Presentata oggi a Casarsa la ‘L’Academiuta e il suo “trepido desiderio di poesia” Gli anni friulani di Pasolini’

08.05.2021-14.28 – E’ stata presentata oggi a Casarsa della Delizia (Pordenone) la mostra che conclude le celebrazioni per i 75 anni dalla nascita di quella straordinaria esperienza poetica che fu l’ “Academiuta di lenga furlana”, raccontando, come mai era stato fatto fino ad oggi e in modo completo gli anni friulani di Pasolini – che hanno ispirato tutta la sua feconda opera – la mostra “L’Academiuta e il suo «trepido desiderio di poesia». Gli anni friulani di Pasolini” – che apre domenica 9 maggio a Casarsa, dove si potrà visitare fino al 3 ottobre  2021.

Valvasone con colleghi insegnanti

Una mostra che mette inoltre in evidenza come l’Academiuta, formidabile esperienza pedagogica, sia stata anche fucina di talenti letterari, abbia prodotto testi molto importanti – dagli Stroligut  a Quaderno romanzo – che si possono vedere per la prima volta nella loro interezza, e ambisse ad avere un ruolo centrale nel dibattito sul friulano .

Da sinistra Pellegrini, Leonarduzzi e Colussi

Sono intervenuti la presidente del Centro Studi Flavia Leonarduzzi, due dei curatori della mostra e del catalogo (Rienzo Pellegrini, già docente di lingua e letteratura friulana all’Università di Trieste e uno dei massimi studiosi di autori friulani e Piero Colussi, operatore culturale che si è a lungo occupato di Pasolini) insieme a Patrizio De Mattio, che ha “disegnato” l’allestimento della mostra e l’ architettura del catalogo.

Sul fronte istituzionale,  ha portato il saluto della città la sindaca di Casarsa Lavinia Clarotto e ha inviato un messaggio l’assessora regionale alla cultura Tiziana Gibelli, ringraziando il Centro Studi per che permette al pubblico di fruire il prezioso patrimonio di cui dispone e dunque di approfondire la conoscenza di  uno più grandi intellettuali italiani del ‘900, anche in vista delle celebrazioni, nel 2022, del centenario di Pasolini.

Allestita a Casa Colussi, sede del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa che la organizza,  con il sostegno di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Comune di Casarsa della Delizia e con la partecipazione di Pro Casarsa della Delizia, è una mostra importante che espone, salvo rare eccezioni,  documenti originali e in gran parte inediti e ha il pregio di far conoscere sia materiali custoditi nel Centro Studi di Casarsa e che ne formano il cuore profondo e segreto, sia  diversi materiali ricevuti in donazione o in prestito da privati: prime edizioni, edizioni rare, riviste in tiratura ridotta, e poi lettere, stesure autografe di testi che si stratificano nel tempo, ma anche manifesti, foto note e foto sconosciute, disegni e dipinti degli amici pittori friulani di Pasolini. La ricchezza dell’esposizione si è resa possibile anche grazie alla preziosa collaborazione di Graziella Chiarcossi e alla disponibilità di prestigiose istituzioni pasoliniane fra i quali il Fondo Pier Paolo Pasolini del Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux di Firenze, la Biblioteca Civica Joppi di Udine, la Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, l’Archivio Pasolini della Cineteca di Bologna

Compagnia Teatrale di Casarsa 1032

La mostra, corredata da catalogo, si articola in dieci sezioni che assecondano la cronologia: gli anni friulani sono al centro, ma con il recupero di una fase iniziale (gli anni bolognesi) e alcuni  capitoli che si collocano oltre il distacco dal Friuli, nei primi anni romani. Molti gli stimoli ma molte anche le emozioni che susciteranno nel visitatore documenti come i famosi cinque Quaderni rossi di Pasolini (ora di un colore rosa sbiadito, e un paio senza copertina), esposti qui per la prima volta:  il diario sentimentale che Pasolini iniziò nella primavera del 1946 e al quale confidò un tormentato monologo interiore, un’autoanalisi in cui affrontò finalmente senza pudori il suo “destino di non amare secondo la norma”. L’autore li affidò al giovane Nico Naldini nel momento della sua precipitosa fuga a Roma con la madre Susanna. Il cugino li conservò in un cassetto segreto, per poi dimenticarsene e solo dopo la morte di Pasolini ampi stralci del diario furono resi noti dallo stesso Naldini.

Ci sono manoscritti – versi, prose, testi teatrali ma anche scambi epistolari – che portano nuova luce sul periodo friulano di Pasolini, sia perché evidenziano aspetti della sua poetica fino a oggi non affiorati, per esempio sulla sua conoscenza della letteratura popolare friulana prima e durante la stesura di “Poesie a Casarsa”, o perché rivelano aspetti più intimi che non erano ancora stati messi a fuoco con chiarezza. Basti citare, fra gli inediti, le tante lettere scritte da Pasolini ma anche da sua madre, alcune dal padre e dal fratello Guido (partigiano morto nell’eccidio di Porzùs), scambi epistolari che formano un ritratto di famiglia per un verso e dall’altro un ritratto del rapporto fra i due fratelli. Anche alcuni materiali editi dicono qualcosa di più di Pasolini e della sua famiglia, come  – curiosità – il romanzo scritto e stampato nel 1920 dallo zio, il fratello più giovane della mamma, Gino Colussi, intitolato  “Le due anime del conte Sergio”, o il libro  di Susanna Colussi Pasolini, “Il film dei miei ricordi”, uscito nel 2010 per la cura di Graziella Chiarcossi, in cui si raccolgono i ricordi legati alla saga dei Colussi (Batiston).

Diari

Fra gli inediti bisogna senz’altro citare, poi, il testo teatrale de “La Morteana”, di cui è esposta per la prima volta la parte sopravvissuta e ritrovata, ma anche il manoscritto de “Il fanciullo e gli elfi”, il primo spettacolo dell’Academiuta rappresentato il 15 luglio 1945 e di  un altro testo teatrale iniziato nel 1946 con il titolo “Il Cappellano”, andato poi in scena nel 1965 con un titolo diverso “Nel ’46!”; il dipinto di Anzil che ha come soggetto un vaso di fiori  ricevuto in premio da Tonuti Spagnol quale vincitore del concorso di poesia, dedicato a Guido Pasolini, indetto nel 1949 dall’Academiuta; “Uomini sul fiume” di Giuseppe Zigaina, uno dei tredici disegni realizzati dall’amico pittore nel 1948/49 e inseriti nella plaquette “Dov’è la mia patria” uscita nel 1949.

De “I Turcs tal Friul”, il celebre testo di straordinaria forza drammatica, sarà invece possibile ammirare le diverse stesure autografe in friulano. Fra le piccole preziosità, nella sezione dedicata all’impegno politico, si trova il manifesto che annuncia la nascita, il 12 gennaio 1947, del Movimento popolare friulano per l’autonomia regionale, al quale Pasolini aderì, lasciandolo nel 1948 per iscriversi al Pci (sezione di San Giovanni di Casarsa, di cui diventerà segretario dopo il 18 aprile 1948), e diversi manifesti murali che fra il 1948 e il 1949 venivano affissi nella Loggia di San Giovanni di Casarsa.

Pasolini e Zigaina a Grado nel 1949. Foto Elio Ciol

A sottolineare la profonda conoscenza e la passione di Pasolini per la pittura, la mostra dedica infine spazio significativo ai pittori Anzil (Giovanni Toffolo), Federico De Rocco, Renzo Tubaro, Virgilio Tramontin e Giuseppe Zigaina, con i quali Pasolini sviluppò una grande amicizia e fattiva collaborazione.

“Valorizzare e promuovere l’opera e la figura di Pier Paolo Pasolini, stimolare gli studi e le ricerche sulla sua produzione, soprattutto in relazione al periodo della sua permanenza in Friuli e far conoscere questo prezioso patrimonio al vasto pubblico – evidenzia la presidente del Centro Studi Flavia Leonarduzzi – è il nostro obiettivo primario. La mostra e il catalogo che suggellano le celebrazioni per i 75 anni dell’Academiuta di lenga furlana, in particolare, si pongono come un percorso inedito e ricco di stimoli per riscoprire, immersi nei luoghi e nelle suggestioni che l’hanno ispirata, tutta l’opera di Pasolini”.

La mostra è aperta da martedì a venerdì (15.00 – 19.00
) sabato e festivi (10.30 – 12.30 / 15.00 – 19.00), Ingresso libero, nel rispetto delle norme vigenti
 in seguito all’emergenza sanitaria.  È consigliata la prenotazione ([email protected], 0434 870593)