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giovedì, 7 Luglio 2022

Cisl Fvg e Uniud: rimettere al centro la persona si può

Uno studio di Cisl Fvg e Fnp Cisl, affidato all’Università di Udine, ne rivela la fattibilità a livello regionale

18.11.2021-11.13 – “Rimettere al centro la persona, anche attraverso la domiciliarizzazione e un nuovo patto tra pubblico e privato
Si scrive innovazione, si legge ripensare il sistema dei servizi di protezione sociale alla persona, anziani e fragili, in termini completamente nuovi. E’ quanto si propone lo studio della Cisl Fvg e della Fnp Cisl regionale, affidato al Dipartimento di scienze economiche e statistiche dell’Università di Udine, e presentato stamani a Palazzo Antonini, alla presenza dell’assessore alla Salute, Riccardo Riccardi, e al segretario nazionale dei pensionati cislini, Piero Ragazzini.

L’emergenza Covid ha amplificato l’esigenza di urgenti azioni di ammodernamento nel sistema dei servizi di protezione sociale alla persona, con particolare riferimento agli anziani e, più in generale, delle fragilità personali legate all’età, che sempre più si pongono come tema emergente nella società contemporanea. Da questo assunto prende le mosse l’indagine di Cisl e ateneo udinese, e che ha come obiettivo quello di delineare una serie di misure e interventi, ricollocabili anche all’interno del recovery fund, per rendere maggiormente funzionale e rispondente ai fabbisogni della popolazione più vulnerabile, il sistema dell’offerta socio sanitaria sul territorio. Un’offerta oggi carente almeno sotto tre punti di vista: pressoché esclusivo riferimento ai servizi in struttura, anziché verso la permanenza domiciliare del soggetto bisognoso di assistenza; insufficiente utilizzo delle tecnologie digitali e di integrazione organizzativa tra figure professionali; sistema di finanziamento dei servizi molto impegnativo per le famiglie e non sempre adeguato per l’equilibrio economico dei gestori.

Il Friuli Venezia Giulia è al decimo posto fra le regioni più anziane d’Europa: il 26,4% della popolazione ha più di 65 anni e l’8,5% più di 80. Considerando l’incidenza della popolazione anziana su quella dei minori di 14 anni e su quella delle persone in età attiva, la regione conta 223 anziani ogni 100 minori e 42,9 anziani ogni cento individui in età attiva. In regione, al 2020, risultavano quasi 320mila persone over 65 e oltre 51mila 600 over 85. Nei prossimi 10 anni le stime parlano di un aumento significativo della popolazione anziana che dovrebbe andare a rappresentare il 29,7% della popolazione. Spostando l’asticella del tempo ancora più in là, al 2040 e al 2050 le proiezioni indicano tale percentuale salire rispettivamente al 34,2% e al 35%. Ad oggi l’indice di vecchiaia in Friuli Venezia Giulia risulta del 223%, a fronte del 178,4% registrato a livello nazionale.
Attualmente, in Friuli Venezia Giulia, risultano oltre 37mila 800 anziani non autosufficienti, tra strutture residenziali e assistenza a domicilio, e poco più di 44mila 100 anziani ancora autonomi ma catalogati come fragili o ad altissimo rischio di perdita della propria autonomia. Guardano sempre alle proiezioni, soprattutto i numeri dei non autosufficienti tenderanno a crescere, superando le 43mila 600 unità nel 2030, 48mila 600 nel 2040 e sfiorando le 60mila unità dieci anni dopo, nel 2050, passando dall’attuale 15,3% al 28,6% nei prossimi venti anni e al 45,3% nei prossimi trenta.
Riguardo allo stato di salute della popolazione anziana, in Friuli Venezia Giulia si stima che 1 ultra64enne su 8 sia disabile e 1 su 10 in condizioni di fragilità, ovvero on autonoma nello svolgimento di due o più funzioni complesse, come, ad esempio, preparare i pasti, assumere farmaci, gestirsi economicamente.

La pandemia Covid – si legge nella ricerca, coordinata dal professor Andrea Garlatti dell’Università di Udine – ha messo a dura prova l’attuale sistema sanitario nazionale e, più nello specifico, il complesso dei servizi e delle strutture di assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti, mostrando necessario un complessivo riesame dei servizi nei confronti della popolazione anziana, della comunità e del sistema delle cure. La strada indicata – suggeriscono per la Cisl Fvg e la Fnp Cisl, i segretari Luciano Bordin e Renato Pizzolitto – è quella dell’innovazione intesa come insieme di interventi e misure ormai indispensabili per sanare le evidenti criticità di un modello ormai sorpassato, tenuto conto della elevata frammentazione delle risposte e di conseguenza dei tempi lunghi ed incerti, che vanno a gravare ulteriormente sulle famiglie; dell’inadeguatezza degli interventi, che attualmente procedono a compartimenti stagni, trascurando quell’ approccio multidimensionale, ormai buona pratica in molti Paesi, e indispensabile alla valutazione e gestione dell’anziano; e della mancanza di soluzioni innovative, soprattutto per quanto riguarda l’invecchiamento nella propria casa. “Sull’assistenza agli anziani – commentano Bordin e Pizzolitto, appellandosi alla Regione – bisogna cambiare passo e rotta, scommettendo su una rinnovata centralità della persona, ad esempio adottando le cosiddette cure integrate, che non guardano alle singole problematiche, ma abbracciano un approccio sistematico, multidimensionale e individualizzato, nel quale, appunto, la persona e la sua globalità rivestono un ruolo centrale”.

Le strade da intraprendere: domiciliarizzazione. Una centralità della persona che per la Cisl è la chiave che deve muovere tutti gli interventi rivolti agli anziani e alle persone più fragili. La strada non può, dunque, essere solo quella dell’aumento dei posti letto, a saldo del permanente divario fra fabbisogni e coperture garantite (parliamo di un gap di 834 posti letto convenzionati per non autosufficienti e di 1.580 posti letto autorizzati, sempre per non autosufficienti), ma – per il Sindacato – si deve scommettere con fermezza sulla domiciliarizzazione dell’anziano. “L’aumento dei posti letto deve rappresentare una fase di transizione verso un diverso approccio, che passa per la cura della persona presso il proprio domicilio” – incalzano Bordin e Pizzolitto. “Noi – aggiungono i due sindacalisti – spingiamo affinché questa scelta delle famiglie possa davvero essere effettiva così come previsto anche nell’ambito del cosiddetto budget di salute contenuto nella legge di riforma sanitaria”. In concreto la richiesta alla Regione è di sostenere equamente questa scelta, erogando servizi e prestazioni a sostegno delle famiglie, ovvero destinando le stesse risorse riconosciute alle strutture per l’occupazione di posti letto, per la copertura di tutti quei servizi, ad esempio, la fisioterapia e l’assistenza infermieristica, indispensabili alle famiglie che scelgono percorsi di domiciliarizzazione, soprattutto per le persone parzialmente non autosufficienti. E’, dunque, il pubblico a definire, attraverso un budget di salute, i bisogni dell’anziano e della sua famiglia che dovrebbe potersi rivolgere per la soddisfazione di essi ad una rete di servizi accreditati e funzionali. Non, dunque, semplici voucher, ma un percorso condiviso e sostenibile per le famiglie, in termini di servizi. In questo modo si creerebbe un sistema di sostegno, che andrebbe ad aggiungersi al Fondo Autonomia Possibile, già previsto per le persone non autosufficienti. “In periodo di pandemia – continuano Bordin e Pizzolitto – la Regione, come misura temporanea, ha riconosciuto un contributo di 30 euro al giorno come aiuto a quelle famiglie che hanno preferito tenere i propri anziani entro le mura domestiche piuttosto che affidarli a strutture residenziali dove il rischio di contagio era molto alto. Chiediamo che una misura analoga venga contemplata per sostenere stabilmente le famiglie per i servizi necessari alla domiciliarizzazione”. I servizi domiciliari, inoltre, oggi lasciati al libero mercato spesso senza regole e molto poco trasparente, devono essere riportati a norma, affinché siano davvero rispondenti alla domanda in crescita, in termini di sostenibilità, qualità e professionalità, anche con l’istituzione di figure apposite, come, ad esempio, il “Case manager”, ovvero il professionista che si fa carico del percorso individuale delle persona, divenendo responsabile dell’effettiva continuità del percorso stesso e attraverso un collegamento più funzionale e veloce tra ospedale e distretto.

Le strade da intraprendere: rette case di riposo. Parallelamente, però, andranno attuati degli interventi molto più stringenti di quelli attuali sulle case di riposo, partendo da tre priorità: elevare gli standard per l’accreditamento introducendo criteri più stringenti, potenziare i controlli a sorpresa, e “blindare” le tariffe. Quanto alle rette, vogliamo – sostengono per la Cisl Fvg e la Fnp Cisl, Bordin e Pizzolitto – arrivare alla definizione di una griglia di minimi e massimi affinché gli interventi pubblici a sostegno delle famiglie non vengano vanificati o annullati da improvvisi e unilaterali aumenti. Il costo giornaliero medio di un posto letto va da un minimo di 41 euro ad un massimo di 63 per le persone autosufficienti, mentre per i non autosufficienti, a seconda del livello di gravità, le rette giornaliere convenzionate oscillano fra 54 e 86 euro. Cifre che, sebbene partecipate in parte dalla Regione, a titolo di contributo, con 32 euro come massimo, con taratura sull’Isee, rappresentano comunque un onere pesantissimo per le famiglie, che non vanno gravate ulteriormente”. Inoltre – si legge nella ricerca condotta dall’Università – le rette praticate dalle case di riposo risentono di una struttura economica dell’offerta fortemente condizionata dai costi fissi, che si riflettono in importi giornalieri e mensili elevati. Ne deriva l’esigenza di intervenire sul tema della sostenibilità di una struttura di finanziamento basata non solo sul sistema tributario e tariffario, ma anche su una prospettiva di integrazione tra pubblico e privato, pensata in ottica previdenziale, ad esempio con l’istituzione di un apposito fondo per i long care term.

Le strade da intraprendere: rapporto pubblico/privato. Rispetto alla non piena efficienza del sistema per quanto riguarda l’ambito sociale, per la Cisl occorre ricercare nuove modalità anche di spesa, investendo in un rapporto coeso tra pubblico e privato, riconoscendo un ruolo di coordinamento, indirizzo, controllo e intervento al pubblico e chiedendo investimenti da parte del privato, oggi sostenuto solo con i finanziamenti pubblici, attraverso un forte sistema di accreditamento a salvaguardia della qualità delle prestazioni. “Le persone hanno interesse a curarsi – chiariscono Bordin e Pizzolitto – indipendentemente dal tipo di struttura disponibile, purché i tempi delle prestazioni siano ragionevoli. Il centro della questione è dato proprio dalla questione annosa delle liste d’attesa, che riguarda da molto vicino anche l’utenza più anziana. Bene, dunque, per la Cisl, l’intervento regionale di 20milioni stanziati per i prossimi tre anni a favore delle strutture private del Fvg e per recuperare le ingenti risorse riversate fuori confine (parliamo di 56 milioni per il solo Veneto, rispetto agli oltre 90 milioni annui pagati dalla Regione). “Crediamo – concludono i segretari – che, posta la preminenza pubblica del nostro sistema, sia possibile, come avviene già in regioni unanimemente considerate virtuose, prime fra tutte l’Emilia Romagna e la Toscana con percentuali intorno al 20%, una proficua collaborazione e integrazione tra il sistema pubblico e quello privato. Una via che non rappresenta di certo un problema, considerando che attualmente la spesa per servizio del privato accreditato colloca la nostra Regione al quartultimo posto in Italia, con una spesa pari a circa il 50% delle Regioni sopra ricordate.
Il futuro della ricerca La ricerca commissionata dalla Cisl all’Università di Udine proseguirà nei prossimi mesi con l’elaborazione di una short list di soluzioni innovative coerenti con il contesto locale e l’identificazione di alcune azioni principali da intraprendere. “Crediamo che un processo virtuoso, come quello delineato sopra, non solo potrebbe dare maggior soddisfazione agli utenti, ma anche generare un volano aggiunto economico, amplificando in senso positivo la spesa pubblica investita” – concludono Bordin e Pizzolitto.
Alla presentazione, svoltasi in sala Gusmani presso Palazzo Antonini, è intervenuto anche l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi.

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