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giovedì, 18 Agosto 2022

Sperimentazione vaccini. Con il Reitera potremo avere il nostro vaccino Made in Italy

09.04.2021-11.54 – Novità su più fronti per quanto riguarda i vaccini. I centri di ricerca italiani stanno portando a termine la sperimentazione sul vaccino Reitera, frutto di una ricerca tutta made in Italy che potrebbe risolvere il grosso problema di approvvigionamenti e consegne relativi alle dosi necessarie per fornire una copertura totale alla popolazione. Ieri a Trieste, nella Struttura Complessa di Pneumologia di Cattinara è iniziata la fase 2 della sperimentazione in cui sono stati sottoposti a immunizzazione 20 volontari. Oltre al capoluogo regionale nella ricerca sono coinvolti ospedali di altre regioni italiane. A parlarne è stato il Prof. Confalonieri responsabile della SC di Pneumologia di Cattinara.

Il vaccino Reitera, è un vaccino con un vettore virale di primati, in questo caso di gorilla. Il virus, assolutamente innocuo per l’uomo, presenta sulla superficie la proteina S del coronavirus, questo consente al nostro sistema immunitario di riconoscere come estranea questa proteina e attaccarla in caso d’incontro con il vero coronavirus. È un vaccino simile, come concezione, a quello di Johnson & Johnson che utilizza un virus (Adenovirus 26, o Ad26) e in parte anche ad AstraZeneca, differenziandosi da Pfizer-BioNTech e di Moderna, basati su RNA messaggero.

Ha superato brillantemente la fase 1 che è quella che vuole garantire la sicurezza del prodotto. – spiega il Prof. Confalonieri – Adesso siamo in fase 2, ieri c’è stata la prima valutazione medica con esami, anamnesi e tutta una serie di accertamenti iniziali. È stata inoculata in soggetti risultati idonei la prima dose di vaccino, dopo 21 giorni ci sarà o una seconda dose di vaccino o placebo e quindi poi verrà valutata la quota di anticorpi monitorata ogni mese. Dopo due mesi, si apriranno le buste per capire se c’è una quota di risposta immunitaria e quindi una produzione sufficiente di anticorpi sufficienti con una sola dose, oppure con due. In base a quello si considererà il proseguo dello studio”.

Si è potuti passare alla seconda fase perché la prima si è conclusa dando risultati più che positivi sulla sicurezza del vaccino. Alla fine della fase 2 si capirà se può essere sufficiente una sola dose di vaccino, oppure ci vorrà il richiamo come per la maggior parte degli altri vaccini finora utilizzati. Sulla base di questi risultati si partirà immediatamente con la fase 3 su altri soggetti. Questo terzo step implicherà l’intervento, negli stessi centri che hanno partecipato alla fase 2, di molti più volontari per poter arrivare alla fine dello studio all’autorizzazione del vaccino.

Il raggiungimento di questo obiettivo sarebbe di fondamentale importanza per il nostro Paese. È Stato proprio lo Stato italiano a sovvenzionare la ricerca in modo da poter avere internamente una quota considerevole di vaccini, con la speranza passate tutte le fasi di verifica e di poterlo immettere nel piano vaccinale entro la fine di quest’anno.

[l.f]

 

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