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giovedì, 9 Luglio 2026

Energy Park Hafner, presentato il progetto: investimento da quasi un miliardo per il nuovo polo dei rifiuti e dell’energia

Fagagna (Ud) – Dal nostro inviato Maurizio Pertegato

Un impianto capace di trattare fino a 500 mila tonnellate di rifiuti all’anno, produrre energia elettrica, ridurre al minimo il ricorso alle discariche e realizzato senza investimenti pubblici diretti. È questa la sfida di Energy Park Hafner, il progetto illustrato giovedì 9 luglio al Villaverde Hotel & Resort di Fagagna dal team di professionisti che ne ha curato lo sviluppo. L’iniziativa, costruita attraverso un partenariato pubblico-privato, punta a diventare una delle più importanti infrastrutture ambientali del Friuli Venezia Giulia e si prepara ora ad affrontare il percorso autorizzativo.

Sono questi i pilastri di Energy Park Hafner, il progetto presentato ufficialmente giovedì 9 luglio al Villaverde Hotel & Resort di Fagagna da un gruppo di professionisti e tecnici che da oltre due anni lavora alla proposta, pronta per essere depositata agli enti competenti.

Ad aprire l’incontro è stato il commercialista Fulvio De Grassi, coordinatore del team che ha seguito gli aspetti economici, finanziari e giuridici dell’iniziativa. Al suo fianco sono intervenuti l’ingegnere Heinrich Hafner, l’architetto Giorgio Del Fabbro e l’ingegnere Cristina Cecotti, che hanno illustrato i contenuti tecnici, progettuali e ambientali dell’opera.

Secondo i promotori, il progetto nasce dall’analisi delle prospettive future della gestione dei rifiuti in Friuli Venezia Giulia, evidenziando la necessità di nuove soluzioni in un territorio dove, è stato spiegato, non è più realistico pensare all’apertura di nuove discariche.

«L’obiettivo di questo incontro – ha spiegato De Grassi – è fare chiarezza, presentare il progetto in maniera lineare e offrire tutte le informazioni necessarie, basandoci su dati concreti e non su ipotesi».

Il partenariato pubblico-privato

Uno degli elementi qualificanti dell’iniziativa è il ricorso al partenariato pubblico-privato (PPP). Secondo quanto illustrato dai promotori, il progetto sarebbe interamente finanziato da capitali privati, mentre il soggetto pubblico manterrebbe funzioni di indirizzo, controllo e verifica del rispetto degli impegni assunti.

«Il pubblico non mette un euro – ha sottolineato De Grassi – mentre il rischio d’impresa, di investimento e di gestione resta completamente a carico del privato».

Tra le condizioni poste nelle interlocuzioni preliminari con le istituzioni, è stata evidenziata la volontà di garantire ai gestori pubblici dei rifiuti una tariffa convenzionata, stabile e tra le più basse del mercato per tutta la durata della concessione.

Il piano prevede una concessione complessiva di 33 anni, di cui tre destinati alla realizzazione dell’opera e trenta alla gestione dell’impianto.

Un impianto da 500 mila tonnellate l’anno

Nel corso della presentazione l’ingegnere Heinrich Hafner ha illustrato le caratteristiche del futuro impianto, previsto nell’area industriale Aussa Corno, nel comune di San Giorgio di Nogaro.

La struttura, articolata su quattro linee di trattamento, avrebbe una capacità di circa 500 mila tonnellate di rifiuti all’anno, con una potenza installata di 327 megawatt e una produzione stimata di circa 640 gigawattora di energia elettrica ogni anno.

Secondo i progettisti, l’impianto adotterà le migliori tecnologie oggi disponibili a livello europeo per il controllo delle emissioni, con sistemi di filtrazione avanzati, recupero energetico e cattura della CO₂. È inoltre previsto il recupero dei materiali residui e la valorizzazione di parte dell’anidride carbonica prodotta attraverso processi industriali dedicati.

Residui in discarica sotto l’1%

Uno degli aspetti maggiormente evidenziati durante la conferenza riguarda la drastica riduzione del conferimento in discarica.

De Grassi ha spiegato che le circa 120 mila tonnellate annue di rifiuti urbani residui prodotte nell’area di riferimento corrispondono oggi a circa 4.800 camion diretti in discarica. Con la tecnologia proposta, secondo i promotori, il materiale destinato allo smaltimento finale sarebbe inferiore all’1% del totale trattato.

«Oggi il residuo da smaltire oscilla normalmente tra il 15 e il 20 per cento. Con questo impianto si arriverebbe a meno dell’1 per cento», è stato spiegato nel corso della presentazione.

Una struttura completamente chiusa

L’ingegnere Cristina Cecotti ha illustrato gli aspetti ambientali del progetto, sottolineando che tutte le operazioni di ricezione, movimentazione e trattamento dei rifiuti avverrebbero all’interno di edifici chiusi e mantenuti in depressione per evitare la dispersione di odori e polveri.

«Il rifiuto entra nell’impianto e ciò che esce è energia oppure materia recuperata», ha spiegato.

Anche l’architetto Giorgio Del Fabbro ha evidenziato il lavoro svolto sull’inserimento paesaggistico dell’opera, con particolare attenzione all’utilizzo di materiali, colori e sistemazioni a verde, oltre agli approfondimenti effettuati sugli aspetti geologici, idraulici e ambientali richiesti per il futuro iter autorizzativo.

Collegamenti su gomma, ferro e mare

Dal punto di vista logistico il progetto prevede un sistema di conferimento dei rifiuti attraverso tre modalità: trasporto su strada, collegamento ferroviario e, potenzialmente, via mare grazie alla vicinanza dell’area portuale. In una prima fase la quota maggiore dei conferimenti avverrebbe su gomma, mentre il trasporto ferroviario potrebbe arrivare inizialmente a coprire tra il 5 e il 10% dei flussi.

Occupazione e ricadute sul territorio

Secondo quanto illustrato dai promotori, il progetto prevede circa 180 addetti, con l’intenzione di privilegiare, ove possibile, professionalità e imprese del territorio sia nella fase di costruzione sia durante la gestione dell’impianto.

È stata inoltre manifestata la disponibilità ad aprire l’eventuale partecipazione societaria anche a realtà economiche locali.

Il prossimo passo

Conclusa la fase di progettazione, i promotori hanno annunciato che il dossier, frutto di oltre due anni di lavoro e composto da una documentazione tecnica particolarmente articolata, sarà trasmesso agli enti competenti per l’avvio dell’iter autorizzativo.

L’obiettivo dichiarato è quello di accompagnare il percorso con un’attività costante di informazione verso cittadini e istituzioni, attraverso un sito dedicato e strumenti di confronto pubblico, «per fornire dati verificabili e rispondere ai dubbi con elementi concreti», come ribadito nel corso della conferenza stampa.

 

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