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martedì, 6 Dicembre 2022

Camionabile tra Sappada e Prato Carnico. Si sollevano proteste

18.11.2022 – 12.54 – I tre km di camionabile tra Sappada e Prato Carnico, che porteranno ad una deturpazione paesaggigistica ed ambientale della zona, sono il motivo del dissenso di migliaia di cittadini appartenenti al gruppo Salviamo i sentieri Cai 227 e 228.
“Apprendiamo dal comunicato stampa diffuso in data 15.11.22 dai 5 sindaci di Forni Avoltri, Rigolato, Prato Carnico, Comeglians e Ovaro e dalla Comunità di Montagna della Carnia, titolare quest’ultima del progetto volto alla realizzazione dell’asse viario di collegamento in quota tra Sappada e Prato Carnico, che la faraonica strada camionabile di 13 km in quota verrà fatta.” Scrivono in una nota Barbara Puschiasis e Daniele Puntel, rappresentanti del gruppo Salviamo i sentieri Cai 227 e 228.

“È bene precisare che le contestazioni mosse al progetto da migliaia di cittadini appartenenti al Gruppo Salviamo i sentieri Cai 227 e 228 nonché al Cai FVG (questi ultimi mai interpellati e che hanno da sempre in gestione il sentiero 227 che verrebbe definitivamente cancellato) riguardano solo una porzione di 3 chilometri circa in quota tra Malga Tuglia e il Rifugio Chiampizzulon, che comporterà la definitiva devastazione dal punto di vista paesaggistico, ambientale e idrogeologico del fragile sito con evidenti ricadute sui conti pubblici”. Puntualizzano i rappresentanti.
Mentre i paesi muoiono privi di servizi e di abitanti e lo stato delle strade di viabilità primaria manifestano molteplici criticità, per non parlare delle strade forestali in strutturale situazione di degrado e abbandono tanto che nella maggior parte dei casi evidenziano in tutto o in parte cedimenti che ne pregiudicano la percorribilità in sicurezza, la priorità dei predetti amministratori – evidenziano i portavoce – è quella di andare a realizzare un asse viario a 1600 metri in un ambiente incontaminato e dove ci sono palesi criticità oggettive nonché vincoli idrogeologici e valanghivi che ne compromettono la sicurezza e l’integrità. Versanti costituiti da materiale instabile quali palofrane e 4 canaloni detritici attivi porteranno ad affrontare difficoltà esecutive della strada ma anche interventi di costante manutenzione i cui costi graveranno sui contribuenti di tutta la Regione in un momento economico di certo non facile.”
E ancora, “Si tratta di una vera e propria presa in giro, visto che la Comunità di Montagna non ha mantenuto fede alla promessa di coinvolgere i portatori di interesse rappresentativi dei cittadini e del Cai Fvg, per giungere ad una soluzione condivisa che tenga conto degli aspetti tecnici, quali ad esempio l’esistenza del vincolo idrogeologico e valanghivo che insiste sull’area, e che comporteranno ingenti spese per la manutenzione del tracciato.  
E’ circostanza ormai tristemente nota che le strade di montagna cadano a pezzi, che si devastino aree naturali incontaminate in pregiudizio della sicurezza e dei conti pubblici, anzichè curare il patrimonio esistente e creare servizi a beneficio degli abitanti. Non si tratta per altro di una viabilità per il turismo lento e sostenibile ma di una strada forestale di primo livello che, come da bando PSR, deve essere aperta al pubblico transito di mezzi a motore e adeguata anche al passaggio di autotreni.”
“Le motivazioni del progetto, palesate solo ora nel comunicato stampa i cui contenuti sarebbero degni di un romanzo di fantasia, sono assolutamente inconferenti con la realtà. – precisano Puschiasis e Puntel -. Infatti si parla di funzione “tagliafuoco” della strada da realizzarsi quando essa in realtà non si inserisce in un bosco bensì sulle pendici rocciose del monte Pleros ove periodicamente cadono massi di dimensioni non trascurabili. Inoltre, nessuna opera acquedottistica potrà ivi essere realizzata alla luce dei vincoli urbanistici e idrogeologici esistenti, per non parlare dell’assenza di una fonte da cui attingere l’acqua, così come del fatto che nessun bosco di produzione da sfruttare esiste tra la Malga Tuglia e il Rifugio Chiampizzulon, ma solo un bosco di protezione molto rado costituito da fragili larici che per loro natura sono indenni dal bostrico e non sono stati danneggiati da Vaia. Malga Tuglia e il Rifugio Chiampizzulon, inoltre, sono già serviti da ampie forestali che li rendono agevolmente raggiungibili.”
E concludono, “La miopia politica e l’incapacità di dialogare degli amministratori coinvolti risulta esemplare. Non hanno volutamente dato seguito alle promesse di un confronto leale per ricercare  una soluzione, nonostante le evidenti e, da alcuni di essi, condivise criticità, ed  hanno invece girato la schiena a migliaia di persone che si sono attivate per approfondire le criticità oggettive, grazie al contributo scientifico di innumerevoli professionisti quali geologi, metereologi, forestali, alpinisti, storici e via dicendo denunciando l’inadeguatezza e, soprattutto, l’estraneità di un progetto alle finalità del bando PSR (Piano di Sviluppo Rurale). Ciò rappresenta la prova evidente di come  i soldi pubblici possano essere impiegati senza ascoltare la voce della comunità, anche locale, e di come siano utilizzati impropriamente i termini “sostenibilità” e “tutela dell’ambiente” per giustificare opere che perseguono opposte finalità. Confidiamo comunque che la ragione e, soprattutto, la buona amministrazione, prevalgano, e che la dichiarata, e disattesa, disponibilità ad un confronto abbia un seguito e possa essere così ripreso il dialogo per il raggiungimento di una soluzione condivisa.”
l.l
 

 

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