Covid e bambini: quali sono sintomi? Il Burlo prova a fare chiarezza

16.04.2021 – 09.00 – Quali sintomi nei bambini consentono una diagnosi di Covid-19? Un nuovo studio condotto dall’Irccs materno infantile “Burlo Garofolo” di Trieste e pubblicato sulla rivista medica dell’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) “Eurosurveillance” chiarisce un argomento tradizionalmente controverso specie per la diversità dei casi e delle storie mediche.
La febbre rimane il criterio maggiormente diffuso (81% dei casi), così come i sintomi respiratori (60%); molto diffusi e, a differenza dei precedenti, “caratteristici” del Covid-19 tutti i sintomi neurologici come la cefalea e la perdita del gusto e/o dell’olfatto (un caso su cinque); altrettanto presenti sintomi gastrointestinali e sintomi simil influenzali.
Trascurabili (4%) i sintomi cutanei, ma qui sorgono le prime difficoltà, perché spesso la sola presenza di problemi alla pelle non induce a effettuare un tampone. I sintomi cutanei potrebbero essere pertanto sottostimati.
Il Burlo, in una nota stampa, ritiene che una “Storia di contatto con casi accertati e mancanza di gusto e olfatto” costituiscano “insieme alla febbre” i segni predittivi più importanti.

Nella ricerca sono stati analizzati circa 2500 bambini e ragazzi di età compresa tra 0 e 18 anni che tra febbraio e maggio 2020 sono stati testati per Sars-CoV-2. I casi sono stati raccolti dal Network Pediatrico Covid del Burlo Garofolo, coordinato dalla dottoressa Marzia Lazzerini, responsabile del Centro Collaboratore OMS, in collaborazione con la clinica pediatrica diretta dal professor Egidio Barbi.

“I dati dei casi testati, – dichiara Marzia Lazzerini – provengono da 31 centri pediatrici sparsi su tutto il territorio nazionale, tra cui ricordiamo il Meyer di Firenze, il Gaslini di Genova e l’Ospedale Universitario di Verona”.
Nel 25% dei casi, – precisa Marzia Lazzerini – i bambini hanno manifestato solo febbre senza altri sintomi, nel 6% solo sintomi respiratori, senza febbre né altre manifestazioni, e in alcuni casi rari, ovvero l’1% della nostra casistica, solo sintomi gastrointestinali”.

I dati appena presentati non vanno però considerati un vademecum per i genitori, specie considerando le incertezze e le ansie sull’argomento, ma delle linee guida per gli specialisti: “Il senso dello studio – conclude Egidio Barbi – era quello di fornire ai pediatri degli elementi discriminativi aggiuntivi a quelli già noti in letteratura per rafforzare il sospetto clinico. In questo senso l’alta numerosità del campione e la natura multicentrica, sostanzialmente nazionale, della casistica rendono queste conclusioni particolarmente forti. Per la diagnosi il ruolo del tampone rimane centrale“.

[z.s.]