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venerdì, 12 Agosto 2022

Università di Udine nata per volontà popolare

06.03.2021 16.40 – Oggi, 43 anni fa, con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 102 del 6.3.1978, l’Università di Udine venne riconosciuta a livello statale, potendo così accedere agli contributi destinati al comparto universitario. L’attività accademica dell’Università di Udine iniziò il primo novembre 1978 e l’istituzione dell’università del Friuli fu voluta per volontà popolare. Evento unico ed eccezionale nel panorama italiano.

Dalla testimonianza di Giovanni Frau: ”Il giorno 2 febbraio 1968 si riuniva la prima Assemblea del Consorzio per la costituzione e lo sviluppo degli insediamenti universitari in Udine. Nella fase iniziale di attività del Consorzio gli amministratori si preoccuperanno di censire le scelte più adatte all’avvio di facoltà universitarie in Udine e di prendere contatti con Atenei interessati alla sua apertura. Risulterà vincente l’idea della istituzione della Facoltà di lingue e letterature straniere, i cui corsi, affidati con convenzione alla Università di Trieste, si inizieranno nella sede decentrata udinese già a partire dall’anno accademico 1968-1969. L’aspetto, tuttavia, più importante che gli amministratori del Consorzio devono affrontare alla fine dell’estate del 1968 riguarda il reperimento delle risorse umane per l’avvio della Facoltà di lingue e letterature straniere. Se il personale amministrativo ed ausiliario è fondamentale, i docenti sono indispensabili. Qualche anno dopo, nel 1972, a seguito di una nuova convenzione con l’Università di Trieste, si aprirà il biennio della Facoltà di Ingegneria nella sede decentrata di Udine. Spetterà di nuovo al Consorzio provvedere all’avvio dei corsi, con interventi analoghi a quelli a suo tempo messi in essere per la Facoltà di lingue”

La capacità della classe politica di allora portò all’approvazione della prima legge sulla ricostruzione del Friuli che sancì, tra l’altro, la nascita dell’Università degli Studi di Udine. (Legge 8 agosto 1977, n. 546,Ricostruzione delle zone della regione Friuli-Venezia Giulia e della regione Veneto colpite dal terremoto nel 1976, in Gazzetta Ufficiale n. 227 del 22/08/1977).

Lo sforzo del popolo friulano fu premiato con la definitiva attuazione del Decreto del Presidente della Repubblica n. 102 del 6.3.1978, che permetteva all’università, fino a quel momento quasi autogestita dal Consorzio ed altri Enti locali, di poter disporre di adeguati finanziamenti nazionali, destinati alle strutture edilizie, alle attrezzature e a un consistente organico di personale tecnico-amministrativo e docente.

“Alla Università degli Studi di Udine- prosegue Giovanni Frau– viene ufficialmente riconosciuto, forse per la prima volta in Italia, uno stretto collegamento con il territorio, in quanto essa “si pone l’obiettivo di contribuire al progresso civile, sociale e alla rinascita economica del Friuli, e di divenire organico strumento di sviluppo e di rinnovamento dei filoni originali della cultura, della lingua, delle tradizioni e della storia del Friuli”. A conferma di ciò “La legge 879 del 1986 di rifinanziamento per la ricostruzione, conseguente al sisma del 1976 aveva infatti ufficialmente riconosciuto proprio al Consorzio universitario una speciale funzione di raccordo fra le realtà socio-economiche locali e la Università, affidandogli un finanziamento di sei miliardi di lire destinato alla programmazione di progetti di ricerca applicata per la innovazione tecnologica da attuarsi con il coinvolgimento alla pari dell’Università e delle imprese”

La lotta per l’Università friulana a cura di Marino Tremonti

L’Università di Udine ha potuto trovare realizzazione solo quale risultato di una lunga e dura lotta. Sembrerà strano sentir parlare di “lotta” a questo proposito! L’Università è un servizio sociale e quando si prospetti una ragionevole esigenza di avere un ateneo per servire la popolazione studentesca e la ricerca scientifica di un dato territorio, sono sempre stati i politici a rendersi parte diligente per ottenerne dallo Stato l’attivazione. Dall’epoca dell’ultima guerra mondiale, in conseguenza dello sviluppo economico e della aumentata diffusione degli studi superiori, le nuove università sono proliferate: limitandoci alla zona che per secoli è stata servita esclusivamente da quella prestigiosa di Padova, gli amministratori o politici locali hanno ottenuto nuove università a Trieste, Venezia, Trento, Verona, Brescia e corsi universitari a Feltre, ecc. In Friuli, negli anni ’60 e primi ’70, verificatesi le stesse premesse non vi è stato un analogo risultato. Una classe politica evidentemente non all’altezza della situazione (carità di patria suggerisce di sorvolare sulle qualificazioni che si meriterebbe), non solo non ha fatto proprie e sostenute quelle istanze popolari, ma (salvo rarissime eccezioni e queste soprattutto in tempi più recenti) le ha addirittura avversate; obbedendo ciecamente agli ordini delle segreterie romane, gli esponenti locali dei partiti della maggioranza ed anche dei maggiori partiti di opposizione, hanno curato prioritariamente altri interessi, in particolare quelli dell’Università di Trieste, tradendo il mandato conferito loro dagli elettori. La lotta trova la sua origine in un sopruso consumato ai danni dei friulani, i quali hanno accusato il colpo ed iniziato a reagire.

 

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