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giovedì, 7 Luglio 2022

Economia Fvg: un 2022 che danza tra il giorno e la notte

23.06.2022 – 07.10 – Il 2021? Un anno decisamente positivo per la Regione Friuli Venezia Giulia: tanto sotto il profilo della crescita delle imprese, quanto dei consumi delle famiglie. Successi tuttavia parzialmente oscurati dal conflitto Ucraina-Russia e dal conseguente clima di rincari.
Questo, in sintesi, il messaggio complessivo presentato dalla Banca d’Italia nell’occasione del completamento del Rapporto sull’Economia del Friuli Venezia Giulia, finalizzato a presentare i grandi dati all’attenzione di analisti ed esperti. Un quadro grigio, dove la sorpresa della guerra in corso non ha inficiato i buoni risultati ottenuti nell’anno passato, né d’altronde ha mascherato come alcuni difetti, dall’aumento delle materie prime, a una logistica “in crisi”, fossero già largamente presenti.
Sulla base dei dati del 2021, in assenza del conflitto Ucraina-Russia, era stato stimato dall’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) elaborato dalla Banca d’Italia un aumento dell’attività economica in regione del 7,5 per cento, superiore a quello del PIL nazionale (6,6 per cento secondo l’Istat).

Nel 2021 la crescita maggiore era avvenuta nel settore del manifatturiero e dell’edilizia; aveva invece, a causa delle limitazioni alla mobilità, faticato il turismo con un aumento del 53 per cento rispetto al 2020, inferiore ai livelli pre crisi.
Il Porto di Trieste non è mai riuscito a recuperare quel flusso di petrolio raggiunto nel 2019, con un calo delle rinfuse liquide; mantenendo invece a livelli pre pandemia nell’anno precedente container, ro-ro e rinfuse solide.
Lo sblocco dei licenziamenti non aveva inoltre innescato in FVG quella “bomba” sociale preventivata da molti; anzi, le dimissioni in Regione sono state per lo più volontarie, operate nel settore delle costruzioni da figure evidentemente consapevoli di avere un maggiore peso contrattuale e di poter trovare condizioni migliori.

L’occupazione ha dunque superato il livello del 2019, con un tasso di attività in crescita al 71,5 per cento e un tasso di disoccupazione stabile al 5,7. Una crescita tuttavia inficiata dal fatto che rimangano contratti brevi, tutti a tempo determinato.
Guardando ai consumi, risparmi e investimenti delle famiglie, nuovamente il 2021 è stato un anno positivo: erano in aumento i finanziamenti erogati da banche e società finanziarie (5,0 per cento a dicembre 2021; 1,9 per cento a dicembre 2020); i mutui immobiliari (5,7 per cento) e il credito al consumo (3,2 per cento). La crescita dei consumi è stata più intensa di quella del reddito disponibile; tuttavia è pur sempre rimasta inferiore di quasi il 6 per cento rispetto al 2019.
Anche per quanto concerne Comuni e Regione i consumi nel 2021 erano in aumento: la spesa primaria era infatti tornata a crescere, sospinta dai maggiori costi sostenuti dal FVG per la sanità, riconducibili al potenziamento del comparto per fare fronte all’emergenza; la spesa in conto capitale ha invece ricevuto impulso soprattutto dagli investimenti effettuati dai Comuni.

In quale modo il quadro finora positivo verrà mutato dal conflitto in corso?
Inutile e fuorviante, secondo il Direttore della Sede di Trieste Marco Martella e il titolare della locale Divisione di Analisi e ricerca economica territoriale Giacinto Micucci, tentare un pronostico, azzardare stime e calcoli per il futuro.
È possibile, limitatamente a quanto finora è avvenuto, stimare uno scenario dove i prezzi dell’energia rimangono estremamente alti e un altro dove si procede, a causa ad esempio dell’interruzione del flusso di gas e alle insufficienti scorte, a un razionamento.
In quest’ultimo caso le imprese del Friuli Venezia Giulia ne soffrirebbero grandissimamente; tuttavia se l’energia dovesse rimanere disponibile sul mercato, per quanto a prezzi esosi, la struttura imprenditoriale del FVG dovrebbe reggere.
Si deve infatti considerare come le imprese attualmente esistenti siano quelle sopravvissute al biennio dell’emergenza Covid: “vi sono anche elementi di notevole forza” ha osservato Minucci e la stessa ossatura finanziaria delle imprese friulane è molto più solida di quanto paradossalmente fosse nel 2019 o nel 2007, prima dell’ultima crisi.
Le problematiche, al di là di ciò, sono ben note: un’economia regionale basata sul manifatturiero e come tale “energivora“; basata su materie prime provenienti dall’Ucraina e dalla Russia, specie per il metallurgico; e infine molto attiva nell’export e come tale vulnerabile ai costi della logistica e alle stesse sanzioni verso la Russia (proprio la Federazione era uno dei principali clienti).

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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