“Mi sentite? Chi tace acconsente”: la DAD all’Università. L’opinione

03.05.2021 – 08.23 – Con l’arrivo del Coronavirus – dagli inizi di marzo 2020 ad oggi – il sistema universitario italiano, e più in generale dell’istruzione, ha subito una vera e propria metamorfosi, talvolta in positivo, talvolta in negativo. Se da un lato la didattica a distanza ha forse contribuito a salvare la tenuta del sistema universitario nel suo complesso nel corso di questa pandemia, dall’altro, permane, in particolare tra gli stessi docenti, una forte diatriba: meglio le lezioni in presenza o in remoto? 
Per buona parte dei professori la speranza era infatti quella di ritornare in aula dai propri studenti, per avere un’interazione “reale” con loro ed un rapporto a tutti gli effetti “umano”. Tuttavia, al contempo, vi è anche la necessità di coniugare lo svolgimento del proprio lavoro alla sicurezza della propria salute. Molti, infatti, hanno accolto favorevolmente la somministrazione del vaccino, tra gli strumenti principali per consentire il ritorno in aula in sicurezza.

Ma come si svolgono le lezioni online? Cosa s’intende con la “mancanza di un’interazione reale?” Nella gran parte delle lezioni a distanza, svolte attraverso uno schermo, l’unica “visuale” degli studenti sono spesso le iniziali del nome e cognome, che vanno a sostituire i volti in video, in quanto non viene quasi mai richiesto di “materializzarsi” durante le lezioni. A questo consegue spesso la sensazione, da parte del docente, di parlare da solo ad uno schermo vuoto. Se alla domanda “ci siete?” dall’altra parte non giunge alcuna risposta, ecco allora che quello che si deduce è che non vi sia nessuno che realmente stia seguendo la lezione.
Cos’è cambiato dunque? È la parte emotiva dell’interazione umana ad essere stata sensibilmente intaccata: la lezione a distanza non può compensare la lezione in presenza sotto questo aspetto.

A questo, si aggiunge poi la questione degli esami online, che siano essi scritti o orali, con requisiti dati dai diversi dipartimenti che risultano ostici tanto agli studenti quanto agli stessi docenti. Al centro, la mancanza (o meno) di fiducia: inevitabilmente il professore si ritrova infatti in una situazione di cui non ha il completo controllo espesso, per far fronte a ciò, ricorre a soluzioni che potrebbero essere definite drastiche per certi aspetti, che rischiano di intaccare la privacy degli studenti.

In conclusione, cosa ha comportato questa pandemia per il sistema universitario e qual è la lezione che da essa si può trarre? C’è bisogno di rielaborare la sua struttura, tanto sul fronte delle lezioni quanto sul fronte degli esami, onde evitare il rischio di uno “svuotamento” in termini di presenza fisica delle facoltà. Trovare una soluzione, arrivare ad una via di mezzo è indispensabile; certo, difficile, ma non impossibile.

di Fabiana Alvarez