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giovedì, 7 Luglio 2022

Tecnologia quantistica a Trieste? Rosolen: “Istituto, l’ipotesi è entro un anno”

26.05.2021 – 08.32 – Alta Tecnologia Quantum Computing nel Friuli Venezia Giulia e, specificatamente, a Trieste, con un centro d’eccellenza: tema più volte riemerso, a partire dalla manifestazione scientifica ESOF2020, vista la presenza nel Friuli Venezia Giulia di numerose realtà scientifiche importanti, fino ad arrivare, recentissimamente, all’ambito di assegnazione delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che la regione intende utilizzare a questo scopo. Proprio alla luce dell’importante funzione che le tecnologie quantistiche stanno ricoprendo – e ricopriranno da qui al prossimo futuro – la presenza di un centro di questo calibro nel capoluogo rappresenterebbe per il territorio un’ulteriore possibilità di acquisire un ruolo di maggior pregio all’interno di uno scenario internazionale sempre più teso verso un futuro in cui, molto probabilmente, saranno il progresso scientifico e tecnologico a fare da padroni. Ne parliamo con l’assessore regionale al lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università Alessia Rosolen.

In merito al centro – o istituto d’eccellenza – c’è già un progetto definito e concreto?

“La Regione Friuli Venezia Giulia, nel suo contributo al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ha indicato tra gli ambiti prioritari di intervento lo sviluppo dell’Istituto che prevediamo possa dare corso alla prima fase di avvio della propria costituzione nel 2021 e possa, quindi, portare a un’ulteriore capitalizzazione ed espansione della propria attività negli anni a seguire. D’altro canto, in risposta all’intervento pubblico, gli enti di ricerca di Trieste si stanno coordinando per predisporre un progetto che risponda alle richieste e alle aspettative del Recovery Plan: un centro fortemente radicato nel territorio, di interesse nazionale e con forti legami internazionali, capace di coniugare ricerca scientifica, sviluppo e trasferimento tecnologico alle aziende. Una realtà in grado di fare da ponte tra il mondo della ricerca e quello delle imprese, motore dell’innovazione dell’Italia e del Friuli Venezia Giulia in particolare”.

Quali potrebbero essere le tempistiche per la realizzazione dell’istituto?

“Come dicevo, prevediamo che l’istituto possa dare avvio alla propria costituzione già nell’anno in corso, 2021. Il PNRR prevede che le prime Call per la realizzazione di centri di ricerca tecnologica saranno bandite entro l’inizio del 2022. Il finanziamento complessivo copre il periodo 2021-26. Quindi, se questa tabella di marcia verrà rispettata e se il Governo approverà, come auspichiamo, la nostra proposta, si può ipotizzare che l’Istituto possa vedere la luce tra un anno”.

Le tecnologie quantistiche hanno un riflesso – dalla teoria alla pratica – anche a livello aziendale. Quali benefici ne trarrebbe il territorio regionale sul piano occupazionale?

“La storia dimostra che le nuove tecnologie generano nuovi ecosistemi economico-industriali. Lo stesso fenomeno si sta verificando ora con le tecnologie quantistiche in diverse parti del mondo. L’obiettivo, quindi, è di creare e sostenere anche nella nostra regione start-up ad alto contenuto innovativo, attrarre grandi attori industriali, nazionali ed internazionali, assieme a finanziamenti per nuove iniziative in campo tecnologico. Tutto questo si traduce in nuove opportunità occupazionali. Le potenzialità sono enormi, basti pensare a quante aziende sono interessate ad utilizzare un computer quantistico per la risoluzione di problemi computazionali che diventano sempre più complessi”.

E sul piano dell’istruzione?

“Le tecnologie quantistiche richiederanno la formazione di nuove figure professionali altamente qualificate. Come sempre in questi casi, la formazione sarà cruciale. Trieste diventerebbe il centro nazionale non solo per lo sviluppo delle tecnologie quantistiche, ma anche per la formazione nel settore. Questo significa nuovi corsi di laurea o di dottorato, capaci di attrarre studenti da tutta Europa. Il sistema dell’istruzione superiore nella nostra regione è dinamico e innovativo, e saprà certamente accogliere e realizzare questa nuova sfida.
Segnalo tra l’altro che all’interno del PNNR tra le proposte avanzate dall’amministrazione regionale, vi è la previsione dell’insediamento di un centro specificatamente rivolto a fornire sostegno ai giovani in termini di orientamento e formazione, di un’infrastruttura di ricerca quale polo di attrattività fortemente connotata dal punto di vista della specializzazione tecnologica, ma anche per l’incubazione e realizzazione di progetti di collaborazione tra ricerca e industria. Un dialogo che avrà ricadute positive nel settore dell’istruzione e sul sistema economico-produttivo nel suo complesso”.

Le tecnologie quantistiche, e la comunicazione quantistica in particolare, sono un campo verso cui i governi nazionali stanno prestando sempre maggiore attenzione. Sul tema informazione e difesa, la presenza di un centro di eccellenza quali riflessi potrebbe avere sul Friuli Venezia Giulia?

“L’Europa sta promuovendo la creazione di una rete continentale di comunicazione quantistica, e una delle sfide sarà collegare Europa dell’Est e Europa dell’Ovest. La nostra regione occupa una posizione geografica strategica, come punto di collegamento tra le due parti d’Europa. Con questo spirito la Regione ha finanziato il progetto Quantum FVG, coordinato dall’Università di Trieste, per la creazione di una rete quantistica sul territorio regionale. Il progetto ha immediatamente trovato l’interesse del CNR che da anni si occupa di questi temi, il quale ha recentemente aperto a Trieste una sede dell’Istituto Nazionale di Ottica, proprio al fine di rafforzare la collaborazione con il nostro Ateneo. La dimostrazione di comunicazione quantistica avvenuta in occasione della cerimonia di chiusura di ESOF è il primo importante risultato di questa collaborazione. Trieste inoltre ospita importanti realtà industriali come Fincantieri e Generali, che assieme all’Autorità portuale e a molte altre piccole e medie aziende, sono fortemente interessate ai temi della sicurezza, della difesa, del calcolo superveloce. Un centro di sviluppo delle tecnologie quantistiche sarà in grado di aiutare la nostra rete delle imprese ad essere ancora più competitiva”.

Come si inserisce l’istituto all’interno del progetto più ampio di fare della regione un polo scientifico e innovativo?

“Questa regione è già riconosciuta a livello europeo come la prima in Italia nel campo della ricerca scientifica e tecnologica. Un percorso che abbiamo saputo costruire negli anni e che trova conferma, oggi, nella realizzazione nel nostro territorio di un altro Centro di ricerca di eccellenza come l’IIQT. Un salto di qualità che si compie attraverso la realizzazione di grandi infrastrutture di ricerca di eccellenza, la presenza di un’alta concentrazione di sedi di centri scientifici internazionali capaci di generare attrattività verso la nostra regione, la creazione di un ecosistema virtuoso dell’innovazione e della ricerca – che include il settore della formazione e alta formazione, il sistema produttivo e le istituzioni – sempre più ambito di riferimento nazionale ed internazionale”.

Se è a partire dal Novecento, quindi, che si può iniziare a parlare a tutti gli effetti di una prima vera e propria rivoluzione quantistica – con la comprensione delle proprietà quantistiche della materia – è invece in tempi più moderni che sta via via prendendo piede quella che viene definita come la seconda rivoluzione quantistica, con lo sviluppo di tecnologie innovative che sfruttano, per l’appunto, la conoscenza delle proprietà quantistiche della materia. E Trieste ha ora un ruolo di primo piano.

[n.p.]

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