Green Pass, Confetra: “15 anni di lavoro bruciati se si blocca il Porto”

14.10.2021 – 08.00 – L’annunciato blocco ad oltranza del Porto di Trieste, promosso da venerdì 15 ottobre da parte del Coordinamento Lavoratori Portuali di Trieste (CLPT), continua a suscitare reazioni da parte delle istituzioni e della politica. Il Coordinamento è consapevole del danno economico che comporterà il blocco; ed è proprio su quest’elemento che si desidera fare leva, affinché il Governo Draghi rimuova l’obbligo del Green Pass in ambito lavorativo.
Sulla questione ha ora preso posizione, con una lettera ufficiale, Confetra Friuli Venezia Giulia, la confederazione regionale delle categorie degli Spedizionieri internazionali, Agenti marittimi e Terminalisti portuali. La lettera è firmata dal Presidente Stefano Visintin degli Spedizionieri del Porto di Trieste – FVG, dal Presidente Fabrizio Zerbini dell’associazione Terminalisti Portuali Sezione FVG, dal Presidente Lorena Del Gobbo degli Spedizionieri Doganali FVG e dal Presidente Paolo Spada dell’associazione degli Agenti Marittimi del FVG.

La lettera riconosce ai portuali l’importanza del “rispetto dei diritti dei singoli“, tuttavia “la difesa degli stessi non può danneggiare l’intero sistema”. Infatti “il sistema portuale di Trieste verrebbe irreparabilmente devastato da uno sciopero ideologico contro una legge dello stato, che gli imprenditori si trovano a subire tanto quanto i lavoratori, con in più gravi oneri posti a loro carico dalle istituzioni”.
La lettera ricorda che “Abbiamo investito per anni nelle nostre imprese e nella formazione dei nostri collaboratori, acquisito traffici e dato lavoro a migliaia di persone, anche durante la fase più acuta della pandemia”.
Tuttavia “Se non verrà disinnescato questo cortocircuito tra istituzioni e cittadini, rischiamo di bruciare in poche settimane 15 anni di lavoro e di sviluppo, con gravi conseguenze sui livelli occupazionali che dureranno per molti anni a venire”.

Si è dunque ben attenti, nel contenuto della lettera, ad osservare che la colpa è di uno stato che sembra essersi disinteressati di come implementare concretamente l’obbligo lavorativo del Green Pass; al contempo condannando però la protesta dei portuali.
“Di fronte all’instabilità dovuta ai disordini ed all’incertezza sulle condizioni di lavoro, la merce sta già prendendo altre strade, verso altri porti europei – ricordano gli spedizionieri – Ogni giorno centinaia di camion arrivano e partono, e migliaia di container vengono imbarcati o sbarcati. Se le operazioni verranno fermate, le merci troveranno altre strade più sicure e non ritorneranno facilmente indietro”.

Si allega all’articolo la lettera in formato integrale:

La lettera è stata diffusa dala pagina Belt and Road Trieste: https://www.facebook.com/beltandroadtrieste/posts/844616296216483

[z.s.]