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giovedì, 7 Luglio 2022

Calcio in lutto: è morto Burgnich

27.05.2021-08.42 – Il mondo del calcio è in lutto: nella notte del 26 maggio, infatti, si è spento Tarcisio Burgnich. L’ex calciatore e allenatore friulano, passato alla storia come l’arcigno stopper della Grande Inter del Mago Helenio Herrera e della Nazionale Italiana campione d’Europa del 1968 e vicecampione del Mondo nel 1970, aveva da poco compiuto 82 anni e viveva in Versilia (da dove proveniva la moglie) da molti anni. Terzino destro, stopper, libero, era uno dei migliori interpreti del suo tempo nella marcatura a uomo (a lui si ispirarono, per esempio, marcatori durissimi come i campioni del mondo del 1982 Gentile e Vierchowod).

Libero, stopper, terzino: con l’Inter e la Nazionale le maggiori gioie

Tarcisio Burgnich nasce in un piccolo comune friulano, Ruda, a pochi passi da Aquileia, e muove i suoi primi passi da calciatore nell’Udinese, dove incontra anche un altro monumento del calcio friulano, Dino Zoff. Stanno per concludersi gli anni ’50, Tarcisio è giovanissimo (appena ventenne) e non è ancora la Roccia che diventerà qualche anno dopo e, infatti, il suo esordio in massima serie non è esaltante, perché l’Udinese ne prende 7 dal Milan del trevigiano Gipo Viani. Proprio con quella vittoria, i rossoneri raggiungono matematicamente il titolo di Campioni d’Italia, mentre per i bianconeri friulani la salvezza arriva solo alla fine. Il traumatico esordio, però, non frena certo l’ascesa del giovane Tarcisio, che, anzi, l’anno dopo trova più spazio giocando 7 volte (in un’epoca in cui non esistevano ancora le sostituzioni) e venendo convocato nella selezione Olimpica, mentre l’Udinese mantiene la categoria solo dopo gli spareggi.

Burgnich viene così notato dalla Juventus su suggerimento di Boniperti, ma la sua annata torinese non convince e viene così mandato a Palermo, appena arrivato in Serie A, nello stesso anno (1961-1962) in cui svolge il servizio di leva. Qui, aiutato dalla buona sorte (il titolare sarebbe Sereni, che però si infortuna), diventa titolare e viene così notato dall’Inter, reduce da alcune annate non proprio esaltanti ma che, con Burgnich titolare, diventerà poi la Grande Inter. Tarcisio “ruba” il posto di terzino destro al mitico Armando Picchi, che da quel momento in poi diventerà (con grande fortuna) libero, mentre sull’altra corsia agisce il giovane Facchetti. È l’inizio di quella che diventerà l’esperienza più importante della carriera da giocatore di Burgnich: con i nerazzurri scende infatti in campo per 467 volte, vincendo 4 scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. Il suo nome è parte integrante di una formazione che è anche una filastrocca: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Milani, Suarez, Corso. Dopo aver vinto tutto in nerazzurro, Burgnich va a chiudere la carriera a Napoli, dove sotto la guida di Luis Vinicio vince una Coppa Italia e sfiora anche uno scudetto, arrivando anche in semifinale in Coppa delle Coppe, prima di ritirarsi nel 1977.

Nel frattempo, Burgnich ha composto anche la difesa della Nazionale dal 1963 al 1974, collezionando 66 presenze, esordendo in Coppa Europa contro la Nazionale sovietica. Ai Mondiali del 1966 gioca soltanto 2 volte, mentre è sempre titolare nel vittorioso Europeo del 1968. Sarà protagonista anche nei Mondiali del 1970, quelli della partita del secolo (Italia-Germania 4-3) e della finale vinta dal Brasile proprio contro gli azzurri. Nel ’74, dopo l’eliminazione azzurra per mano della Polonia, decise di lasciare la Nazionale. Dopo intraprenderà la carriera da allenatore, che lo porterà su panchine di squadre perlopiù di Serie B.

Il calcio perde così uno dei suoi personaggi più iconici, un difensore arcigno sia in campo che fuori. Noto per la correttezza e la serietà, ha vestito le maglie di alcune delle società più importanti della sua epoca e ha vissuto appieno una fase d’oro della Nazionale e del calcio italiano in generale, riuscendo a essere per quindici anni protagonista di un calcio all’italiana che annoverava tra i suoi difensori tantissimi grandi nomi e conquistando un personaggio certo eccentrico e controverso come Herrera. Se ne va uno dei tanti grandi protagonisti che il Friuli ha donato al calcio. E se ne va come ha sempre vissuto: senza clamori, senza far rumore, lontano dalle luci della ribalta.

[e.r]

 

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