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giovedì, 7 Luglio 2022

Rotta balcanica, i pushback e la violenza documentati dalla stampa tedesca

08.10.2021 – 07.30 – Mentre il Korana scorre la polizia croata picchia. Nella foresta tra Bosnia Erzegovina e Croazia si sentono solo le urla dei migranti che di li a poco verranno respinti oltre la frontiera. È quanto emerge dall’inchiesta condotta dai reporter della ARD – Erstes Deutsches Fernsehen per BR24, inviati sotto copertura proprio sulle sponde del fiume. Il materiale fotografico e video pubblicato da Andrea BeerSrdjan Govedarica e Elinda Jasarevic mostra quattro uomini mascherati. Uno di loro fa oscillare nella mano destra un manganello. Indossa un passamontagna nero e aspetta che i migranti gli passino davanti. L’uomo li colpisce ai fianchi, alle gambe, allo stomaco o alla schiena. Quegli stessi manganelli sono stati confrontati con l’equipaggiamento della polizia croata, assieme ad armi, fondine ed abbigliamento. In particolare le sottili giacche trapuntate che possono essere staccate dall’interno dei giubbotti della Interventna Policija. In merito i giornalisti hanno chiesto un confronto con Željko Cvrtila, consulente di pubblica sicurezza che ha lavorato per il ministero degli Affari Interni, e già nelle forze speciali. Che si tratti proprio della polizia croata per Cvrtila è probabile in quanto “è difficile credere che in questa zona possa esistere un altro gruppo oltre alle forze di polizia ufficiali”. 

Un’altra delle fonti interne alla polizia sentite dai giornalisti ha raccontato che gli ordini per i respingimenti arrivano direttamente dal ministero dell’Interno di Zagabria. Lo stesso ministero dell’Interno ha però dichiarato che verranno condotte delle indagini e che vuole vederci chiaro sul meccanismo dei pushback.

Sono stati documentati anche i mucchi di effetti personali sequestrati ai migranti e poi bruciati  nella discarica di Bare, nei pressi della cittadina croata di Donji Lapac. Cellulari, resti di sim greche, crema nepalese e una domanda d’asilo politico presentata in Bosnia Erzegovina. 

“Abbiamo chiesto asilo – ha spiegato uno dei migranti – ma ci hanno dato dei terroristi, mujāhidīn, al-Qaeda. Ci hanno detto di tornare al nostro paese”. 

Ai fini dell’inchiesta è stato perlustrato anche Facebook: sono oltre 1000 i profili e gruppi che possono essere collegati al Ministero degli Interni croato e sono almeno 250 i profili di agenti di polizia coinvolti. I social hanno rafforzato la tesi del coinvolgimento delle forze armate croate fornendo informazioni sui luoghi, le armi, l’equipaggiamento e le uniformi che vengono indossati durante le operazioni al confine croato-bosniaco. 

Ciò che è emerso infondo è ciò che viene denunciato da tempo dalle Ong: violenze, anche sessuali, violazione dei diritti umani, disumanizzazione. E sembra essere la stessa UE a finanziare, indirettamente, ciò che accade sulla sponda croata del Korana. 

mb.r

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