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mercoledì, 6 Luglio 2022

Novavax, aperte prenotazioni in Fvg: tutto quello che c’è da sapere

01.03.2022 – 12.41 – A partire dalle ore 12:00 di oggi, martedì 1° marzo, in Friuli Venezia Giulia è possibile prenotare la vaccinazione con Nuvaxovid, realizzato dalla società di biotecnologie statunitense Novavax, mediante tutti i canali in uso: sportelli CUP delle Aziende sanitarie, farmacie abilitate, Webapp e call center regionale. L’utilizzo del vaccino è stato approvato dalla Commissione Tecnico Scientifica (CTS) dell’AIFA il 22 dicembre scorso, per ora solo per i maggiorenni.
Secondo i dati riportati dall’Agenzia Italiana del Farmaco stessa, Nuvaxovid si è dimostrato efficace nel prevenire la malattia COVID-19 sintomatica in circa il 90% dei casi, anche nei soggetti di età superiore ai 64 anni. Anche Il profilo di sicurezza si è dimostrato positivo, con reazioni avverse lievi e prevalentemente di tipo locale. I disturbi più comuni sono sensibilità o dolore al sito di iniezione, stanchezza, mal di testa, dolori muscolari, sensazione generale di malessere, dolori articolari e nausea o vomito.
Il vaccino è prenotabile e somministrabile a tutti i soggetti di età pari o superiore ai 18 anni che non hanno effettuato alcuna vaccinazione anti Codiv-19. Non è quindi prevista, almeno per ora, la possibilità che venga utilizzato come richiamo per chi ha già ricevuto una o più dosi di altri vaccini. Nuvaxovid viene somministrato per via intramuscolare in un ciclo di due dosi a distanza di tre settimane (21 giorni) l’una dall’altra.

In cosa Nuvaxovid si differenzia dai vaccini già disponibili? Benché l’obiettivo di Nuvaxovid sia, come per ogni altro vaccino, quello di stimolare le cellule del sistema immunitario a riconoscere delle proteine non-self, cioè estranee all’organismo, in modo da produrre una reazione contro di esse che conferisca immunità dalla malattia, il suo meccanismo d’azione è diverso. Mentre i vaccini a mRNA attualmente in uso, quindi Moderna e Pfizer/BioNTech, sfruttano i meccanismi cellulari del soggetto cui vengono somministrati per sintetizzare le proteine virali, Nuvaxovid salta questo passaggio. Il vaccino Novavax infatti contiene già le proteine spike del virus, prodotte tramite tecnica di DNA ricombinante e isolate esternamente, ragione per cui non richiede un’azione diretta dei meccanismi di traduzione cellulare umana, cioè quelli che interpretano il messaggio contenuto nell’ mRNA per sintetizzare le relative proteine virali.

Inoltre, rispetto alle nuovissime tecnologie a mRNA, che di fatto sono state utilizzate per la prima su larga scala con i vaccini diretti contro il Covid, i vaccini cosiddetti “proteici” come Nuvaxovid hanno una lunga storia alle spalle, cosa che si spera possa dissipare i dubbi degli scettici verso le soluzioni più innovative. I vaccini attualmente in uso contro l’epatite B e il meningococco B ad esempio sfruttano il medesimo procedimento DNA ricombinante. Il meccanismo d’azione di Nuvaxovid è diverso anche rispetto ai vaccini a vettore virale come Vaxzevria (precedentemente noto come AstraZeneca), che si servono di un virus incapace di replicarsi nell’uomo per portare all’interno della cellula umana la sequenza del codice genetico che codifica per la proteina spike. Anche se la modalità con cui tutti questi vaccini agiscono è diversa, il risultato è analogo: le proteine spike vengono esposte al sistema immunitario in modo che possa riconoscerle come estranee e reagire, sintetizzando anticorpi neutralizzanti.
Dal momento che l’approvazione è recente, al momento non sono disponibili dati sulla durata dell’efficacia del vaccino Nuvaxovid e sulla necessità o meno di procedere con eventuali richiami in futuro.
di Paolo Locatelli 

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