01.07.26 – 13.00 – Emergono nuovi dettagli sulla morte della donna slovena di 49 anni e del figlio minorenne, trovati senza vita lunedì 29 giugno nel Rio Vaisonz, a nord del Lago Superiore di Fusine, nel territorio di Tarvisio. Gli elementi raccolti dai Carabinieri della Compagnia di Tarvisio consentono ora di ricostruire con maggiore precisione quanto accaduto.
La tragedia risale in realtà al 23 giugno. La donna, appassionata di montagna, era partita per un’escursione insieme al figlio, come facevano abitualmente. Proprio questa consuetudine ha fatto sì che la loro assenza, durata alcuni giorni, non destasse immediatamente preoccupazione e non portasse alla presentazione di una denuncia formale di scomparsa né in Italia né in Slovenia.
I corpi sono stati individuati soltanto nel pomeriggio di lunedì 29 giugno da un escursionista di passaggio in una zona particolarmente impervia alle pendici del monte Mangart. Le salme si trovavano nel letto del Rio Vaisonz, che al momento del ritrovamento era completamente in secca, a circa cinquanta metri di distanza l’una dall’altra. Il recupero è stato eseguito dai militari del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza (Sagf) con il supporto dei Vigili del Fuoco.
Le indagini hanno escluso rapidamente il coinvolgimento di terze persone. Fondamentali per ricostruire la vicenda sono stati due elementi trovati dagli investigatori. All’interno dell’auto della donna, parcheggiata nell’area dei Laghi di Fusine, è stato recuperato il ticket della sosta, datato 23 giugno. Ancora più importante si è rivelato il drone custodito nello zaino della donna, ritrovato integro ma a una certa distanza dai corpi. Le immagini e i filmati contenuti nella scheda di memoria hanno infatti confermato la presenza di madre e figlio nella zona proprio quel giorno e hanno consentito di collocare temporalmente l’escursione.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il dramma sarebbe stato provocato dal violento maltempo che nel tardo pomeriggio del 23 giugno ha interessato l’area del Mangart. Madre e figlio si trovavano probabilmente nel letto del torrente o nelle sue immediate vicinanze quando un’improvvisa piena, alimentata dalle intense precipitazioni, li ha travolti e trascinati a valle.
La forza della corrente spiegherebbe anche perché i corpi siano stati ritrovati privi degli indumenti e a notevole distanza dallo zaino. Nei giorni successivi il Rio Vaisonz è tornato in secca e le elevate temperature registrate a fine giugno hanno accelerato il processo di decomposizione delle salme.
Gli accertamenti dei Carabinieri confermano quindi che si è trattato di un tragico incidente provocato dall’improvviso ingrossamento del torrente, escludendo responsabilità di terzi.


