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martedì, 9 Agosto 2022

Il governo è caduto. Oggi Draghi sale al Quirinale, ipotesi voto a Ottobre

21.07.2022 – 07:10 – Anche se non si era esposto in prima persona in un sostegno dichiarato, il Governatore Massimiliano Fedriga sembrava rientrare nell’ala filo governista della Lega. Un partito che nelle regioni settentrionali è ancora strettamente legato al territorio e quindi vincolato a un elettorato che è parte integrante della società produttiva del Paese. In definitiva un elettorato per cui una crisi di Governo in un periodo di emergenze sanitarie, belliche ed economiche potrebbe comportare risvolti drammatici inaccettabili. Difficile prevedere dunque gli sviluppi sul territorio del dramma politico che si è consumato nella giornata di ieri.

Una crisi aperta dall’astensione dei Cinque Stelle una settimana fa e su cui è stata posta la pietra tombale proprio dal centrodestra di Governo che ieri sera si è rifiutato di accordare una fiducia vincolata a una risoluzione firmata dal Senatore Casini. In realtà lo strappo che ieri si è rivelato insanabile nasce mesi addietro, come ha ricordato il premier Mario Draghi nel discorso tenuto nella mattina al Senato. Un progressivo scollamento dalle linee programmatiche su cui era nato il Governo, fatto di lavoro ai fianchi dell’esecutivo e di rivendicazioni di parte sempre più insistenti. Draghi aveva rassegnato le dimissioni settimana scorsa quando, pur incassando la fiducia del Parlamento, aveva ravvisato un cambiamento nella maggioranza in seguito all’astensione dei Cinque Stelle, che del Governo sono, o meglio, erano, parte. Da lì l’urgenza di verificare la maggioranza in Parlamento e il precipitare della crisi. Il centrodestra ha chiesto un’inversione di tendenza con un rinnovamento dell’esecutivo – in parole povere: di tagliare fuori i Cinque Stelle – e nel momento in cui le richieste sono cadute nel vuoto ha tolto il proprio appoggio.

Una scelta strategica forse improvvida, almeno stando ai sondaggi. La riduzione del numero dei parlamentari a partire dalla prossima legislatura e il crollo nei sondaggi di Lega e Forza Italia comporterà sicuramente un ridimensionamento delle loro forze parlamentari. Ridimensionamento che andrà con tutta probabilità a vantaggio di Fratelli d’Italia, la cui popolarità negli ultimi anni è esplosa. 

Nel suo ultimo intervento da Presidente del Consiglio, Draghi non si è tenuto in tasca i rimproveri alle forze politiche che l’hanno sostenuto, soprattutto a Lega e Cinque Stelle. Se i primi si sono prestati a fomentare l’ostruzionismo alle riforme (catasto, taxi, balneari), il Premier ha rimproverato al partito di Conte le inefficienze di provvedimenti come reddito di cittadinanza e bonus 110%, non in quanto sbagliati in principio ma perché mal realizzati. Un modo per mettere le forze politiche spalle al muro richiamandole alla responsabilità. Il Governo Draghi è nato con una missione precisa, al momento incompiuta: portare avanti la questione PNRR, offrendo le garanzie e le riforme chieste dall’Europa, tamponare la crisi economica e quella sanitaria. Draghi ha chiesto al Parlamento la fiducia per proseguire su questa direzione e questa fiducia non gli è stata accordata. Alla fine il Governo è caduto con l’astensione dal voto di Lega e FI, mentre i pentastellati si sono dichiarati “presenti non votanti”. Una fetta di Senatori è rimasta in aula per garantire il numero legale alla votazione. Ora tutto è nelle mani del Presidente Mattarella, che nella mattinata di oggi riceverà Mario Draghi al Quirinale. Al momento, l’ipotesi più accreditata è che il Capo dello Stato sciolga le Camere per andare al voto in autunno.

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