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giovedì, 6 Ottobre 2022

Dalle battute di un comico a una statistica sulle morti in bici

05.11.2021 – 07.30 – Lo scorso weekend, nella cosueta puntata di “Honolulu”, programma comico di Italia 1 condotto da Fatima Trotta e Francesco Mandelli, non è passato insosservato il monologo del performer bergamasco Omar Fantini il quale, durante la sua esibizione ha preso di mira la categoria dei ciclisti dichiarando: “In primavera sbocciano dal nulla cinquantamila ciclisti maledetti, tutti davanti al cofano della tua macchina che vorresti avere la Mercedes col mirino per…”. Durissime, nei giorni successivi, le reazioni degli esponenti del mondo ciclistico nazionale, dagli amatori ai professionisti fino ad arrivare alle figure federali. L’ex ciclista e dirigente sportivo Gianni Bugno ha scritto a Cordiano Dagnoni, il numero uno della FCI, auspicando una forte presa di posizione da parte della Federazione. Non sono pochi, infatti, i ciclisti che ogni anno allungano l’infausta lista delle vittime della strada.

In base alla rilevazione dell’“Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale” dal primo gennaio al 30 giugno 2021 risultano 87 i ciclisti morti in Italia (uno ogni due giorni), 79 uomini e 8 donne, un numero che deve far riflettere, anche perché il periodo in esame, soprattutto il primo trimestre di quest’anno, è stato caratterizzato da vari provvedimenti governativi di limitazione alla circolazione per contrastare l’emergenza sanitaria. Senza il “Covid-19” sarebbe andata ancora peggio. Oltre a Bugno, altri esponenti del ciclismo tricolore hanno fatto sentire la loro voce, dall’ex C.T. Davide Cassani, all’ex PRO Paolo Bettini. Come appena accennato, il numero dei ciclisti vittime della strada in Italia, nonostante i tempi moderni, è ancora piuttosto impietoso e, pertanto, sono molte le associazioni sportive che ogni anno si battono affinchè sulle nostre strade si proceda ad implementare con serietà e raziocinio il livello di sicurezza.

Dopo aver ricevuto vari ammonimenti e fin troppe ingiurie da parte del popolo della rete, il comico Fantini, in un video, ha ammesso di aver sbagliato la scelta di parole da utilizzare nel suo monologo dichiarandosi dispiaciutissimo per aver alzato tale polverone ma di non essere il tipo di comico che si diverte a far star male le persone. “È un pezzo che ho fatto tante volte dal vivo, anche davanti ai ciclisti che si sono divertiti, mi rendo conto che la battuta della Mercedes è infelice. Ammetto poi la mia ignoranza su quante persone perdano la vita ogni anno in bici. È un pezzo comico e come tale va preso. Il modo con cui sono stato aggredito sui social mi sembra eccessivo. Ho raccontato una verità dal punto di vista dell’automobilista, esagerandola. Sicuramente rivedrò come pesare le parole, ma non lo imparo da voi”.

La conferenza “Sport Sicuro – Focus sul Ciclismo”:

Lo scorso Lunedì, nella Capitale, ha avuto luogo la conferenza “Sport Sicuro –  Focus sul Ciclismo”, alla quale hanno partecipato importanti figure dell’ACSI (Associazione Centri Sportivi Italiani), della Federazione Ciclistica Italiana e dell’Associazione Zerosbatti storicamente impegnata nella tutela dei ciclisti vittime di incidenti stradali. Inoltre, presente in sala, anche “lo squalo dello Stretto” Vincenzo Nibali, anch’egli attivo da tempo nella promozione dei concetti cardine per la sicurezza stradale.

“Quello della sicurezza stradale – ha commentato Nibali – è un tema che noi ciclisti affrontiamo quotidianamente nel corso degli allenamenti su strada. Spesso provo paura nel non essere in grado di prevedere ciò che potrebbe succedere di li a pochi metri. Per un ciclista PRO riuscire a prevenire un potenziale sinistro è più facile ma non è cosa scontata per tutti”.

Le nostre città, come ha sottilineato il corridore siciliano, non sono quasi mai attrezzate per svolgere in piena sicurezza la disciplina e nonostante i gradi sforzi fatti negli ultimi anni c’è ancora molto da lavorare per raggiungere Paesi modello come l’Olanda e la Danimarca. “In Italia è difficile se non impossibile realizzare ovunque percorsi ciclabili, basti pensare ai vincoli dettati dai centri storici e, quando vengono realizzati, è impossibile sfruttarli al meglio. Un professionista o un semplice amatore viaggiano fra i 30 e i 40 kmh e lungo le piste ciclabili incontrano gente che passeggia con la bici assieme ai bambini, con il proprio cane o semplicemente a piedi. E’ impossibile e pericoloso allenarsi lungo le piste ciclabili”.

“Credo possa essere più utile istituire le cosiddette “Corsie per Ciclisti”, delimitandole con una linea tratteggiata sull’asfalto, sul margine destro della carreggiata. In questo modo il ciclista riconoscerà la sua porzione di strada, sapendo di dover restare entro le linee e ciò varrà anche per gli automobilisti. E’ chiaro che la corsia disegnata non protegge i ciclisti come una vera ciclabile ma crea la consapevolezza che, in strada, ci possano essere anche loro”.

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