciascuna delle quali viene battezzata con un nome. Quei manufatti unici, evidenzia il critico e fotografo Gabriele Chiesa, sono in grado di produrre immagini altrettanto originali per le persone che si lasciano coinvolgere nelle performance iconografiche di Sandri. L’esposizione sarà visitabile fino al 23 dicembre (dal lunedì al venerdì 11-19, martedì, mercoledì e giovedì 14-19).
Sarà un omaggio a Dante Alighieri, a settecento anni dalla sua scomparsa, la mostra personale di Enzo Tedeschi “Luoghi non luoghi”, che inaugurerà sabato 20 novembre alle 11 alla Biblioteca Statale Stelio Crise e sarà arricchita dalla conferenza “Il diavolo, realtà e fictio in Dante”, a cura di Vittorio Cozzoli, tra i massimi studiosi italiani dell’Alighieri. Insieme al relatore, autore dell’omonimo saggio, si esplorerà come l’esperienza del Maligno descritta da Dante nella sua narrativa (fiction, figurazione) non sia il frutto di un’invenzione fantasiosamente poetica, ma l’esposizione fenomenologica personale della realtà dantesca.

In mostra si potranno ammirare i lavori in bianco e nero di Tedeschi, che presentano forme poste in uno spazio indefinibile, “lettere” di un alfabeto simbolico e “figurine” che potrebbero essere umane: le “ombre” non entrano mai né in rapporto né in conflitto con le lettere. La mostra sarà aperta fino al 20 dicembre e visitabile negli orari della biblioteca

Sempre a Trieste, allo spazio d’arte trart (viale XX Settembre, 33), inaugurerà venerdì 26 novembre alle 18 la personale del fotografo tedesco Jan Schlegel, curata da Federica Luser e Giacomo Frullani, “Il corpo come opera d’arte”. Gli scatti raffinatissimi di Schlegel fissano la bellezza plastica di torsi di uomini e corpi di donne nella loro unicità di esseri umani. La scelta del bianco e nero il ritocco a pennello e la stampa al platino palladio, scrive Luser, gli permette di concentrare tutta la sua passione per quei corpi. Il soggetto è immobile davanti alla camera e a volte l’occhio del fotografo non vuole nemmeno incontrare i suoi occhi, ma si limita a raccontare la storia del suo corpo, che è una storia individuale, ma anche quella di un popolo o di una tribù che si esprime attraverso i segni e disegni dai significati più diversi. La mostra sarà visitabile dal 29 novembre all’8 gennaio 2022, dal lunedì al sabato dalle 17.30 alle 19.30

CONVEGNI, CONFERENZE E… FESTE

Cinque conferenze, un convegno e la tradizionale festa di chiusura “Rewind”: anche quest’anno a corollario delle mostre Fotografia Zeropixel proporrà una serie di iniziative per riflettere sull’arte fotografica. Si partirà domenica 7 novembre alle 17, in sala Luttazzi (Magazzino 26), con la conferenza della storica della fotografia Monica Mazzolini “Il corpo tra fotografia, scultura e scienza”.

Sabato 13 novembre alle 11, nella sala Bobi Bazlen del Museo Teatrale Schmidl, ci sarà la presentazione del volume “La Carnia di Antonelli – Ideologia e realtà”, con i curatori del libro Tarcisio Not e Marco Lepre e la responsabile della Biblioteca e Fototeca dei Civici Musei Claudia Colecchia, a cura del Circolo Culturale Fotografico Carnico e in collaborazione con i Civici Musei di Storia e Arte del Comune di Trieste. Si tratta del libro fotografico più rilevante per la Carnia, ristampato a quarant’anni dalla prima edizione.

Mercoledì 17 novembre alle 17, in Sala Luttazzi, si terrà la conferenza “Il mestiere del fotoreporter ieri, oggi e…domani?”, con il fotoreporter Francesco Cito e in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del FVG. Dagli anni ’70 al 2000 Francesco Cito ha documentato i fronti di guerra in Palestina, Cisgiordania, Afghanistan Arabia Saudita, Kuwait, Albania, Russia. Dell’Italia i tabloid gli pubblicheranno i fotoreportage sulla camorra. Per il suo lavoro ha ricevuto per due anni consecutivi il World Press Photo oltre ad altri prestigiosi premi.

Venerdì 19 novembre alle 17, sempre in Sala Luttazzi, è in calendario la videoproiezione “Il corpo stenopeico”, con Vincenzo Marzocchini e Dino Zanier del Circolo Culturale Fotografico Carnico. Il video raccoglie le sperimentazioni degli ultimi otto anni effettuate sul corpo mediante pellicole bianconero su vari modelli di macchine stenopeiche a fori singoli e multipli.

Venerdì 3 dicembre alle 17, in Sala Luttazzi, ci sarà la conferenza del giornalista e critico Michele Smargiassi “Cosa vogliamo vedere – L’etica del fotografo in contesti difficili”, realizzata in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del FVG. Una lezione-laboratorio in cui scorreranno decine di immagini controverse – su tre soggetti particolarmente sensibili: i poveri, i bambini, i migranti – per mettere alla prova l’etica del giornalista e quella del fotografo nel giudizio teorico, ma soprattutto nell’esperienza pratica della decisione professionale e civile a questa domanda: cosa vogliamo vedere?

Mercoledì 8 dicembre infine, alle 11 sempre in Sala Luttazzi, Fotografia Zeropixel si concluderà con “Rewind”, una festa in cui saranno proposti i momenti più salienti dell’edizione 2021 del festival con tante immagini e insieme a tutti i suoi protagonisti: fotografi, organizzatori e sostenitori.

WORKSHOP

Saranno 6 i laboratori proposti in questa edizione 2021 di Fotografia Zeropixel, tutti tranne uno all’interno del Magazzino 26 di Porto Vecchio.

Si partirà sabato 6 novembre alle 16, con il workshop “La stampa alla gomma bicromata”, tenuto dal premio Scabar 2019 Davide Dionisio. Dopo un’introduzione storica sulla tecnica della stampa che utilizza la gomma bicromata e sulla scelta di questo genere di stampa in epoca digitale, si passerà a una serie di prove pratiche.

Venerdì 12 novembre alle 16 sarà la volta di un laboratorio dedicato alle “Polaroid in grande formato”, con due maestri di questo genere fotografico, Ennio Demarin e Massimiliano Muner. Si tratta di un workshop introduttivo alla fotografia istantanea e alla magia del grande formato con banco ottico 8×10. I partecipanti verranno guidati allo scatto, allo sviluppo dell’immagine e alla sua lettura e conservazione.

Giovedì 25 novembre alle 16, alla Fototeca del Comune di Trieste (Palazzo Gopcevich – Via Rossini, 4), si terrà il laboratorio “Il corpo della fotografia”, con Barbara Cattaneo, Eugenia Di Rocco, Giovanni Emiliani dell’Associazione Fotonomia di Firenze e con Claudia Colecchia, responsabile della biblioteca e fototeca dei Civici Musei di Storia e Arte del Comune di Trieste. Sarà proposto un percorso nella storia della fotografia e delle sue tecniche attraverso l’osservazione diretta dei materiali della Fototeca dei Musei Civici.

Sabato 27 novembre alle 16, al Magazzino 26, sarà proposto un workshop dedicato alla “Introduzione alla stampa su carta salata”, con Barbara Cattaneo, Eugenia Di Rocco, Giovanni Emiliani dell’Associazione Fotonomia di Firenze. Un laboratorio dedicato a chi vuole cimentarsi nell’antica tecnica della stampa su carta salata, tecnica madre e base del concetto di negativo/positivo fotografico.

Domenica 28 novembre dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, all’esterno del Magazzino 26, Daniele Sandri, fotografo Minutero per passione, sarà presente con le sue fotocamere auto-costruite e con il suo camper/studio “Piciuluti”, per una dimostrazione pratica e realizzazione di fotografie analogiche immediate. Chi vorrà potrà farsi ritrarre e riceverà gratuitamente una stampa ai sali d’argento. Per quest’iniziativa non serve l’iscrizione.

Domenica 5 dicembre alle 16, infine, si esploreranno tecniche antiche per scoprirne tutta la modernità nel laboratorio “Back to the future”, con un esperto delle tecniche fotografiche storiche, Borut Peterlin. Si inizierà con una dimostrazione delle tecniche fotografiche utilizzate nel 19°secolo, tra le quali il collodio umido, la stampa all’albumina, la stampa su carta salata e al carbone. Si prepareranno negativi al collodio su vetro, all’albumina, gelatina e sali sensibili alla luce e il risultato saranno fotografia superiori in qualità rispetto a quelle stampate con le moderne inkjets.

[i.v.]