“Abitare Udine” un modello scientifico di rilevazione e raccolta dati che potrebbe essere di esempio anche per le altre città

L’università di Udine ha lavorato in stretta collaborazione con il Comune di Udine su di un progetto pilota per la futura redazione del PEBA, il Piano di eliminazione delle barriere architettoniche

30.04.2021-17.04 – Ieri, presso la Sala Ajace, si è tenuta un’importante conferenza stampa per la presentazione dei risultati delle attività svolte al fine di redigere il PEBA (Piano di eliminazione delle barriere architettoniche). Il lavoro è il frutto di una stretta collaborazione tra il gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Udine e l’ufficio tecnico di Urbanistica del Comune. IL PEBA è lo strumento strategico che consentirà a tutti i cittadini l’accessibilità sia degli spazi aperti, sia dell’ambiente costruito. Alla presentazione sono intervenuti il Sindaco Pietro Fontanini, il Rettore Roberto Pinton, l’assessore alla Pianificazione Territoriale Giulia Manzan e la responsabile del progetto per l’UNIUD Cristina Conti.

I lavori effettuati, spiega Giulia Manzan, si collocano all’interno dell’accordo attuativo avente ad oggetto uno “studio particolareggiato del territorio comunale con particolare riferimento ad una mappatura delle esigenze di accessibilità delle persone diversamente abili, con annessa individuazione delle priorità di intervento”. Accordo sottoscritto, lo scorso anno, dal Sindaco Pietro Fontanini e dal Rettore Roberto Pinton, che prevedeva il co-finanziamento di un progetto di ricerca scientifica che stabilisse un modello di studio per il rilievo urbano e fosse propedeutico all’avvio del processo di predisposizione del PEBA. Il file rouge che ha fortemente influenzato, fin dall’inizio, le ricerche è stato quello di perseguire l’obiettivo di una politica di rigenerazione urbana inclusiva che garantisca l’accessibilità degli ambienti, delle strutture e degli spazi urbani “come condizione fondamentale per dare autonomia, sicurezza ed indipendenza a tutti i cittadini”.

Una delle sfide che i soggetti partecipanti si sono posti come obiettivo, attraverso la creazione di un proprio metodo di analisi e rilevazione dati, è stata quella di riuscire ad elevare la qualità della progettazione integrandola ai principi e ai vincoli della Progettazione Universale. Lo studio di ricerca portato avanti dall’Ateneo friulano ha dovuto coniugare le disposizioni imposte dallo strumento di attuazione nazionale, che prevede un rilievo delle esigenze, una valutazione delle criticità con relativo progetto e una stima dei costi, all’interno del contesto della  Legge regionale 19 marzo 2018, n. 10 “Principi generali e disposizioni attuative in materia di accessibilità”. Come spiega la responsabile del progetto Cristina Conti, è una legge avanzata rispetto al comparto nazionale perché contempla, tra le altre le linee guida, anche l’eliminazione delle barriere architettoniche. L’azione compiuta dall’Università e dal Comune di Udine, perfettamente allineata con le linee guida regionali, potrebbe quindi considerarsi più avanzata rispetto al contesto nazionale.

Il titolo del progetto “Abitare Udine” è il frutto di questa stretta collaborazione ed è rivolto ai cittadini affinché possano vivere la città in autonomia e indipendenza. In conformità alle esigenze dei principi della Progettazione Universale, che parte dal concetto che ogni cittadino è un’entità a sé stante con le proprie esigenze e abitudini comportamentali rispetto allo spazio in cui vive, la prima attenzione del gruppo di lavoro è stata rivolta alla fruizione di quegli spazi necessari alla vita del cittadino, la cui accessibilità deve essere resa alla portata di tutti anche in relazione ai vincoli che il patrimonio edilizio ed urbanistico impone.

E’ Possibile soddisfare le esigenze di tutti, soddisfacendo prima le esigenze delle persone più fragili” è stato il lemma che ha guidato in tutto il tragitto gli studi di ricerca dell’Università di Udine. L’abbattimento delle barriere architettoniche, che tiene conto del contesto complessivo, diventa la chiave di svolta per la progettazione di un corretto assetto urbano territoriale.

Il primo passo effettuato è stato quello di prendere coscienza del quadro di riferimento a livello complessivo. Sono state analizzate le barriere architettoniche, tutti quegli elementi strategici e geomorfologici che negli anni hanno condizionato e continuano a condizionare lo sviluppo della città di Udine, ed infine i servizi essenziali di tutto il territorio che determinano maggiormente il movimento delle persone.

Dal generale sono poi scesi al particolare, mettendo a punto un efficace metodo scientifico di rilevazione dati che tenesse in conto sia di un elevato numero di variabili, sia delle considerazioni raccolte durante le diverse fasi del processo, per poi farle confluire sistematicamente in una banca dati. Da questo punto in poi sono iniziate le indagini sulle esigenze specifiche e prioritarie dei portatori di interesse, dei servizi del Comune e dei cittadini. Ruolo fondamentale in questa sede è stato quello del CRIBA, Centro Regionale di Informazione Barriere Architettoniche, strumento tecnico per la consulta regionale della situazione delle persone disabili, che con la Legge regionale 19 marzo 2018, n. 10, è diventato centro unico di riferimento sull’accessibilità. Grazie alla partecipazione del Professor Tubaro, attraverso la sua ricerca di partecipazione effettiva dei portatori di interesse, vari luoghi della città sono stati perlustrati con gli stessi.

Alla fine di questa fase hanno deciso di intervenire sugli itinerari che connettono il maggior numero possibile di servizi al cittadino, individuando una dorsale Nord-Sud ed una serie di costole trasversali Est-Ovest. La decisione di privilegiare quest’area è nata dall’esigenza di poter partire con un PEBA, in tempi che non diventino biblici, individuando quegli itinerari che permetteranno di inserire naturalmente delle successive integrazioni. Sulla dorsale Nord-Sud è stato sperimentato un metodo di rilievo delle criticità areali, lineari e virtuali, che si sviluppa con una serie di passaggi georeferenziati. Il risultato delle informazioni ha dato luogo alla creazione di 116 schede di analisi delle singole criticità rilevate. Queste schede hanno permesso di valutare lo stato dell’arte e potranno servire per fare considerazioni rispetto alla temporaneità d’interventi di altro genere come, ad esempio, la manutenzione ordinaria delle strade. Sulle costole trasversali è stato fatto un altro tipo di rilievo con un intervento che ha messo insieme le forze della Regione, del Comune e dell’Università tecnicamente formate. Il quadro emerso ha sottolineato la necessità d’intervenire sulla continuità dei percorsi degli itinerari individuati, in un’ottica di sicurezza del pedone che sia in relazione anche con gli altri sistemi di mobilità.

Ogni fase di avanzamento che ha portato alla costituzione di questa banca dati è stata condivisa con il Sindaco e presentata alla Commissione di Ambiente e Territorio. Il lavoro concluso è di tale portata che ha creato il presupposto per poter aprire un servizio che si occupi esclusivamente di accessibilità, e che sia in grado di coordinare i servizi dell’Amministrazione che si occupano di viabilità, verde e opere pubbliche.

Il sindaco di Udine Pietro Fontanini: “Hanno lavorato soprattutto i docenti della nostra Università e gli studenti borsisti in collaborazione con i nostri uffici, quindi il risultato è di alta qualità. Grazie all’Università abbiamo raggiunto questo obiettivo e adesso toccherà a noi dargli attuazione perché l’impegno è abbastanza oneroso e impegnativo. Così facciamo fare un salto di qualità per quanto riguarda il superamento delle barriere architettoniche.”

Il Rettore dell’Università di Udine Roberto Pinton: “Molte sono le attività in cui ci siamo già cimentati per metter a fattor comune da una parte l’esigenza e dall’altra le competenze per risolvere questioni che sono di interesse comune della città e della cittadinanza. L’obiettivo è migliorare la vita e la vivibilità dei cittadini e dare anche un esempio al territorio”. Roberto Pinton Rettore

La responsabile del Progetto Cristina Conti Docente di Tecnologia di Architettura dell’Ateneo: “Abbiamo individuato degli itinerari precisi sulla base del numero effettivo di servizi essenziali, servizi al cittadino e i poli attrattivi che servono. Avevamo bisogno di un valore da dove incominciare. L’immagine che emerge da questo asset verticale con questi attraversamenti trasversali è facilmente implementabile negli anni con un percorso di integrazione”.

[l.f]