Con l’arrivo dell’autunno torna la voglia del Frico

22.09.2021-15.21 – Datare le origini del Frico è praticamente impossibile, difficile stabilire quando gli abitanti della Carnia iniziarono a cucinarlo. Tuttavia, da un punto di vista ufficiale, il primo testo in cui appare la ricetta del “Frico friabile”, quello a base solo di formaggio, è il “De Arte Coquinaria”, scritto dal Maestro Martino Da Cuomo, cuoco del Patriarca di Aquileia Ludovico Trevisan. Il testo scritto tra il 1450 e il 1467, è tutt’oggi considerato un caposaldo della nostra letteratura gastronomica perchè determinò il passaggio tra la cucina medievale e quella rinascimentale.

Gli ingredienti del Frico erano semplici: formaggio grasso né troppo vecchio né troppo salato, tagliato in strissulis, sottili strisce dall’aspetto simile a mozzarella, parti in eccesso dopo la sagomatura delle forme di formaggio; strutto fresco per non farlo attaccare sulla padella; erbe o spezie a condire.

La leggenda di Sant’ Ermacora

Una versione più leggendaria e dai toni mistici narra che il Frico sia nato dall’abbinamento casuale di alcuni poveri ingredienti ad opera dell’ingegno di Sant’Ermacora. Il santo durante la sua opera di proselitismo in Friuli, salì fino alle Alpi Carniche. Un giorno, stremato dalla fatica chiese la grazia di essere sfamato ed ospitato in casa di un povero pastore. L’unica cosa che l’uomo poteva offrirgli era polenta, una ciotola di siero ed un pezzetto di formaggio, così Sant’Ermacora suggerì di rimettere il siero sul fuoco e aggiungere quell’ unico pezzo di formaggio. Ne uscì “frico” delizioso che accompagnarono con poca polenta abbrustolita.

Il Nome

Fino alla fine dell’Ottocento il termine in uso di questo piatto aveva l’accento sull’ultima vocale: frico’. Tra metà Ottocento e soprattutto nel Novecento la lingua italiana ha contaminato il friulano parlato: essendo rare in italiano le parole con l’accento sulla tonica finale, gradualmente l’accento venne portato dalla “o” alla “i”. Sebbene oggi si utilizzi diffusamente il termine frìco a indicare il noto piatto, fricò è la pronuncia friulana originaria.

Il Gioco

Al Frico si ispira anche il nome di un gioco da tavolo di battaglia culturale tra le città di Udine e Trieste, chiamato appunto “Frico”, le cui pedine hanno proprio la forma di Frico e i cui dadi sono di color tocai e teran, vini tipici delle due province. Il frico è un gioco di guerra culturale che tratta con ironia la scherzosa diatriba campanilistica che spesso contrappone le città di Udine e Trieste. Il confronto avviene a colpi di elementi culturali tipici delle due città, sullo sfondo dello scenario regionale. I territori da conquistare sono dunque da una parte i comuni friulani, dall’altra i rioni triestini, da Tolmezzo a Servola, separati dalla Bisiacheria, zona cuscinetto neutrale. Ciascun giocatore, sei al massimo, può scegliere quale delle due popolazioni interpretare durante la partita. I triestini sono divisi in bobe, legere e nagane, i friulani in citadìns, contadìns e cjargnei.

La Ricetta

Dopo la scoperta dell’america e il relativo arrivo delle patate la ricetta venne modificata arricchendola con patate e cipolle. Quindi adesso esistono principalmente due versioni:

  • quella friabile, la più antica, prodotta solo con ritagli di formaggio, i cosiddetti strissulis;
  • quella più morbida, più utilizzata attualmente, sempre con strissulis cotti insieme a patate. Qualcuno aggiunge la cipolla.

Ricetta con patate: Ingredienti per 4 persone

750 gr di patate
400 gr di ritagli di montasio o montasio fresco
2 cipolle medie
Sale q.b.
Pepe q.b.
2 cucchiai di battuto di lardo

Preparazione

Grattugiate il formaggio, tagliate a pezzi la cipolla.
Fate imbiondire le cipolle con il battuto di lardo, mentre le cipolle si cuciono sbucciate e grattugiate le patate, non fatelo prima, perché si ossidano, aggiungete le patate alle cipolle e fate cuocere, aggiustate di sale e pepe.
Appena le patate saranno cotte aggiungete il formaggio, fatelo sciogliere per bene, fate colorire il fricò da entrambi i lati.
In questo modo otterrete un prodotto che poi porzionerete, in alternativa, potete dividere il composto e finire la cottura a parte, otterrete delle monoporzioni. Se volete un aiuto, le prime volte, potete mettere fra la padella e il composto della carta forno unta di lardo.

(Ricetta: Blog Giallo Zafferano  Fonte: Assocciazione italiana food blogger e Il Giornale del Cibo)

[l.f]