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mercoledì, 7 Dicembre 2022

Da VI commissione il via libera a pln ricongiungimenti familiari migranti

19.10.2022 – 20.15 – Un intervento legislativo in materia di immigrazione e ricongiungimento familiare che, in base alle intenzioni dei proponenti, si rivolge al Parlamento italiano con l’obiettivo di rendere la disciplina più in linea con le norme europee e con le disposizioni di altri Stati membri dell’Unione europea.

La VI Commissione consiliare presieduta da Giuseppe Sibau (Progetto Fvg/Ar), riunita a Trieste alla presenza dell’assessore regionale all’Immigrazione, Pierpaolo Roberti, ha espresso parere favorevole a maggioranza (contrarie le Opposizioni, nessun astenuto) alla proposta di legge nazionale 18, incentrata sulle modifiche al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e le norme sulla condizione dello straniero.

Relatore per la maggioranza per l’Aula sarà Antonio Calligaris (Lega), quelli per la minoranza saranno invece Chiara Da Giau (Pd) e Furio Honsell (Open Sinistra Fvg).

Nello specifico, per garantire il rispetto dei requisiti reddituali minimi per il sostentamento familiare autonomo (senza accedere al sistema assistenziale del Paese ospitante), attraverso i suoi 2 articoli (Diritto all’unità familiare e Ricongiungimento familiare) il provvedimento vuole apportare alcuni correttivi. Si va da una soglia di reddito minimo del richiedente il ricongiungimento parametrata sul costo della vita (indici Istat), fino all’obbligo di dimostrare una prospettiva di reddito sul lungo periodo, per rispettare il requisito della stabilità delle risorse (contratto a tempo indeterminato per i lavoratori dipendenti e stato reddituale su un periodo minimo di almeno due anni, nonché una verifica fiscale, per i lavoratori autonomi).

Vengono inoltre previsti un requisito di permanenza minima sul territorio italiano di almeno due anni prima della possibilità di presentare domanda, la necessità di registrare i matrimoni contratti all’estero in Italia al momento della presentazione della domanda in favore del coniuge e la certificazione dell’idoneità dell’alloggio con indicazione del numero degli effettivi occupanti.

Il pronunciamento è arrivato dopo una lunga serie di interventi, attraverso i quali gli esponenti delle Opposizioni hanno manifestato esplicitamente la loro decisa avversione nei
confronti della Pln 18. Mentre il capogruppo del M5S, Mauro Capozzella, ha tirato in ballo la realtà monfalconese, il suo collega Andrea Ussai ha messo in dubbio l’utilità dello strumento anche per motivi procedurali, definendolo “una bandierina politica che introduce condizioni di reddito più stringenti, dicendo di voler pesare meno sul welfare, piuttosto che inserire misure ragionevoli come la conoscenza della lingua. Va in un’ottica opposta rispetto la direttiva europea e potrebbe esporci a contenziosi. Non risolverà problemi, provocando più danni che benefici”.

Anche Honsell ha espresso la sua contrarietà, parlando di “crudeltà implicita verso lavoratori con contratti di lavoro miserabili e inaccettabili, vittime quasi di una forma camuffata di schiavitù”. La dem Da Giau, dal canto suo, ha aggiunto che “per una questione di umanità e di diritti, porre delle regole va bene, ma inasprirle non corrisponde  ai nostri principi”. Il collega di partito Francesco Russo ha inoltre previsto che “questa norma sarà di certo fermata da Confindustria in Parlamento”.

Il capogruppo del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo, ha ribadito come a suo dire “il ricongiungimento favorisca uno degli strumenti più importanti per gestire i fenomeni migratori e offrire stabilità. Questo testo, però, non va bene: se non hai un contratto indeterminato, è fuori dalla storia che stiamo vivendo”.

Posizioni diametralmente opposte dagli scranni della Maggioranza, dove Stefano Turchet (Lega) ha evidenziato di aver firmato il provvedimento “con l’obiettivo di migliorare le condizioni di chi si appresta a venire a vivere nel nostro Paese. Confermiamo la posizione di chi vive e opera, in modo che possa portare qui moglie e figli. Arriveranno miglioramenti e non escluderà nessuno con misure di buon senso”.

Il capogruppo del Carroccio, Mauro Bordin, seguito anche da Simone Polesello (Lega), ha invitato ad affrontare il tema “senza posizioni ideologiche. Il fenomeno migratorio è inevitabile e talvolta necessario, ma va regolamentato e gestito: non subito. Deve essere inquadrato all’interno di una disciplina seria e rispettosa per chi viene e chi già vive e lavora qui con la propria famiglia, senza alimentare pressioni sociali ed evitando situazioni illecite”.

Il presidente Sibau ha menzionato le sue esperienze da amministratore locale solidale con gli immigrati, allargando la problematica “ai datori di lavoro che pagano poco, soprattutto gli stranieri. Alzare l’asticella, quindi, potrebbe essere un beneficio per tutti loro”. In tal senso, il forzista Franco Mattiussi ha dissentito “in qualità di microimprenditore. Da me tutti hanno i medesimi contratti degli italiani e non bisogna mai generalizzare”.

A Calligaris è anche spettato il compito di replicare alle parole di critica, respingendo alcuni termini forti e difendendo l’aumento del limite reddituale “in quanto legato a un parametro non certo arbitrario, giacché aggiornato sui dati Istat. Schiavisti e sfruttatori – ha proseguito – non siamo certamente noi, Friuli Venezia Giulia e Italia. Si deve offrire al lavoratore straniero il diritto di avere un’opportunità e non di chiedere la carità”.

Anche l’assessore Roberti ha respinto certe espressioni, definendo la norma come legata “al primo canale di ingresso legale nel Paese e continuerà a esserlo anche dopo le modifiche. Dobbiamo tuttavia stabilire se un testo del 1998, elaborato in ben altre condizioni, è ancora attuale. Infatti, non era stato certamente pensato per affrontare temi relativi al contratto nazionale di lavoro”.

“L’attuale soglia di 8mila euro – ha concluso – non è certamente adeguata a soddisfare il principio del reddito minimo che il richiedente deve dimostrare di disporre, affinché il mantenimento della persona ricongiunta non ricada sul welfare territoriale”.

L’istanza del Gruppo consiliare del Carroccio (con lo stesso Calligaris primo firmatario) era stata trasmessa anche al Garante regionale dei diritti della persona per la formulazione di eventuali osservazioni e pareri.

“Risulta evidente – ha affermato Calligaris a margine della seduta – che una famiglia non può vivere in Italia con un reddito inferiore ai novemila euro senza usufruire di aiuti pubblici, per questo viene previsto l’innalzamento del limite e il suo adeguamento ai valori Istat. Inoltre è necessario che ci sia una prospettiva sul lungo periodo del reddito percepito, per rispettare il requisito della stabilità delle risorse. Il nostro Paese deve dare allo straniero che viene qui per lavorare – è la chiosa del leghista – il diritto ad avere un’opportunità, non il diritto a chiedere la carità a spese del nostro sistema assistenziale e a scapito dei nostri cittadini”.

“Sfruttare lavoratori per accrescere il Pil della nostra regione, obbligando loro a lavorare in
condizioni che non permettono il ricongiungimento, è vergognoso. Non solo si costringono i lavoratori a vivere in condizioni degradanti, ma li si obbliga a farlo in solitudine e li si priva del diritto di convivere con i propri cari. Ciò è inaccettabile per una regione che si crede civile.” ha detto, dopo la seduta, Honsell. “Come Open Sinistra Fvg abbiamo dato parere negativo. Prima di varare qualsiasi inasprimento delle norme sul ricongiungimento familiare – conclude Honsell – è necessario verificare che nella nostra regione non ci sia chi si arricchisce grazie al lavoro di chi è obbligato a svolgerlo in condizioni così degradanti da non poter ricongiungersi con i propri familiari”.

“Questa è una scelta dannosa che inasprisce il clima anziché favorire l’integrazione, proprio a partire dal coinvolgimento attivo delle famiglie di stranieri nelle nostre comunità” è il pensiero, espresso congiuntamente, dai consiglieri dem Da Giau e Russo. “A chi è qui per una legittima ricerca di un miglioramento di vita dovremmo offrire dialogo, non impedimenti che incidono sulla sua vita. Sulle famiglie di queste persone dovremmo fare leva perché sono lo strumento principale attraverso il quale si può favorire la vera integrazione” ha aggiunto poi Da Giau, il cui pensiero è stato rintuzzato da Russo: “È necessario capire che le famiglie agiscono come fattore di riduzione del rischio di emarginazione, danno stabilità alle persone e favoriscono l’integrazione sociale. Piuttosto che chiudere a questa prospettiva, si cerchi di gestire i fenomeni attraverso progetti inclusivi, non chiudendo le porte con una propaganda che in questi anni ha dimostrato palesemente di non funzionare.”.

“La Lega propone una norma che va a penalizzare proprio i migranti legalmente presenti in Italia – è il commento del capogruppo M5S, Capozzella – Un intervento che non favorisce l’integrazione sociale e lavorativa e che, come sottolineato dallo stesso primo firmatario, Antonio Calligaris, non porterà a nessun rimpatrio”.
[c.s.]

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